Una buona azione

Scritto da , il 2019-07-14, genere etero

Sono in viaggio per lavoro. Sto guidando la mia auto su una strada statale un po' dissestata. Fa molto caldo, ma il climatizzatore stranamente non funziona. Allora apro i finestrini dell' abitacolo. Un tenue venticello mi fa respirare un pò oltre ad alzare leggermente la mia gonna sopra il ginocchio. Trascorrono pochi secondi e vedo immettersi davanti a me, sulla statale,due fuoristrada. Rallento per lasciargli passare e per dare loro il tempo di allontanarsi da me. I due fuoristrada viaggiano ad una velocità esagerata e dopo pochi secondi sono già spariti dalla mia visuale. Poi il botto. Vedo una colonna di fumo salire in cielo. Percorro ad andatura lenta una curva e, quando la strada ritorna dritta, quello che vedo mi lascia allibita. Un fuoristrada, completamente ribaltato e in fiamme, giace sotto un albero. Mi fermo e vado a vedere se ci sono sopravvissuti, pur sapendo che c'è il rischio che il fuoristrada possa esplodere da un momento all'altro. A causa del fumo, gli occhi mi bruciano ma con uno sforzo riesco a guardare dentro il mezzo in fiamme. C'è un uomo agonizzante che delira. Ha il volto bruciato e tumefatto. Gli tolgo le cinture di sicurezza, lo afferro per le spalle e lo trascino fuori dal fuoristrada. Con molta fatica, lo trascino per circa un centinaio di metri lontano dalla zona pericolo. Quando riesco a sdraiarlo per terra e sotto un albero, sento un esplosione dietro di me e svengo. Quando riapro gli occhi, vedo un uomo in camice bianco che mi bacia la mano. "Ciao, bella ragazza. Sono un infermiere. Come stai? Come ti senti?" mi chiede. "Sto bene. Ho solo un leggero mal di testa ma passerà. Dove mi trovo?" gli domando. Sei ricoverata in una clinica privata di proprietà di un uomo famoso a cui tu hai salvato la vita. Alcuni criminali volevano ucciderlo. Ma il tuo pronto intervento è riuscito a salvargli la vita. Dovrai riposare ancora qualche giorno in questa clinica. Subito dopo potrai andare via. Questo è un regalo per te da parte dell' uomo famoso". Dopo aver detto queste parole, mi bacia sulla guancia e mi mette al collo una collana con diamante. Poi se ne va chiudendo a chiave la porta della stanza in cui sono ricoverata. Mi alzo dal letto, cerco dentro le tasche della mia gonna e alla fine trovo il mio cellulare. Chiamo subito mio marito per informarlo della situazione e per rassicurarlo sulle mie buone condizioni di salute. A Gianfranco, mio marito, venne l'idea. Nella mezz'ora seguente pensai a lavarmi e a rimettermi i vestiti, in un modo diverso dal solito. Mi ero messa un tocco di rossetto sulle labbra. Avevo mosso i miei capelli in modo tale che arrivassero lunghi e dritti dietro le mie spalle e davanti ai mie seni. Ho allargato la scollatura della mia camicetta lasciando intravedere il mio reggiseno. Poi ho alzato la mia gonna fino a metà cosce. Il cellulare squilla. È Gianfranco. Mio marito mi ha dato il segnale di inizio. Velocemente vado a bussare alla porta dall' interno della stanza. Poi mi stendo sul letto allargando le gambe. Dopo pochi secondi, la porta della stanza si apre ed entra l' infermiere. Lui è alto con capelli e occhi neri. "Non mi sento bene. Ho un dolorino nelle parti intime. Può dirmi di cosa si tratta?" gli domando a bassa voce, mentre mi tolgo la mutandina e mi accarezzo leggermente la vulva. Lui è eccitato, ma rimane immobile. Non sa cosa fare. "Ho anche bisogno di qualche coccola, sono ancora un po' scombussolata" gli dico e allargo ancora di più le mie cosce. Lui mi sorride e corre verso di me. Si siede sul bordo del letto e appoggia la sua mano sulla mia coscia, mentre le sue labbra scorrono sulle mie spalle e sul mio collo. Poi si mette sopra di me e preme il rigonfiamento dei suoi pantaloni sopra le mie piccole labbra. Io ho un gemito per l' eccitazione. "Sei bellissima. Sei una eroina. Ti desidero dal primo momento che ti ho vista" mi dice l'uomo. Subito dopo mi apre la camicetta, mi toglie il reggiseno e mi morde i capezzoli. Io grido per l' eccitazione. Le dita dell'infermiere massaggiano il mio clitoride. Un brivido mi percorre la schiena e penso a Gianfranco "Quando verrà mio marito a liberarmi da questa piacevole tortura?" Un istante dopo due dita dell'infermiere entrano nella mia vagina. Lui ruota le dita dentro la mia vagina ed io tremo e grido per la forte eccitazione. Lui avvicina lentamente il suo viso al mio con l'intenzione evidente di baciarmi. Io lo lascio fare. Mi sta facendo godere. Ma dov'è Gianfranco?
Le labbra dell'infermiere sono a pochi centimetri dalle mie.
Mi preparo a ricevere il suo bacio. Ma l'infermiere non riesce a baciarmi. Due mani lo afferrano per le spalle e lo scaraventano per terra. È mio marito, Gianfranco, che è entrato nella stanza e ha fatto cadere per terra l'infermiere. L'infermiere si rialza e cerca di attaccare mio marito. Ma l' attacco dell'infermiere va a vuoto, perché Gianfranco si abbassa velocemente e l'infermiere non riesce a colpirlo. La loro lotta mi eccita a tal punto che ho un orgasmo e i miei umori bagnano le lenzuola. L'infermiere e Gianfranco sospendono per un attimo la loro lotta per guardarmi mentre ho l' orgasmo che la mia eccitazione mi ha autoprocurato. Un istante dopo, Gianfranco scarica una serie di pugni sul volto dell'infermiere. L'infermiere cade a terra in ginocchio e Gianfranco lo colpisce con un calcio ai testicoli.
L'infermiere cade a terra, privo di sensi. Gianfranco mi abbraccia forte e preme le sue labbra sopra le mie. Le nostre labbra si uniscono ed io infilo la mia lingua nella bocca di Gianfranco. La mia lingua si intreccia ripetutamente con la lingua di Gianfranco. Poi, mio marito abbassa la testa e mi lecca i capezzoli mentre fa entrare il suo pugno dentro la mia vagina abbondantemente bagnata. Gianfranco ruota il pugno dentro di me ed io ho numerosi orgasmi. Bacio con passione mio marito, Gianfranco, sulle labbra. Gianfranco si abbassa i pantaloni e il suo pene entra dentro la mia vagina. Gianfranco affonda ripetutamente dentro di me e abbiamo l'orgasmo nello stesso momento. Sento lo sperma di Gianfranco scorrere dentro di me. Ci baciamo ancora. Poi ci rivestiamo velocemente e, mano nella mano, usciamo dalla clinica e andiamo a casa. È stata una giornata davvero movimentata ed eccitante.

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