Legami di famiglia - 2 -

Scritto da , il 2019-07-14, genere incesti

Inserisco questo racconto nella categoria Incesto, ma ne andrebbero inserite altre, sicuramente quella di Dominazione.

Marco pulì il macello che aveva combinato con uno straccio poi, spinto da necessità biologiche, scese in salotto. Suo padre era seduto in poltrona leggendo una rivista mentre Lucia, la madre, era in cucina che sistemava le ultime cose per cena. Carlo alzò gli occhi, per un istante osservò il figlio da dietro gli occhiali che indossava per leggere e tornò a dedicarsi alla lettura. Quell'uomo gli incuteva timore, specialmente dopo le discussioni, ma aveva davvero bisogno di quella chiave. Che altro avrebbe potuto fare?
"Padre, io ho davvero bisogno del bagno."
Ci fu un attimo di silenzio prima che l'uomo mettesse da parte la rivista, frugasse nella tasca dei pantaloni e porgesse la chiave al figlio.
"Guai se ti chiudi dentro."
Per Marco fu una frustata. Non era mai successo che usasse il bagno senza chiudere la porta a chiave.
"Ma padre..."
"Cinque minuti."
Riaprì la rivista e tornò a leggere. L'argomento era chiuso. Marco corse in bagno. Se quella stronza di sua sorella non ci vivesse, lei e i suoi selfie di merda, tutto quel casino non sarebbe successo. Sentì la rabbia montare di nuovo. In quel momento decise che, in un modo o nell'altro, gliel'avrebbe fatta pagare. Svuotò la vescica in fretta cercando di calmarsi per poi tornare dal padre. Posò la chiave sul tavolo e fece per tornare in camera.
"Apparecchia la tavola che è quasi pronto."
"Certo."
Preparare e sgombare la tavola era sempre toccato a loro due. Chi faceva una cosa non faceva l'altra e lo facevano a turno. Quella sera sarebbe toccato a Sofia ad apparecchiare, ma non era una cosa grave. Lei avrebbe sgombrato e lui sarebbe potuto andare a fare le sue cose prima.
"Dovresti smetterla di fare arrabbiare così tuo padre."
Marco guardò la madre perplesso. Prese i piatti e fece per tornare in sala.
"Non è stata colpa mia. Sofia era in bagno da una vita. Lei si chiude lì dentro e non esce più."
"E' una ragazza, devi capirla e avere pazienza."
"Io? Devo sempre essere io a capire e avere pazienza?"
Non aspettò la risposta della madre, cambiò stanza. Tornò poco dopo. La madre gli sorrise affettuosa.
"Certo che no caro."
"Ah no? A me pare proprio di sì invece."
Come poco prima, andò in sala portando le posate. Quel discorso con la madre lo stava infastidendo e risvegliò l'astio che provava per la sorella. Per un attimo pensò che sarebbe stata una giusta punizione torturarle le tette con una forchetta. La stessa che avrebbe poi usato per mangiare. Sentì un certo prurito e si sforzò di pensare ad altro.
"Lei è la primogenita, lo sai che tuo padre ci tiene."
"Già... E io sono lo schiavo. Qualunque cosa le faccia, la colpa è la mia. Non è giusto."
Marco prese i bicchieri. La madre gli rivolse un sorriso carico di amore materno.
"Tesoro, lo sai che ti voglio bene. Dovresti solo impegnarti un po' di più, fare il bravo. Fallo, e vedrai che anche tuo padre cambierà."
Marco sbuffò e fece spallucce. Se Carlo lo avesse visto fare un gesto simile alla madre gli avrebbre rifilato due tozzoni come minimo, ma in quel momento non gli importava.
"Mio padre aspetta solo l'occasione buona per mandarmi in collegio."
"Non è vero e lo sai. Lui ti vuole bene, ma tu fai di tutto per farlo arrabbiare."
"Mamma dai..."
"Solo un esempio. Quante volte è stata bocciata tua sorella?"
Si sentì punto sul vivo.
"Nessuna."
"E tu?"
Marco sbuffò.
"Due."
"Non lo faccio per sminuirti tesoro mio, ma per farti capire."
"Certo."
"Dai, chiama tua sorella che è pronta la cena."
Cenarono come sempre con il telegiornale in sottofondo, ma chiacchierando poco. Sofia ci mise il suo impegno per alleggerire la tensione, ma gli altri membri della famiglia non sembravano affatto dello stesso avviso.

Per tutta la settimana seguente Marco tenne un basso profilo, facendosi carico dei lavori domestici più di quanto non fosse consuetudine in quella casa, cercò di ignorare sua sorella e tentò, per quanto possibile, di impegnarsi di più nei doveri scolastici. Nonostante l'impegno, suo padre non diede alcun segno di apprezzare, o anche soltanto notare, l'atteggiamento del figlio. L'unica differenza fu Sofia che iniziò a chiamarlo lecchino. E ogni volta che lo faceva lui sorrideva andava avanti. Nessuno sapeva che ogni volta che lo chiamava in quel modo, lui la immaginava in ginocchio davanti a lui, intenta a leccargli i piedi, mentre le domandava chi fosse davvero il lecchino. Chiuso nella sua stanza, le volte in cui si masturbò pensando alla sorella aumentarono notevolmente. In nessuna di esse facevano l'amore. Ogni volta sfogava sulla Sofia immaginaria tutta la sua rabbia e il suo rancore, umiliandola e facendole male. Speso ricorrendo alle foto che pubblicava sui social. Prima o poi il momento della vendetta sarebbe arrivato e lui non avrebbe avuto pietà.
Un giovedì sera come un altro, una volta tutti quanti a cena, dopo mangiato e prima che i ragazzi si alzassero la madre li invitò a rimanere ancora un momento. Sia Marco che Sofia erano abituati a quella dinamica familiare. Da sempre, in quella casa, gli argomenti di una certa importanza venivano trattati dopo la cena, ma prima di congedarsi.
- Prima che ci si alzi da tavola, vostro padre vi deve dire una cosa. -
I ragazzi non furono particolarmente sorpresi e rimanesero in silenzio, osservando il padre. Carlo li guardò entrambi, prima una poi l'altro.
- Io e vostra madre abbiamo preso una decisione. -
Ci fu un momento di silenzio.
- Sappiate che non ero e non sono completamente d'accordo, ma Lucia sostiene sia giunto il momento. -
I due fratelli si scambiarono un'occhiata incuriosita.
- Domani mattina presto partiamo. Andiamo in vacanza tre giorni e torneremo domenica sera. -
Silenzio. Erano entrambi sbigottiti. In tutta la loro vita non era mai successo che i genitori andassero via per più di un giorno e ora sarebbero stati lontani per un intero week end.
- Vostra madre sostiene che siete cresciuti ormai e sia giusto darvi fiducia. Io penso che, nonostante l'età, sia ancora presto, ma Lucia ha insistito tanto. -
- Grazie madre. -
Questa era un'occasione troppo ghiotta per Marco e, finalmente, se fosse stato abbastanza furbo, si presentava l'occasione di prendersi la vendetta che meritava. Doveva solo creare le circostanze giuste. Sorrise a sua madre per primo, sinceramente grato.
- Grazie mamma! -
Anche Sofia sorrideva. Era ovvio per tutti che quel week end rappresentava tanto, sia per i genitori che per i figli.
- Prego ragazzi. Ma fate i bravi, mi raccomando. -
- Voglio che rispettiate le regole di casa come se ci fossimo noi. Vi chiamerò per sincerarmi che non ci siano problemi, ma mi auguro che andrà tutto per il meglio. -
Marco rimase in silenzio, annuendo con un cenno del capo.
- Certo papà, non ti deluderemo. -
Sofia non riusciva a non sorridere. Quello stesso venerdì ci sarebbe stata un'importante festa a cui avrebbe partecipato anche Lorenzo. I suoi genitori lo sapevano, avevano già acconsentito che partecipasse, ma la loro improvvisa partenza ampliava, e non di poco, le prospettive per quella serata. Forse sarebbe persino stata la volta buona per conquistare Lorenzo. Quello sì che era un colpo di fortuna!
- Marco, voglio che vegli su tua sorella e... -
Sofia sgranò gli occhi, interrompendo il padre. Marco dovette far ricorso a tutto il suo autocontrollo per non dare a vedere quanto gli piacque quell'affermazione. Ecco perché si era messo a fare il lecchino. In qualche modo era riuscito a saperlo prima di lei e si era comportato tanto da bravo per quello. Sbuffò, guardandolo male.
- Cosa? Papà, sono grande abbastanza... -
Carlo non disse nulla, ma allungò una mano e strinse quella della moglie con amore.
- Bambina mia, viviamo in un mondo difficile e, per quanto tu possa essere la figlia maggiore, resti una ragazza. Troppo spesso sentiamo al telegiornale brutti eventi di cronaca dove restano coinvolte donne anche più grandi di te. Hai la fortuna di avere un fratello che ti vuole bene e può proteggerti. -
- Lui? Proteggermi? Se è un moccioso... -
Carlo la fissò con sguardo severo. Marco sentì un moto di orgogolio a sentire il padre parlare in quel modo.
- Tuo fratello è il tesoro più grande che tu possa avere, così come tu lo sei per lui. Voglio che cogliate quest'occasione per imparare a collaborare e aiutarvi l'un l'altra. Voglio che smettiate di bisticciare come quando avevate cinque anni e che vi comportiate da adulti. -
Sofia si ricompose. Aveva riconosciuto quel lieve mutamento nella voce del padre e sapeva che, se avesse continuato  così, non avrebbe portato a nulla di buono.
- Certo papà, è quello che faremo, ma... -
- Mi fa piacere sentirtelo dire. E tu, Marco, sarai l'uomo di casa. Dovrai comportarti come tale. Non mi aspetto niente di meno da te per questi giorni che non ci sarò. -
Marco abbassò per un attimo la testa e poi guardò il padre dritto negli occhi, pieno di orgoglio.
- Grazie papà, non ti deluderò. -

Marco chiuse la porta e si buttò sul letto.
Non solo i vecchi sarebbero andati in vacanza per tre giorni, ma avrebbe dovuto vegliare su sua sorella. In altre circostanze questo ruolo gli sarebbe risultato pesante e di ingombro, ma senza la presenza dei genitori, avrebbe potuto riservargli piacevoli risvolti. Certo, Sofia era la cocca di papà, ma se avesse giocato bene le sue carte, avrebbe avuto la vendetta che tanto desiderava. La sola idea, seppur vaga e indistinta, lo riempiva di eccitazione. Per più di mezz'ora restò steso sul letto a pensare, rimuginare e riflettere. Avrebbe dovuto fare attenzione. Se avesse esagerato sua sorella sarebbe diventata una martire e lui... non osò nemmeno pensare cosa gli sarebbe successo. Se invece fosse stato accorto e scaltro... Per una volta sembrava che la ruota stesse girando.
Sarebbe dovuto uscire con gli amici, ma aveva cambiato idea. Entro poche ore i vecchi se ne sarebbero andati e lui non voleva lasciare alla sorella la possibilità di convincerli a rimangiarsi la parola sul suo ruolo. No, decisamente non poteva. Così aveva deciso di rimanere a casa, in silenzio, a controllare la situazione, pronto a intervenire se Sofia avesse fatto la furba. Sicuramente sarebbe andata a piangere dalla mamma, ma non sarebbe servito. Aveva notato il cambio di espressione quando il padre aveva annunciato che lui sarebbe stato responsabile della sorella e l'uomo di casa. Era stato solo per un momento, ma era stato un momento di sorpresa, segno che non avevano discusso di quel dettaglio. Era stata una decisione di Carlo e, conoscendolo, non avrebbe ritrattato con la madre. Ma esisteva sempre la possibilità che cedesse davanti alle preghiere della tanto adorata primogenita. Quella serpe. Ecco perché non poteva permettersi di abbandonare il campo di battaglia.
Si alzò e andò alla scrivania, accedendo il computer. Netflix l'avrebbe aiutato a far scorrere le ore che mancavano alla partenza. Prima però...
Aprì la cartella dove aveva salvato tutte le foto della sorella. Certo, aveva dei begli occhi e un viso dolce, ma ora che le aveva visto le tette completamente nude era tutta un'altra storia. Aveva visto quanto fossero tonde e sode, sicuramente una terza, forse persino una quarta, con due capezzoli carnosi che sarebbe stata una meraviglia torturare. Sarebbero stati un ottimo punto di partenza per far pagare a sua sorella il suo essere così stronza. E poi il culo... Quante volte glielo aveva sbattuto in faccia girando per casa semi nuda? Scorse le foto, ne trovò una in sua sorella faceva yoga al parco con le sue amiche. Era stata fotografata da dietro, in una posa tutta strana con un nome impronunciabile, ma con quei leggins e e piegata in avanti era davvero da infarto. Doveva riconoscere che sua sorella era davvero bella. Glielo aveva fatto venire duro un'infinità d volte, ma era finita lì, non aveva mai fatto nulla di più perché gli era sembrato sbagliato. Con quello che era successo la settimana prima, però, era cambiato qualcosa.
Se lo tirò fuori e iniziò a segarsi.
Ecco Sofia in piscina in una foto di gruppo. Non si vedeva molto, se non un bikini giallo vergognosamente ridotto. Nella foto successiva sua sorella era stata immortalata un attimo dopo che un suo amico l'aveva spinta per buttarla in acqua. Questa era interessante perché era sospesa nel nulla, con le gambe completamente spalancate. Chissà come doveva essere morbida e gustosa quella figa...
Era certo che sua sorella avesse già scopato. Continuando a segarsi la immaginò sotto di sé, a gemere ad ogni affondo. Magari lei si sarebbe ribellata, avrebbe cercato di mandarlo via. Allora lui avrebbe dovuto tenerle le gambe aperte. Faceva yoga? Meglio! Gliele avrebbe spalancate per bene e poi l'avrebbe presa. Nel momento in cui affondava dentro di lei portò la mano più in basso che poté, procurandosi un intenso brivido di piacere sia fisico che mentale.
Quando bussarono alla porta di camera sua quasi gli venne colpo. Gli venne il panico.
Aveva i pantaloni alle caviglie e il cazzo durissimo. Se suo padre l'avesse beccato in quello stato sarebbe stata la fine. 
Bussarono di nuovo.
"Dai apri, non ci crede nessuno che stai dormendo."
Sua sorella.
"Che cazzo vuoi?"
Chiuse la cartella delle foto che, a scopo preventivo, teneva ben nascosta, e aprì la homepage di Netflix.
"Dai apri."
Si alzò dalla sedia e si ricompose. Con indosso solo i pantaloni l'erezione era troppo evidente, decise di mettersi anche la maglia. Ecco, così andava meglio. Aprì la porta e si trovò davanti sua sorella con indosso un paio di pantaloncini corti e un top che stringeva quelle due tette. Troppi pensieri attraversarono la testa di Marco nel vederle così... Specie con una sega interrotta in malo modo. La guardò con mala sopportazione. Senza nemmeno chiedere il permesso, si infilò in camera sua e andò a sedersi dritta sul letto, incrociando le gambe.
"La tua educazione lascia a desiderare, sorella."
Lei liquidò l'osservazione con un gesto della mano.
"Dai, non fare il cretino e chiudi la porta. Dobbiamo parlare."
Marco porse un orecchio alla casa. In salotto la televisione stava trasmettendo un film, uno di quei polizieschi che guardava sempre loro. Lucia invece era occupata in camera a preparare la valigia. Chiuse la porta e tornò a sedersi alla scrivania, girando la sedia verso sua sorella. Nella posizione che aveva i pantaloncini risalivano fino a lasciare in mostra l'inguine. Sofia sembrava elettrizzata e continuava a muovere su e giù le gambe.
"Stavo guardando un film. Cosa vuoi?"
"Non fare il cretino, ci sono cose più importanti dei tuoi stupidi film da nerd."
Quanto la odiava quando lo trattava in quel modo. Fece per risponderle, ma decise di sopportare. Non voleva mettersi a discutere ora, proprio ora che finalmente sarebbero rimasti da soli. Poche ore... Doveva sopportare ancora poche ore. Poi, in un modo o nell'altro, avrebbe cambiato le cose. Sospirò rimanendo serio. Sua sorella non doveva nemmeno lontanamente intuire ciò che l'aspettava.
"Quindi?"
Fu la risposta più diplomatica che riuscì a dare.
"Tra poco i vecchi se ne vanno e avremo tutto il week end per noi."
"C'ero anche io a tavola quando l'hanno detto. Quindi?"
Sua sorella sospirò o lo guardò con fare supponente, ma solo per un istante. Fu troppo repentino il cambio di espressione. Ora lo stava guardando con un sorriso dolce e mellifluo.
"Non capisci? Abbiamo tre giorni tutti per noi!"
"Così pare..."
Sofia era elettrizzata, non riusciva a stare ferma. Si alzò in piedi e gli andò accanto. Per un attimo i pantalonicini si aprirono un poco di più e Marco riuscì a scorgere un paio di mutandine bianche. Chissà se si depilava... era pronto a scommettere di sì.
"Potremmo smettere di farci la guerra... Fare una specie di... Armistizio..."
Ecco perché stava facendo quello sguardo tanto carino. Marco la guardò alzando il sopracciglio destro, fingendo di non capire.
"Non capisci?"
"Onestamente no. Il vecchio è stato molto chiaro. Dobbiamo comportarci come se ci fosse lui e mi ha dato la responsabilità di far filare tutto liscio."
Sul viso di sua sorella vide, per un attimo, la solita espressione odiosa e suppontente che, però, lasciò subito spazio a quella ruffiana e amorevole.
"Certo, e tu faresti molto bene. Ma potrebbe non essere indispensabile che venga a sapere proprio tutto, non trovi?"
Marco si sentiva fremere dentro di sé, ma sapeva di dover rimanere fermo e impassibile. Era chiaro che sua sorella voleva qualcosa da lui, anche uno stupido l'avrebbe capito. Voleva sapere cosa.
"E cosa non dovrebbe venire a sapere?"
Il viso di Sofia si illuminò.
"Domani sera c'è una festa."
"Sì, ho sentito che ne parlavi con mamma qualche giorno fa."
"A quella festa ci sarà anche Lorenzo."
"Buona fortuna!"
"Già... Tu sai che i vecchi non vogliono che faccia tardi..."
Marco sorrise dentro di sé. Ecco cosa voleva. Rimanere tranquillo e distaccato gli costò un grosso sforzo.
"Cosa c'entro io?"
La sorella gli si fece vicina e gli posò una mano sulla spalla, guardandolo con compliictà.
"Se tu copri me senza dire nulla ai vecchi, io copro te allo stesso modo."
Gli stava chiedendo un favore. Per la prima volta in vita sua, Sofia gli stava chiedendo un favore. Non avrebbe potuto chiedere nulla di meglio. Si finse dubbioso.
"Non lo so... Papà mi ha dato la responsabilità della casa. Se ti dovesse succedere qualcosa..."
"Fratellino, è una festa in una casa privata e ci conosciamo tutti quanti. Cosa vuoi che mi succeda?"
"Mi stai chiedendo tanto..."
"Ti ho mai chiesto altro?"


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