Da Capri a Berghem

Scritto da , il 2019-07-14, genere trio

Non passò un ora che richiamò: ne fu lusingato
“Carlo!” la sentii come se mi girasse tutt’intorno, come se provenisse da un altro pianeta
“Carla?” dissi, già sicuro che fosse lei: quella voce era più compromettente di un’impronta lasciata su un coltello..
“Alla buon’ora toscano!” gongolò lei tutta soddisfatta e, subito dritta al puntò .. “ho voglia di vederti, tanta voglia di vederti!”
“Anch’io” mormorai, e non per educazione
“Qui è già tutto pronto!” continuò lei..”ti sorprenderò, vedrai..”
“Lo hai già fatto a Sorrento: un agguato in piena regola!” le rammentai..
“Quello?” Ho dovuto improvvisare: so fare di meglio!” Rise con quella risata di pancia, poi subito seria..” Carlo, ora è tutto organizzato a puntino: ti aspettiamo..!”
Dopo nemmeno mezz’ora vidi il cartello verde della Genova/Rosignano che indicava la via più breve per porre fine al tormento che, visibile per via dell’erezione costante, aveva una parte immateriale ma, altrettanto ostinata e fastidiosa..
“Presto” andavo dicendomi..” ..presto, devo sbrigarmi!” esponendomi, in tal modo, anche a sbagliare per troppa precipitazione, come un quarto d’ora prima, quando sbandai per l’eccessiva velocità, e mi ritrovai a sfiorare un ciclista che, a malapena riuscì scansarmi mettendo un piede nel fosso; quelle che mi disse, le presi, ottimisticamente come viatico per il viaggio ma, razionalmente, non lo era; fino a Parma, una schioppettata, l’Audi 80 1.8E capì la posta in ballo e si comportò a dovere, da Lodi cominciò un bel traffico, soprattutto pesante, che divenne pesantissimo sulla Torino/Trieste, nel tratto di tangenziale; diventò più scorrevole poco prima di Capriate..
La trovò in attesa vicino alla Stazione Ferroviaria, gli fece segno lei perché, camuffata com’era non la riconobbe; salì in fretta e gli disse di togliersi di lì. In macchina si tolse gli occhiali che le coprivano metà del viso, ed il foulard che aveva allacciato sotto il collo, si sbottonò il cappotto che le arrivava al polpaccio; aveva cambiato colore, era color carota, sembrava Bowie, e come Bowie indossava una tutina aderentissima color platino con stivali a mezza coscia: pensai ad una extraterrestre, e capì la mimetizzazione con occhiali, maxicappotto e foulard..
“Dove mi porti?”le domandai.. attenta alla strada, indicò quale direzione seguire..
“Andiamo da Giovanna! Manca poco..” gli rispose dopo; in fondo allo stradello, un cancello che dava accesso all’aia di una casa di campagna..
Giovanna era sotto il portico ad archi, sopra l’abito blu notte da sera, s’era messa un giaccone pesante, sulle spalle senza infilare le maniche; ci salutò e ci fece entrare in fretta, in casa; nel brevissimo tragitto dall’auto alla casa, mi resi conto che faceva davvero freddo; dentro, il caminetto era acceso, la tavola era apparecchiata per noi tre..
Carla si tolse subito il cappotto, mi tolse il giacchetto e poi, mi mise le braccia intorno al collo, mi baciò in punta di labbra, poi sciolse una delle braccia dalle mie spalle e cinse Giovanna al collo, la baciò, prima sul collo, nell’incavo della spalla, poi all’angolo della bocca, baci leggeri all’inizio, mano mano sempre più coinvolgenti; Giovanna mise una mano sull’inguine di lei, l’altra mano sul mio, e massaggiò entrambi, e quello fu una specie di segnale perché Carla cominciò a baciarla, mettendo la sua lingua nella bocca dell’amica; sentii come una scossa ed il mio cazzo, che lei stava massaggiando, si impennò; mi sembrò di essere un pezzo di ruota, gli altri due pezzi erano loro due, e indifferentemente, ciascun pezzo, connesso agli altri due, permetteva alla ruota di girare, all’inizio piano, poi mi resi conto che stavamo prendendo velocità; in fretta mi liberai dei pantaloni che slacciai e Giovanna, facendomi sedere sul divano, mi sfilò tirandomeli dal fondo; alle sue spalle, Carla aveva tolto gli stivali a mezza coscia s’era sfilata la tuta ed era rimasta completamente nuda; rimasi a guardarla mentre si masturbò guardando Giovanna che, dopo avermi sfilato pure i boxer, mi succhiò il cazzo facendolo sparire completamente in bocca..
“È enorme!” bofonchiò, tossendo per lo sforzo, facendo colare sulla mia pancia molta saliva..
“Lo so, lo so!”esclamò con la sua voce gutturale, lo sguardo goloso, e si affiancò all’amica dispuntandoselo, e mentre l’una leccò e succhiò la cappella paonazza, l’altra leccò i testicoli, il perineo, il buco odoroso che penetrò con un dito..
Io sentii la scossa, non in modo letterario, sentii proprio la scossa perché inarcai la schiena, staccando il sedere dal divano: era l’effetto che Carla voleva, per avere più agio e poter infilare contemporaneamente due dita, il medio e l’anulare della sua mano, nel mio culo; ero il loro arco, il mio cazzo era il dardo incoccato, pronto per essere scagliato..
“Stenditi sul tappeto!l ordinò Carla, e lo feci e lei disse a Giovanna..
“Mettiti a smorzacandela!” e lei obbedì immediatamente, e Carla l’aiutò, fornendole l’appoggio per calarsi piano fino a toccare con le natiche il mio inguine, poi lei stessa, appoggiandosi con le braccia alle spalle dell’amica, si sedette con la fica in corrispondenza della mia bocca..
“Leccami Carlo leccami!” ed io cominciai a leccare tutto quello che riuscivo a leccare, il clitoride che s’era gonfiato, le grandi labbra e l’interno di quella fica pulsante che mi colava in bocca, apertissima per via delle cosce che teneva allargate, e perfino il suo buchetto che arrivai a lambire con la punta della lingua; intuii dai loro mugolii, più che vederlo (perché la sotto il mio unico orizzonte era la sua fica che mi ballava sul naso) che loro due si stavano baciando; Carla afferrò entrambe le mie mani con le sue, e le poggiò sui suoi capezzoli che sentii durissimi e lunghi: appena glieli strizzai, cominciò a dimenarsi e poi venne, e mi schizzò in faccia uno scroscio di liquido; ero a bocca aperta, riuscii a berne una parte, e una parte invece, mi andò di traverso, facendomi tossire; con uno scatto si scostò di lato, io, per riuscire a deglutire, mi appoggiai sugli avambracci: avevo i capelli, il viso, il collo completamente bagnati, mi lasciai andare all’indietro poggiando la nuca sul tappeto e con una mano mi ripulii gli occhi, il viso mentre Giovanna continuai impalarsi sul mio cazzo, alla ricerca del l’orgasmo che, a giudicare dai colpi che mi dava sul petto, in sincrono coi gli incitamenti e le spinte con le natiche, era lì da venire; di colpo inarcò la schiena e cacciò un urlo acutissimo..
“Veeeengoooo!!” strillò tenendosi le tempie con le mani, e stramazzò sul tappeto, e subito, Carla si fiondò con la lingua sul meato, lo picchiettò massaggiando contemporanea i testicoli, leccò il frenulo che, con quell’erezione straordinaria,pareva essere lì per staccarsi, sentì i testicoli rientrare nello scroto e cominciò a segare il cazzo in su e giù freneticamente, poi accolse a bocca aperta lo sperma che schizzò abbondante; i fiotti copiosi che prese in bocca, non li ingoiò, li scambiò invece con l’amica in un bacio profondo avido, che l’amica estese al viso, leccando tutti gli schizzi sulle gote, sul naso, sulle sopracciglia.
Stesi sul tappeto le tre teste che si toccavano..
“Prima doccia..” proposi..” poi cena!”
Approvarono all’unanimità
Con il solo accappatoio addosso, cominciammo a mangiare i gamberoni al guazzetto che mangiammo con le mani: ce n’era un vassoio che ne conteneva, ad occhio una trentina, dieci a testa, che divorammo e poi, cominciò Carla, leccando le mie dita e le mie labbra, il mento, ed io ricambiai mentre Giovanna succhiò il mio uccello mettendosi in ginocchio sotto il tavolino; poi le ostriche che sembravano fiche succose e lo champagne che leccai sui capezzoli e sulle fiche di loro due stese; poi, come se seguisse un copione già scritto, Giovanna si posizionò al centro del tappeto, esponendo in alto le natiche, inarcò la schiena, e Carla cominciò a leccarle il buchino e a penetrarlo con tre dita riunite i punta; lo insalivò bene, colando la propria saliva dalle labbra, spargendola bene con le dita..
“È dal ritorno da Capri che mi parla del tuo cazzo: lo ha visto mentre io e te scopavamo in quel gabinetto a Sorrento, origliando dalla porta accostata..” mi fece cenno di avvicinarmi, mi prese il cazzo e cominciò a menarlo..
“Normalmente sarei io per prima, ma è grazie a lei se sei qui, perciò rompile il culo, se l’è meritato..”
Strillò, strillò tantissimo ma non smise mai di incitarmi..
“Sfondami, Carlo, spaccami il culo con quel cazzone, rompimi tutta”
mentre Carla, con la testa tra le sue gambe le leccò la fica che si squagliò quando ebbe il primo dei quattro orgasmi che ebbe a ripetizione, poi, toccò a Carla che si stese sul tavolino di schiena, ammucchiando i vassoi di lato; la leccai a lungo, prima la fica, facendola venire in fretta, poi spargendo quel succo nel buchetto..
“Mettimelo nel culo, adesso!” m’intimò, e ci appoggiai la cappella; vidi che contraeva la pancia come se dovesse evacuare..
“Ora!” soffiò..
La cappella sparì e lei mi strinse a se tirandomi per i fianchi, ed il cazzo le riempì il culo..
“Lo sento in pancia..” m’incitò, e la inculai come se fosse l’ultima volta nella vita, ad ogni colpo Carla emise un gemito d’incitamento, eravamo un treno lanciato in una galleria alla massima velocità, poi, si tirò su aggrappandosi con le braccia al mio collo, e mi baciò convulsamente,con morsi, leccate..e infine venimmo insieme..
Durante il viaggio di ritorno, senza più l’insofferenza e la fretta a pressarmi, ebbi modo di dipanare il groviglio di pensieri, riflessioni, scoperte in cui mi ero trovato; la casualità fortuita -quel biglietto da visita ritrovato- aveva innescato il confronto con una visione totalmente diversa e parallela dei rapporti; per me il rapporto a tre fu un’assoluta novità sia sul piano sessuale, ma pure sulle relazioni che possono intercorrere tra persone. Per loro due era una pratica normale, tant’è che avevano stabilito di comune accordo, regole e ruoli, per me, che senza saperne nulla, le giudicavo situazioni anomale, fu scoprire che, oltre alle strutture rigide e convenzionali, era possibile esplorare in realtà, dei limiti sconosciuti ed affascinanti.

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