Alicia - il sacrificio del culo

Scritto da , il 2019-07-13, genere etero

Mi fa male.
Cazzo se mi fa male.
Mi piacerebbe dire che quel rotto in culo mi ha fatto male, ma l'unica rotta in culo qui sono io.
Quando mi sono seduta sul water, una volta giunta a casa, ho cagato sangue ed anche gli slip che ho riindossato dopo che lui me li aveva quasi strappati, erano pieni di macchie rosse.
Cazzo, che dolore.
Quando fa così mi fa proprio incazzare.
Era stata una bella serata con tanto di cena a lume di candela, peccato che fosse degenerata quando ci eravamo recati a casa sua. Fernando non è l'unico uomo che frequento e sono abbastanza brava a districarmi tra le mie varie storie amorose, ma verso di lui ho una vera e propria attrazione. Lui mi guarda in un modo diverso dagli altri uomini. Tutti gli uomini con i quali mi accoppio, mi guardano perché sono bella ed effettivamente lo sono. Fernando invece mi guarda come si dovesse penetrare già con lo sguardo. Sembra rapito da me e dal mio corpo e questa sensazione mi fa impazzire. Lui è l'unico con il quale faccio sesso anale ed ogni volta me ne pento.
Raccontavo spesso alle mie amiche, quasi scherzandoci sopra, di come Fernando essendo del segno dei gemelli avesse una doppia personalità. Galante, educato ed estremamente gentile nella normalità di tutti i giorni, perverso, violento ed arrogante nel corso dei nostri incontri sessuali.
Era questo suo essere un Jekyll e Hyde allo stesso tempo che mi eccitava un sacco. Riusciva a passare da un brindisi ed un bacio romantico con tanto di occhi dolci al farmi inginocchiare davanti a lui ed estrarre il suo membro in meno di un minuto. Sessualmente ero un suo oggetto, ma proprio il fatto di essere “il” suo oggetto, mi eccitava e mi faceva sentire importante al tempo stesso.
Questa sera Fernando è stato particolarmente violento ed audace.
Abbiamo cenato, come spesso facevamo ultimamente, al Gambrinus, in pieno centro città. Abbiamo mangiato pesce, come voglio sempre io. Lui mi accontenta in tutto, poi io devo ripagarlo. Ero la donna più bella del ristorante, cosa che lo rendeva parecchio fiero di sé stesso.
Dopo cena siamo andati a casa sua ed abbiamo brindato stappando una bottiglia di Dom Perignon che Fernando ha detto di aver tenuto proprio per quella occasione. Quella sera ci frequentavamo da un anno, ma io non me lo ricordavo. Come ho già detto Fernando non è l'unico uomo della mia vita e non do troppa importanza al tempo da cui durano le relazioni. A me interessa solamente non essere da sola, avere una vita sociale attiva e fare del buon sesso.
Adesso che mi sono sdraiata sul letto sperando di addormentarmi in fretta, mi sono accorta che oltre al culo anche davanti mi fa piuttosto male. Penso sia stato quando, dopo avermi sfilato il vestito e quasi strappate le mutande, mi aveva fatta sdraiare sul tavolo e si era avventato sul mio sesso con la bocca. Dapprima ci aveva versato sopra mezzo bicchiere di champagne, bevendolo mentre colava dalla mia passera, poi aveva cominciato ad inserire le sue dita nella mia figa, tentando un fisting.
“Ma sei scemo?!?!?”, gli aveva urlato spingendo fuori dal mio corpo la sua mano.
“Dai Alicia, ce la stavo quasi per fare!”, aveva protestato lui guardandosi le quattro dita della mano che era riuscito ad inserire dentro di me.
Allora si era inginocchiato tra le mie gambe e mi aveva fatta godere con la bocca. Ci sapeva fare Fernando. Era una certezza come compagno. Stavo ancora godendo e non mi ero ancora ripresa dall'orgasmo che lui si era già denudato e, dopo essersi posizionato tra le mie cosce, mi aveva riempita col suo cazzo.
“Ti piace il cazzo, eh?!?!?”, aveva chiesto.
Effettivamente sì, mi piaceva. Il suo in particolar modo. Era grosso ma non enorme ed aveva una durabilità considerevole. Prima di incontrarsi con me Fernando si bombava sempre di Viagra ma credo che anche senza aiutino, non avrebbe sfigurato.
Questa sera era particolarmente infatuato. Mi aveva spogliata ma mi aveva lasciato le autoreggenti nere e le scarpe, un sandalo nero dal tacco piuttosto alto che avevo scelto appositamente per lui. Quando mi aveva sollevato le gambe per agevolarsi nelle spinte, mi aveva preso i piedi proprio per i tacchi. Si muoveva persino il tavolo ad ogni spinta ed io mi ero chiesta più volte se non si sarebbero poi lamentati quelli dell'appartamento di sotto.
Quando io aveva goduto una seconda volta, lui mi aveva detto che era giunto il momento dell'altro buco. Gli piaceva chiamarlo così e solo mentre mi pompava parlava apertamente di “culo”.
“Sei sicuro?”, gli avevo chiesto.
“Sai quanto amo l'altro tuo buco”, mi aveva detto sogghignando.
Da quel momento, per almeno mezz'ora, non aveva fatto altro che pomparmi selvaggiamente. Ad un certo punto lo avevo anche implorato di smettere, ma non aveva nemmeno sentito. Aveva cominciato facendomi inginocchiare sul divano ed era entrato dentro di me, posizionandosi dietro a mezza altezza. Si era aiutato con un po' di vaselina, in modo da agevolarsi l'ingresso. Io ero rimasta rilassata ed inizialmente non avevo provato dolore ma dopo dieci minuti di spinte continue avevo iniziato a gemere.
“Ti spacco il culo Alicia!”, aveva urlato in un paio di occasioni ed io avevo creduto che sarebbe stato vicino al suo momento topico, poi però mi aveva chiesto di cambiare posizione ed allora avevo capito di dover attendere.
Senza nemmeno uscire dal mio orifizio, ci eravamo messi sul divano con lui seduto ed io seduta sopra di lui. Gli davo la schiena, avevo poggiato i piedi a terra e per potermi alzare ed abbassare su lui avevo poggiato le mani sulle sue ginocchia. Lui mi teneva per i fianchi. Ogni volta che mi abbassavo era un tortura. Sentivo la carne che si era lacerata ed il suo cazzo salire fin quasi al mio intestino.
Ad un certo punto mi ero chiesta cosa sarebbe accaduto se il mio intestino si fosse liberato proprio in quel momento. Gli avrei cagato adddosso, evidentemente. Sarebbe stata una scena a dir poco agghiacciante.
Alla fine ci eravamo sdraiati sul divano, su di un fianco e lui era rimasto dietro di me. Avevo sollevato una gamba per agevolarlo nell'azione, ma il dolore era così forte che ormai ero come anestetizzata.
Prima di venire lui aveva portato nuovamente una mano davanti a me ed aveva infilato almeno tre delle sue dita nella mia figa. Non avevo provato piacere perché ormai l'iunica cosa che desideravo era che lui godesse. Ero in una specie di limbo, ormai insensibile alle stimolazioni erotiche.
“Ti riempio il retro!!!”, aveva urlato prima di venire, poi avevo sentito i getti nel mio ano.
Non era stato bello e adesso che sono nel letto con la borsa del ghiaccio tra le gambe, ne sono ancora più convinta.
È stato bello fino a metà serata.
Quando mi aveva portata a casa ed aveva notato come quasi non riuscissi a restare seduta sul sedile, Fernando era tornato l'agnellino mansueto e galante della cena. Sembrava addirittura mortificato,
Mi aveva baciata prima di scendere dall'auto ed era rimasto ad osservarmi mentre, qausi barcollante, mi ero avviata lungo il vialetto che conduceva al mio appartamento.
Poi se ne era andato e mi aveva mandato un sms della buonanotte.
Io lo facevo per queste cose. Sacrificavo il mio culo per la galanteria, le attenzioni e quegli sguardi che mi spogliavano anche quando indossavo un cappotto.
E adesso, sola nel mio letto e distrutta analmente, ci sto sorridendo sopra.
Domani è un altro giorno.
Non vedrò Fernando e non so cosa farò, ma di certo starò poco tempo seduta.

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