Il caldo d'agosto

Scritto da , il 2019-07-13, genere etero

Domenica mattina. Si era appena svegliato e, dopo essere andato in bagno, si diresse verso il salotto, sbadigliando e stropicciandosi gli occhi. Lei era seduta sul divano, col computer sulle ginocchia. Il caldo la costringeva a restare in mutande e reggiseno, ma questo a lui non dispiaceva.
"Buongiorno amore!"
"Buongiorno, dormiglione" disse lei, girandosi per guardarlo.
Anche lui indossava solo le mutande e lei se ne compiacque.
"Vuoi fare colazione?" gli chiese.
"No, grazie, sono a posto così, per ora. Tu hai mangiato?"
"Sì, volevo aspettarti ma avevo troppa fame, mi stavano venendo i crampi."
Lui si sedette di fianco a lei sul divano e le diede un bacio. "Hai fatto bene!"
Nonostante fossero solo le 8 di mattina, il caldo si faceva già sentire e lui notò le gocce di sudore che imperlavano il collo della sua ragazza, che si era legata i capelli per restare più fresca.
"Caldo?"
"Guarda, lascia perdere. Sono zuppa."
Lui la guardò bene. In effetti la sua pelle era lucida, una goccia di sudore le scendeva dal lato del collo. Il suo seno, grande e chiuso dentro ad un reggiseno bianco, si appoggiava morbido e anche su di esso scendevano piccole gocce di sudore. L'agosto di quell'anno era particolarmente caldo.
Lui si alzò e si diresse verso camera loro. Ne tornò con una bottiglia d'acqua, da cui presto prese un sorso. Alcune gocce gli scesero dal mento lungo il petto, provocandogli un senso di fresco, quasi un brivido.
Piano, sì avvicinò verso il divano e, da dietro, accarezzò la testa di lei e la fece appoggiare alla propria pancia.
"Cosa stai facendo?"
"Niente, sistemo un paio di cose per la tesi" rispose lei distrattamente, alzando lo sguardo per incrociare quello di lui.
Lui a quel punto la baciò di nuovo. Stavolta le loro lingue si incrociarono e lei emise un gemito di soddisfazione nel sentire la bocca fresca di lui.
"Mi dai un po' d'acqua, per favore?"
Lui stappò per lei la bottiglia e, nel farlo, qualche goccia d'acqua cadde dal tappo, colpendola sulla nuca. Immediatamente, i piccoli peli che aveva sul collo le si rizzarono e le venne la pelle d'oca.
Dopo aver bevuto, gli restituì la bottiglia.
Lui la prese e, senza che lei se ne accorgesse, versò un po' d'acqua dentro al tappo e, chinandosi leggermente dietro di lei, la fece scendere sulla sua nuca.
Lei, colta di sorpresa, lanciò un urlo e si inarcò, mentre l'acqua le scendeva lungo la schiena, arrivando a bagnarle la parte posteriore delle mutande.
"Ma sei scemo?"
Lui, senza badare alle lamentele, prese altra acqua e , questa volta, gliela versò in orizzontale lungo le spalle, facendola trasalire di nuovo, e poi le baciò una spalla.
Quando lei fece per girarsi, lui si tuffò sul suo collo e, con la bocca ancora fresca d'acqua, iniziò a baciarglielo piano, in maniera delicata, come sapeva piacerle molto.
Lei infatti si rilassò subito e iniziò ad apprezzare la sensazione di fresco che l'acqua e i baci le stavano finalmente donando. Lui si accorse che lei stava cominciando a rilassarsi. Si staccò dal suo collo e prese altra acqua. Stavolta, le fece girare la testa verso di lui e la baciò intensamente. Mentre le loro lingue si cercavano l'un l'altra, lui fece scendere un po' d'acqua dal collo di lei fino in mezzo ai seni. Lei ebbe un brivido forte e fece per staccarsi, ma lui la tenne ferma in maniera decisa. A questo punto, prese il computer e lo spostò accanto a lei, prima di tornare a baciarla.
Appoggiati tappo e bottiglia, scese con la mano a cercare i seni di lei. I suoi capezzoli, per via dei brividi di freddo e di eccitazione, erano diventati turgidi e il loro colore scuro, oltre alla loro forma, traspariva in maniera evidente dal reggiseno.
Lui scese sotto di esso e le prese in mano un seno, che percepì bollente e leggermente appiccicoso per via del sudore. Ne tastò la morbidezza e poi le prese tra le dita il capezzolo, iniziando a giocarci e a stringerlo leggermente.
Lei era sensibile ed emise un gemito che si infranse contro la bocca di lui, che ancora non si era staccato. Quando lo fece, lei gli lanciò un'occhiata mista di eccitazione e di sorpresa. Lui aveva fatto tutto molto lentamente, ma per lei fu veloce, ché non si aspettava di passare dallo scherzo a qualcosa di più.
"Passato il caldo?"
"In realtà non molto" disse lei. La mano di lui continuava a torturarle il capezzolo e lei iniziava a sentire calore in mezzo alle gambe.
"Ah no?"
Dicendo questo si staccò da lei, liberandola dalla propria morsa, e si diresse dall'altra parte del divano. Lei non aspettava altro, aveva voglia di abbracciarlo e di sentirlo più vicino, nonostante il caldo. Lui però le passò davanti e si diresse verso il frigorifero. Prima che lei capisse che cosa stesse facendo, lui tirò fuori dal freezer il contenitore del ghiaccio e, mentre lei lo guardava, in un attimo fu di nuovo alle sue spalle.
Lei sentì il rumore del ghiaccio che si rompeva e, poco dopo, sentì le sue labbra sulla propria nuca, dove poco prima era scesa l'acqua fresca della bottiglia.
Lui la baciò fino a raggiungere il gancio del reggiseno, che prontamente slacciò. Lei lasciò cadere il reggiseno e si ritrovò con il seno nudo. Lui continuò a baciarle la schiena, ma stavolta risalì fino a raggiungere il lobo di lei, che prese in bocca con avidità, facendola gemere di piacere. Nel frattempo, lei sentì la mano di lui di nuovo sul proprio seno e ad un certo punto trasalì per via del freddo. Lui aveva iniziato a strisciare un cubetto di ghiaccio contro il capezzolo di lei, che aveva cominciato a tremare. Il calore del suo corpo aveva già cominciato a sciogliere il ghiaccio, che le si era riversato addosso sotto forma di acqua, bagnandole gran parte del seno e iniziando a gocciolare sulla sua pancia.
Lui prese un altro cubetto e glielo appoggiò all'altezza dello stomaco. Questa volta, però, non si limitò a strisciarlo, ma lo fece scendere lentamente. Lei era in preda alle sensazioni: da una parte, sentiva il proprio sesso pulsare di calore, dall'altra, sentiva la mano di lui che spostava il cubetto lungo il suo corpo, provocandole sensazioni contrastanti di caldo e freddo.
Lui scese piano sotto all'ombelico e portò il cubetto all'altezza dell'elastico delle mutande di lei. Con l'altra mano, prese la mano di lei e gliela mise sul cubetto, che lei strinse, sentendolo freddo e scivoloso. Poi la fece scendere e le fece appoggiare il cubetto contro le mutande, all'altezza della propria entrata e prese a muovere la mano di lei in un lento movimento rotatorio. Il cubetto, a contatto col calore della vagina di lei, prese a sciogliersi. Ora le sue mutande erano zuppe. Zuppe di sudore, zuppe di umori caldi che stavano iniziando a spargere il proprio odore e zuppe di acqua ghiacciata che le regalava brividi di piacere. Mentre lei continuava in questo movimento, lui si abbassò a succhiarle un capezzolo, regalandole di nuovo sensazioni miste di calore e freddo, e fece scendere la propria mano sotto l'elastico delle mutande di lei, andando a trovare il suo clitoride, che era turgido e caldo di eccitazione. Quando lei si sentì toccata, lasciò cadere quel poco che rimaneva del cubetto, che le scivolò fino in mezzo ai glutei, e gli afferrò il polso con forza.
"Oh Dio..." sì lasciò sfuggire, la voce rotta dall'eccitazione.
Lui la baciò, iniziando a masturbarla lentamente ma in maniera decisa.
Lei rispose al bacio soffocando i propri gemiti e allargò le gambe perché lui la toccasse meglio.
Gli sbalzi di temperatura l'avevano resa incredibilmente sensibile e, quando lui la penetrò con due dita, continuando a strofinarle il clitoride col palmo della mano, lei si ritrovò ad urlare il proprio piacere senza più controllarsi.
"Amore, sto venendo!" gli gridò mentre iniziava a tremare. Lui, allora, rallentò il ritmo, uscendo dalla sua vagina e massaggiandole lentamente il clitoride con le dita piene dei suoi umori. Lei ebbe un moto di stizza e gli prese il braccio con entrambe le mani, spingendogli la mano verso il basso. Ma lui non la mosse e continuò ad accarezzarla piano piano. Lei allora lasciò il braccio di lui e cercò di mettersi una mano dentro le mutande per portarsi all'orgasmo da sola. Aveva voglia di venire, era stata interrotta proprio sul più bello. Ancora una volta, lui glielo impedì e, tolta anche la propria mano dalle mutande di lei, la prese per entrambi i polsi e la fece girare. Lei si ritrovò in ginocchio sul divano, girata verso di lui, con le braccia bloccate, il seno appoggiato contro lo schienale e un lago in mezzo alle gambe che chiedeva solo qualcosa da immergerci dentro. Lui a quel punto era in piedi di fronte a lei. Le lasciò i polsi e, in un attimo, si abbassò le mutande. Ora la sua erezione si trovava a centimetri dal volto di lei, che lo guardò con sorpresa e attrazione. Era durissimo, poteva vederlo, si muoveva in leggeri spasmi e aveva delle gocce di umori che gli bagnavano la punta. Mentre osservava queste cose, lui le prese la coda e appoggiò il proprio pene contro le labbra di lei, che subito si schiusero, accogliendolo... Iniziò a muoversi velocemente, tirandola verso di sé e cercando di entrare il più possibile dentro la bocca di lei. Lei stava al gioco, si sentiva eccitatissima e le piaceva la piega che le cose stavano prendendo. Tuttavia, si sentiva ancora lasciata a metà. Mentre lui si muoveva dentro la sua bocca, lei fece scendere una mano dentro alla proprie mutande e prese a toccarsi. Presto ricominciò a gemere e lui si accorse di cosa stesse facendo.
Uscì dalla sua bocca. "Che stai facendo?"
"Te lo sto succhiando, pensavo l'avessi notato!"
"Non mi sembra che sia l'unica cosa che fai."
"Mi sto toccando, non ce la facevo più."
Dicendo ciò, accelerò il ritmo delle proprie dita. Lui la guardò mentre ansimava forte e decise di andarle alle spalle, dall'altra parte del divano. Le abbassò le mutande scoprendo la mano di lei intenta in una rapida masturbazione. I suoi peli erano umidi e c'erano umori anche sulle sue cosce. Le dita si muovevano dall'alto verso il basso, scomparendo tra le grandi labbra e, talvolta, dentro di lei. Sì avvicinò e iniziò a strofinare il proprio pene tra i glutei di lei.
"Ti voglio" la sentì ansimare. "Prendimi!"
Lui non se lo fece ripetere due volte e, dopo aver bagnato la propria punta tra le labbra di lei, si appoggiò al suo ingresso e cominciò ad entrare, piano piano. Lei continuava a torturare il clitoride e lui faceva entrare solo la punta, salvo poi uscire e continuare a strisciarlo su di lei. Lei a quel punto non ce la fece più. Glielo prese in mano e, dopo esserselo strisciato in maniera decisa contro il clitoride, se lo mise dentro. Lui allora glielo spinse fino in fondo, rubandole un urlo strozzato di piacere, seguito dall'incitamento a spingere più forte. Prese a scoparla con colpi veloci e profondi, fino a quando non la sentì alzare la voce mentre aumentava il ritmo delle proprie dita sul clitoride, tremare e scuotersi in un forte orgasmo, gridando il proprio piacere e stringendogli il pene con le proprie contrazioni.
Lui abbassò il ritmo, continuando però a stare dentro di lei che, ansimante, appoggiò la testa sullo schienale del divano.
Le diede dei piccoli baci sul collo, piegandosi su di lei.
"Ti amo"
"Ti amo anche io. È stato bellissimo."
Mentre lo diceva, un altro forte tremore la scosse, facendole sentire le ultime sensazioni dell'orgasmo. Lui uscì da dentro di lei e lei fece per girarsi. Ora voleva prenderglielo in bocca. Lui la fermò e la tenne in quella posizione.
Scese lentamente baciandole e accarezzandole la schiena per farla rilassare. Si chinò tra le sue gambe e le diede un bacio sul sesso, che era gonfio e bagnato, ma ancora sensibile. Le diede un piccolo colpetto con la lingua sul clitoride e la sentì gemere.
"Ti piace ancora?" le chiese.
"Sì, è ancora molto ricettiva, ma penso sia l'orgasmo, non so quanto convenga continuare. Ma a te ci penso i... Aaaah!"
Lui non la ascoltò e la penetrò con il medio, andando a scavare verso la parte superiore della sua vagina.
Mentre la penetrava, si alzò leggermente. Il culo di lei, bagnato anch'esso di sudore e di umori, emanava un forte odore di sesso e lui, senza pensarci due volte, glielo baciò, andando ad accarezzarle il buchino con la lingua. Lei apprezzava questo trattamento, le piaceva quando lui le dava attenzioni dietro. Quando iniziò a leccarla, lei si ritrovò a gemere di nuovo. Lui tolse il dito dalla sua vagina e iniziò a stuzzicarla dietro.
"Ma che fai?"
"Ti masturbo il culo."
Sentirlo così esplicito la fece eccitare.
"Fai piano..."
Lui cominciò a farsi strada dentro di lei. Le accarezzava il clitoride per tenerla rilassata e, intanto, aveva ormai inserito tutto il dito dentro al culo di lei, che stava gemendo sempre più forte.
A quel punto uscì da lei e si alzò in piedi; prese un cubetto di ghiaccio dal contenitore e, ormai sciolto, se lo strofinò sulla punta del pene. Dopodiché, si mise a strofinarsi nuovamente contro la sua vagina, salvo poi sollevarsi e appoggiare la propria punta contro il culo di lei.
"Mi raccomando, fai piano."
Mentre iniziava a spingere piano, lei iniziò a massaggiarsi il clitoride e ad ansimare, presa dalla paura di sentire dolore mista alla voglia di sentirlo dentro.
Quando la punta si fece strada ed entrò dentro di lei, provò dolore ma non gli chiese di fermarsi. Lui prese un altro cubetto e lo strofinò intorno al proprio pene, continuando a spingere piano piano.
Una volta dentro di lei, lui si fermò per permetterle di abituarsi alle dimensioni del suo pene. Dopo qualche secondo, iniziò a muoversi lentamente. La sentiva stretta, ma sapeva che le stava piacendo, perché aveva accelerato il movimento delle proprie dita, portandone una dentro la propria vagina.
Lei provava un po' di dolore ma anche tanto piacere e iniziò a farglisi incontro.
Lui, colto l'invito, iniziò a muoversi con più decisione. Lei ora si stava penetrando con due dita e stava gemendo forte, incitandolo ad accelerare. Presto i loro gemiti riempirono la stanza.
Lei cominciò a prendersi con più forza, mentre lui ormai era prossimo all'orgasmo.
"Amore", le disse ansimante, "sto per venire!"
"Vieni, amore, vienimi dentro!"
Quando iniziò a riempirla, lei lo sentì fremere al suo interno e questo, insieme al tocco delle sue dita dentro di sé, fece venire anche lei. Iniziò a tremare come non le era mai capitato, urlò in preda al piacere e agli spasmi e sentì uno schizzo partirle da in mezzo alle proprie gambe e infrangersi contro il divano. Mentre stringeva le gambe tremanti e si regalava gli ultimi colpetti con le proprie dita, un altro schizzo uscì, bagnandole una gamba.
Sì accasciò sul divano, lasciando uscire il pene di lui dal proprio culo e stringendo forte le gambe. Lui, ancora col fiatone per via dell'orgasmo, le si avvicinò e la abbracciò forte. Entrambi tremarono nello stringersi e sospirarono.
"È stato bellissimo, grazie" disse lei.
"Grazie a te, amore!"
"Mi sa che bisogna cambiare il copridivano" gli disse, imbarazzata e rossa in viso.
Lui sorrise. Non era mai stato così contento di rifare il divano.

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