Da Capri a Berghem-capitolo1

Scritto da , il 2019-07-13, genere trio

Da Capri a.. Berghem-capitolo1
La saetta che si stampò come un quadro astratto sulla parete di fronte alla finestra, seguita dopo un secondo dal fragore del tuono a cui corrispondeva, non migliorò il mio umore; l’estate era finita già da un po’ -non che facesse freddo, un giacchetto più spesso bastava- e, con lei i viaggi e tutto quello che portavano con se. Provai l’identica sensazione -ma al contrario- di quando arrivava Maggio, e la curiosità di quanto sarebbe accaduto mi dava la sensazione di non poter stare nella pelle, solo che, essendo al contrario, mi sentii come uno che abitava una pelle di una taglia più grande della mia
“Pazienza” mormorai, senza crederci nemmeno io; l’insofferenza è un avversario subdolo, non colpisce quando hai la difesa pronta, aspetta che tu vada giù.. ti guarda sorniona e crudele e, quando cerchi di tirarti su.. ecco, quello è il suo momento, colpisce e ti mette giù definitivamente; io, che lo sapevo, non abboccai e, l’unico antidoto che conoscevo era il lavoro perciò, mi misi a sfogliare qualche programma per farmi venire qualche idea..
Il suono dell’apparecchio telefonico mi prese di sorpresa -oramai facevo tutto con il cellulare, ma sulla scrivania avevo un vecchio Fax Olivetti collegato alla rete fissa-chiedendomi chi mai avesse conservato quel numero, alzai la cornetta prima che commutasse a fax..
“Pronto?” feci, cauto..
“È il dottor Guarnieri?” indagò laa voce nasale sconosciuta dall’altra parte della cornetta; dopo la mia risposta affermativa, continuò la sua litania..
“Dottore, sono Stefania della Laundry Quick..”
“La lavanderia?”gorgogliai io ..
.” Eh già, proprio quella!” esclamò irridente facendomi sentire un deficiente..
“..la settimana prossima scade l’obbligo di custodia!!” il tono di chi non ammetteva repliche..
“Obbligo di custodia? Siete un carcere o una lavanderia?!” sbottai
“Faccia meno lo spiritoso!” ribadì lei con il tono della maestrina..
“.. e si sbrighi a venire a ritirare il suo completo!” tagliò corto e riattaccò, ricacciandomi in gola la replica stizzita che avevo già in canna; piuttosto sull’incazzato, ci rimuginai qualche secondo poi, tac, in sincrono con la saetta (ma fuori sincrono col tuono che, tutti sanno, quanto più è distante, tanto più c’impiega a farsi sentire) l’illuminazione..
“Il completo antracite di fresco lana!.. Sfido che non lo trovavo, era in lavanderia!” arguii..
Rammentai che, di ritorno dalla gita a Capri, lo avevo tirato fuori dalla valigia, tutto stazzonato e macchiato..
“E ti credo!” gongolai al ricordo piuttosto piccante..”..lo indossavo quando quella pazza di Bergamo, della quale nemmeno conoscevo il nome, mi “catturò” con un vero e proprio agguato nella Toilette degli uomini al Fauno di Sorrento..Che scopata memorabile” riconobbi senza fatica, con un principio d’erezione, e l’insofferenza e la smania di nuovo a mille..
“Di lavorare non se ne parla proprio!” convenni, decidendo lì per lì che era meglio togliersi la rogna..
“.. E poi, voglio lisciare il pelo a quella, quella?!.” ristetti qualche secondo con l’indice sul sopracciglio.. “..Stefania!” e, con passò baldanzoso, mi infilai il giacchetto e andai.
A me piacciono le lavanderie d’una volta, quelle che hanno la porta a vetri con il campanello che si aziona aprendola, e la Quick era una di quelle. Entrai e non stetti a chiamare, sentii l’eco di una voce dal retro e dopo poco si presentò una signora bionda, con una espressione scostante..
“Sono venuto a ritirare l’abito..” le dissi ed ebbi in risposta un’occhiata malevola; senza capirne la ragione, io la riguarda: bionda, sulla quarantina, un bel viso che incorniciava due splendidi occhi verdi dall’espressione ostile; in quel momento una saetta fissò, come un gigantesco flash la scena e rividi quello stesso sguardo ostile che mi fissava dalla piscina di un hotel di Sorrento..
“Non può essere lei..” mormorai..”..lei era rossa di capelli!”
Evidentemente (e anche banalmente) aveva cambiato tinta di capelli; con un gesto rapido, la ex-rossa, ora bionda, prese dal nastro girevole una attacchino di metallo coperto di cellophane e lo buttò malamente sul bancone e, con un gesto altrettanto rapido, staccò un foglietto rosa dal gancio dell’attacchino, e me lo mise in mano con stizza..
“Sono io Stefania!” espirò fuori con furore..”.. lavoro qui da un mese!”
Ero lì per ribattere quando mi accorsi che, spillato alla contromarca c’era un biglietto da visita; la guardai interrogativo..
“Lo ha dimenticato in tasca.. dottor Guarnieri!” sibilò lei, a denti stretti, come se volesse sputarmi addosso; stampigliato sul cartoncino lessi un nome di donna, il relativo cognome, un indirizzo di un paesino nella provincia di Bergamo; pure il numero di telefono aveva il prefisso del distretto della città orobica; rividi in un flashback, la cresta albina che catturò uno spiraglio della luce del sole che filtrò nella chiostra, mentre s’era sporta sul tavolino per soffiarmi sarcastica “Sum de Berghem!”..
“Lavoro qui da un mese!” continuò... “.. per tutto il tempo, dopo la gita di Capri, mi sono domandata perché lei fosse così sfuggente nei miei confronti..”
Mi guadò, vide la mia espressione allibita..
“Non fare il finto tonto..” abbaiò, passando al tu..” sapevi di piacermi e sapevo di non esserti indifferente: mi guardavi continuamente, insistentemente.. me lo diceva pure la mia amica” si voltò con un movimento repentino, la voce rotta da un singhiozzo..
“Poi, si vede che hai trovato di meglio..” sibilò in tono cattivo, e sparì nel retrobottega..
“Pazzia femminile: uno degli nconvenienti del mestiere!” borbottai, prima di archiviare nel dimenticatoio.. l’attenzione tutta concentrata nel rettangolino di carta di cui non ricordai né la provenienza, né l’occasione..
“Il mio non gliel’ho dato di sicuro!” ragionai, per poi concludere, non senza malizia..
“Né tanto meno lei, ha dato il suo a me!”; lo scambio era avvenuto su tutt’altro piano, quello che mosse il principio d’erezione che avvertii, il secondo della giornata..
Appena a casa, appeso l’abito in armadio, svelai immediatamente l’enigma del biglietto da visita, perché la voce che rispose non fu quella sensuale, di pancia della donna con la cresta albina, ma la voce acuta e nasale era, pure quella, inconfondibile a suo modo, dell’altra, l’amica..
“Ah, finalmente ti sei deciso, toscano!.. Aspètta, come hai detto che ti chiami..?” l’acuto gli perforò il timpano; infastidito scostai la cornetta che tenevo appoggiata all’orecchio..
“Carlo..Carlo Guarnieri..”abbaiai alla cornetta per farmi sentire
Superato il picco emotivo anche la voce di lei, da allarme acustico cambiò registro dimezzando i decibel..
“.. appena lo dico alla Carla, vedrai che mi sviene!” disse velocissima, mangiandosi mezze parole..
“Carla? Mi sta dicendo che la sua amica si chiama Carla?” Riuscii ad inserirmi approfittando di una pausa..
“Si, tosc.. ehm.. Carlo.. la Carla .. la mia amica.. Si è maledetta un milione di volte, per non avere pensato di chiederti il tuo numero.. “ la mitraglietta si stoppò per riprendere fiato; ne approfittai per riassumere quanto ero riuscito a cogliere..
“Dunque, lei è Giovanna -questo il nome stampato sul biglietto- e invece, Carla è la sua amica!”
“Siiii” squittì lei.. “.. tu gli piaciiii da morire, tosc.. ehm Carlooo!!!” la voce di lei, in sincrono con lo stato emotivo, era nuovamente acutissima..
“Fortuna che c’è la Giovanna ehehehe!!” ridacchiò a volume sopportabile..
“.. la Carla dice sempre che sono scema, ma mica è vero!” concluse tutta soddisfatta..
L’amica, mentre s’erano incrociati sulla porta edile toilette del Fauno, non vista,gli aveva fatto scivolare in tasca il biglietto da visita; chiese conferma della congettura..
“Siiii, bravoooo!!” perforò nuovamente lei..”Dopo che t’abbiamo visto sul traghetto..”
snocciolò..” la Carla non la finiva più di dirlo: Giovanna, io quello lì devo farmelo!.. così t’abbiamo seguito senza farci accorgerei! Certo che.. si, insomma..” si stoppò con un’incertezza sospesa nella voce..
“Insomma cosa?!” reagii io, piuttosto seccato..
“Non sei mica tanto sveglio!” buttò lì, lei..
“In che senso?” feci io aggressivo..
“No, niente..” cambiò discorso lei.. “Quand’è che ci vediamo, noi tre..” la voce, in sincrono con lo stato emotivo s’era fatta carezzevole, complice e.. non l’avrei confessato nemmeno sotto tortura, ma mi venne duro!
“Presto!Credo presto..” mormorai, poi, più sbrigativo..
“Carta e penna, si segni questo numero e lo dia alla sua amica!”
“Siiii, Carlo, siii, presto, non vedo l’ora!” (Continua)


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