Castello di Shenfield

Scritto da , il 2019-07-12, genere dominazione

Castello di Shenfield 1563.
Marion era una bella ragazza di 25 anni che un paio di anni prima si era allontanata dai genitori, in un'altra regione dell’isola, in quanto essi non avevano più risorse per poterla mantenere. Aveva trovato lavoro presso una famiglia, dove però, dopo alcuni mesi era stata cacciata via perché ingiustamente accusata di aver sottratto del cibo. Fu così che da questo villaggio era approdata al castello di Shenfield, dove lavorava una sua lontana cugina. Proprio grazie a lei era riuscita ad ottenere un umile lavoro come sguattera nelle cucine. Si era presentata al castello e la parente, ascoltata la sua storia, l’aveva presentata al maggiordomo di Lord Shenfield. Questi, dopo averla squadrata da capo a piedi, le aveva detto che il lavoro al castello era molto duro e la disciplina ferrea e nessuno si poteva permettere il lusso di commettere errori. Marion con lo sguardo basso e cercando di nascondere il suo tremore, ringraziò il maggiordomo e gli disse che sarebbe stata molto attenta a non fare errori. Fu presa in consegna da Kate, una grossa donnona che lavorava in cucina. Kate era una persona molto rude, temuta anche da molti degli uomini che lavoravano in cucina, a causa della sua terribile fama. Infatti aveva ricevuto ampia libertà di decidere sulle punizioni da somministrare al personale, quando qualcuno commetteva un errore e spesso era lei stessa ad eseguirle. Marion fu presentata a tutti quelli che lavoravano nelle cucine e fu messa subito a lavare i piatti della colazione. Il suo compito, oltre a questo, era quello di spazzare e lavare i pavimenti del piano adibito ai servizi. Kate ebbe presto modo di farsi conoscere da Marion dopo che questa aveva rotto un bicchiere. Le si avvicinò e le diede un ceffone, al quale Marion rispose istintivamente con un graffio sul viso di Kate. Ci fu un silenzio gelido. Nessuno osava muovere nemmeno lo sguardo. Kate rimase impassibile per alcuni istanti, poi prese la sguattera per i capelli e la costrinse a inginocchiarsi. Le diede due manrovesci che fecero cadere Marion per terra e poi la riprese per i capelli e la trascinò con sé. Uscendo dalla cucina urlò a due aiutanti di seguirle. Scesero un piano di scale, mentre Marion piagnucolava scuse a Kate ed entrarono in una stanza buia. Kate fece accendere le fiaccole sulle pareti, trascinò Marion con sé e sedutasi su una panca, rovesciò con forza la ragazza sulle sue gambe e sollevatane la veste, le strappò le mutande e cominciò a sculacciarla con forza. Kate era molto robusta, le sue mani fortissime e ad ogni colpo Marion strillava di dolore, mentre il suo culetto cominciava a somigliare ad un pomodoro. Dopo una decina di minuti chiamò gli inservienti che, eccitatissimi, erano rimasti a sbavare e a godersi la scena e disse loro di portare la sguattera alla gogna. Marion continuava a implorare pietà e trasalì nel vedere che dietro una grande tenda c’era infatti una gogna di legno. I vestiti le furono strappati di dosso e venne fatta inginocchiare. La testa e i polsi furono bloccati nei fori dello strumento, le caviglie bloccate con due cinghie di cuoio in modo che le cosce rimanessero oscenamente spalancate. Kate disse ai due inservienti che potevano usare la sguattera per l’ora successiva, girò una clessidra e andò via. Marion tremava dalla paura e piagnucolando chiese agli uomini di risparmiarla, ma le arrivò solo un ceffone sul culo. I due uomini eccitatissimi ridevano per la fortuna che gli era capitata. Non avevano mai visto una ragazza così giovane e bella tutta nuda davanti a loro e tirarono a sorte per chi l’avrebbe presa davanti e chi dietro. Erano entrambe molto brutti, uno grasso e l’altro molto magro ed anche un po’ gobbo. Quello che le stava davanti si abbassò le braghe e tirò fuori un uccello enorme, del tutto sproporzionato alla sua statura e la sua magrezza. Col suo arnese già semirigido cominciò a darle colpi sulle guance. Più Marion strillava più quello colpiva forte. Lei poteva sentire il forte odore di urina e di smegma di quel cazzo che non veniva lavato da chissà quanto tempo ed ebbe un forte senso di nausea. Quando le sue guance, rigate di lacrime, furono diventate rosso fuoco, quello la prese per i capelli e cominciò a spingere l’enorme cappella contro le labbra di Marion e poiché questa faceva resistenza le chiuse il naso e la obbligò ad aprire la bocca per poter respirare. Poi rapidamente infilò la cappella in bocca dicendole che se l’avesse sfiorata con i denti non sarebbe uscita viva da quella stanza. E così la ragazza, suo malgrado dovette spalancare la bocca ed accogliere l’enorme cazzo di quell’omuncolo puzzolente. Nel frattempo quello che le stava dietro le sputò sul sesso e le infilò due dita dentro, e pochi istanti dopo il contatto e il calore di una cappella che si appoggiava alle grandi labbra fu seguito dalla sensazione di un lungo bastone di carne che scivolava dentro e la penetrava fino in fondo, causandole un forte dolore. Poi due mani robuste e callose la afferrarono per i fianchi e l’uomo iniziò a sbatterla con forti colpi che la facevano sussultare e urlare di dolore. Quello che la scopava in bocca la teneva per le orecchie, che lasciava di tanto in tanto solo per prenderla a schiaffi. Sghignazzando affondava il cazzo fino alla radice causando dei conati di vomito alla povera sguattera, che non poteva far altro che emettere dei suoni simili a muggiti. Dopo un po’ sentì che quello che se la scopava dietro le stava sputando sull’ano. Capì che ora sarebbe toccato al culo e urlò. Avrebbe voluto implorare l’uomo di risparmiarla, ma avendo la bocca piena non si sentì che uno strano mugolio. Questo non fece che aumentare l’eccitazione del suo carnefice che, sputando ancora, le infilò il pollice nel culo portando la saliva in profondità del retto. Subito dopo Marion sentì di nuovo la forte pressione della cappella e immediatamente un senso di lacerazione che le strappò forti urla di dolore. Il suo culetto ci mise parecchio per adattarsi al cazzo che lo scopava. I due uomini si diedero il cambio tre o quattro volte, non lesinando sonore sculacciate e schiaffi sul viso della ragazza. Erano molto resistenti e i loro cazzi rimanevano sempre molto duri. Marion sentiva le gambe molli, ma lentamente, la paura e il dolore stavano lasciando il posto a una nuova sensazione da lei mai sperimentata in precedenza: il piacere infinito di essere dominata e usata in quel modo. Le esperienze sessuali avute fino a quel giorno non le avevano mai dato sensazioni così intense. Sentirsi imprigionata e impotente aveva fatto nascere in lei un piacere recondito che forse aveva sfiorato nelle fantasie avute durante le prime masturbazioni. Fantasie che, non essendosi mai tradotte in realtà, aveva pian piano abbandonato e dimenticato con i primi rapporti sessuali. Impazziva di piacere nel sentire quelle forti mani che le tenevano la testa e i fianchi e non le davano altra possibilità se non quella di essere usata. Raggiunse il culmine del piacere con due orgasmi a brevissima distanza, quando, dopo qualche minuto sentì il cazzo che era nel culo cominciare a pulsare e un istante si trovò riempita da sei o sette fiotti di sperma caldissimo. Dopo un minuto la stessa cosa accadde a quello che le stava in bocca, che le riversò dentro i primi fiotti di sperma bollente. Marion dovette rapidamente ingoiare tutto, mentre il resto dello sperma le fu schizzato sulla faccia e sui capelli. La lasciarono lì, con lo sperma che le colava lungo le cosce e sul collo. Avrebbero continuato a scoparla per ore, ma il timore nei confronti di Kate era troppo grande per essere ignorato. Dopo un po’ di tempo sentì dei passi sulle scale e capì che si trattava di Kate che tornava a controllare. Infatti era proprio lei che, senza dire una parola, prese un frustino dalla parete e cominciò a percuoterle le natiche e la schiena. Poi le disse che la punizione non era ancora terminata e per quel giorno il suo servizio sarebbe stato quello di soddisfare tutti gli addetti alle cucine. La chiuse in una gabbia e la lasciò per un paio d’ore a fantasticare su quello che le sarebbe potuto accadere. Infatti, appena finito il turno, arrivarono tutti i lavoranti, cuochi compresi, che la misero di nuovo alla gogna e due alla volta fecero la conoscenza di Marion, scopandosela ripetutamente in bocca, in fica e in culo. La quantità di sperma ricevuta in quelle poche ore superava largamente tutto quello che aveva ricevuto fino a quel momento nella sua giovane vita. Finalmente un paio d’ore dopo fu liberata, ma Kate non le diede il permesso di lavarsi. Le fece indossare una veste di tela grezza che le lasciava il seno completamente scoperto, dicendole che quella sarebbe stata l’uniforme degna di una sguattera e la mise a lavare per terra, ovviamente stando in ginocchio e dovendo usare lo straccio con le mani. Quell’abito creava in Marion una sensazione di totale assoggettamento ed aveva scoperto che questo le risvegliava una grande eccitazione . La prima notte al castello, nella stanza che condivideva con altre tre serve, la vide addormentarsi profondamente.

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