La cugina milanese-epilogo

Scritto da , il 2019-07-10, genere incesti

La cugina milanese-epilogo

Quella notte non riuscii a chiudere occhio!
Detti la colpa al russare sordo di Gianni, ma erano anni che dormivo con lui, lui aveva sempre russato, io ero sempre riuscito lo stesso a dormire..
Sapevo benissimo perché non riuscivo a dormire: era solo che non riuscivo ad ammetterlo!
“Domani, Giulia se ne va!” Appena completavo la frase nella mia testa cominciavo a piangere. Il sonno venne come gli assassini, quando meno te lo aspetti, e non fu ristoratore come invece era di solito; sognai d’essere in un grosso tubo, tutto ammaccato, che ruotava su se stesso, ed io che c’ero dentro, ruotavo con lui, sbattendo sulle ammaccature che, a loro volta, ammaccavano me; quando mi svegliai, fu come se qualcuno fuori dal tubo, avesse spalancato una botola, inondandomi di luce; mi misi la mano sugli occhi per ripararmi da quella luce che mi feriva, mio padre -era venuto a svegliarmi prima di andare a lavorare- lo prese come un mio gesto di difesa..
“Carlo..” c’era sorpresa nella sua voce..”.. sono io!”
Lo riguardai, non del tutto sveglio..
“Eh..” bofonchiai con la bocca impastata.. “.. lo vedo che sei tu!”.. senza che lo volessi la frase suonò sgarbata, ma lui non ebbe reazioni; paziente mi spiegò che a Gianni avrei dovuto badare io, perché Roby non sarebbe rientrata fino al giorno dopo..
Lo detestai e non feci nulla per nasconderlo: il grand’uomo, lo spaccamontagne, s’era fatto infinocchiare da quella smorfiosa di mia sorella, che era riuscita ad estorcergli il permesso di stare via da casa, almeno fino a che Giulia non se ne fosse andata..
Lesse tutto nella mia occhiata disgustata, alla quale rispose col suo mutismo.
Non era nemmeno uscito di camera, che Gianni fece capolino dal lenzuolo con stampato in faccia un sorrisetto sardonico..
“Quando il gatto non c’è..” ghignò; pur essendo io maggiore di lui, non sarei riuscito ad imporgli nessuna autorità visto che mi sopraffaceva fisicamente e non aveva nessuno scrupolo nel farlo..
“È quel che vedremo!” dissi a mia volta, facendo la voce minacciosa alla quale lui rispose con una risata sgangherata che mi dette i brividi..
Trovai Giulia in soggiorno: s’era alzata ed aveva già preparato la colazione: le comunicai la bella novità, ma ne sembrò felice..
“Ma tu hai capito con chi avremo a che fare?” le dissi, scettico..
“Tu non sai prenderlo!” rispose con un’aria sibillina che mi lasciò dubbioso; in effetti lei aveva mostrato di avere un approccio diverso, era innegabile, e ne dette subito prova, perché Gianni si presentò a tavola, lavato, pulito, ordinato e -incredibile a dirsi!- pareva letteralmente pendere dalle labbra della cugina; a tavola, invece di strafogarsi di latte e biscotti, prese una dose normale di entrambi, non ruttò come suo solito e chiese il permesso per alzarsi da tavola..
“Dove vai?” gli chiese lei, gentile ma decisa..
“Prendo la bici e vado al campetto!” la risposta educata..
“Alle dieci e mezza ti voglio qui, puntuale: dobbiamo fare quello che ti ho detto prima in bagno! Non tardare!”
Lo vidi annuire convinto e poi sparire, e pensai ad una droga nel latte per spiegare quella stupefacente trasformazione..
“Ma tu sei la fata turchina” esclamai, una volta rimasti io e lei; volevo essere sarcastico, ma in fondo ero ammirato..
“Gianni è solo un bambino iperattivo!” enunciò seria, evitando di cogliere la ,
mia ironia“basta responsabilizzarlo, dargli un compito preciso, controllare che lo faccia e gratificarlo!
Pensai che fosse speciale, lei me lo lesse nello sguardo e mi dette il primo bacio di quella giornata, lo fece sedendosi sulle mie ginocchia, e intanto che approfondiva il bacio, esplorando con la sua lingua la mia, armeggiò con i bottoni finché non riuscì ad estrarre il mio cazzo che, senza indugio, scansando le mutandine di lato, fece scomparire nella sua fica vogliosa; una sveltina breve ma appagante che consumammo velocemente, perché quello potevamo fare avendo l’incomodo temporaneamente lontano.
Poi, io pensai a rifare i letti e a dare una spazzata veloce, lei si occupò di sciacquare tazze e posate, bricchi e caffettiera e, di riporre in dispensa i biscotti e lo zucchero, poi la vidi armeggiare con il tavolo e le sedie in terrazza, ma non volle anticiparmi per cosa sarebbero servite; il giorno prima mi aveva parlato del pegno, ma pensai che, con Gianni nel mezzo, l’idea fosse irrealizzabile: avrei scoperto che mi stavo sbagliandosi gran lunga!
Alle dieci e mezza, incredibilmente puntuale, Gianni tornò: certo non era più il figurino che un’ora prima era uscito, ma bastò che si desse una lavata a mani e viso, ed una pettinata, e quando si presentò in terrazza, Giulia aveva già preparato la cartella e i carboncini.. e lui, che evidentemente già sapeva non mostrò nessuna sorpresa..
“La prima sera che ho dormito qui..” cominciò lei..”mi sono svegliata in piena notte!”
Scambiammo una rapida occhiata: lei era venuta in camera da me, ma questo non lo svelò, continuò invece con la sua storia..
“Dopo un po’, visto che non riuscivo a riprendere sonno, ho cercato qualcosa da leggere e, rovistando nella libreria ho trovato dei quaderni di scuola di Gianni” e rivolgendosi a me, aggiunse..
“Gianni è un vero talento nel disegno!”
In casa questa abilità di mio fratello era stata sottovalutata, e poi, per via dei malestri che combinava a ripetizione, addirittura dimenticata, tant’è nemmeno più lui pensava a disegnare; nel sentire quelle parole, un po’ si emozionò, nessuno mai lo aveva elogiato a quel modo: per tutti lui era oramai, Gianni la peste, anzi, spesso La peste, tout court..
Per toglierlo dall’imbarazzo, Giulia gli porse il carboncino, e a me disse di sedere accanto a lei, sulle sedie che aveva preparato prima, ed una volta accomodati io e lei, disse con una nota emozionata..
“Gianni, per favore, ci faresti il ritratto?”
Non avevamo un cavalletto da pittori, e per fare fronte, Giulia lo aveva improvvisato, poggiando alla spalliera d’una sedia un foglio di compensato in posizione obliqua.
In pochi minuti lui tratteggiò me e Giulia, poi la chiamò perché valutasse com’era andata.
“Non sono una pittrice” esordì..” ho solo fatto un corso di disegno a Brera!”
Staccò le puntine che fissavano il foglio al compensato e lo poggiò sul tavolino..
“Ecco vedi” chiamò Gianni vicino a se, e tracciò alcune linee di correzione..
“..qui hai falsato le proporzioni, ma il resto è eccellente! Ora, è il mio turno, va a sedere accanto a Carlo!.”
Gianni sedette accanto a me, mi mise il braccio sulle spalle, e lei ci ritrasse così, come i due fratelli che non eravamo mai stati, poi si fece aiutare da Gianni per caricare il bagaglio, la sacca e la cartella in macchina, e partì.
Io e Giulia non ci siamo più visti ne sentiti. (Fine)

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