Legami di famiglia - 1 -

Scritto da , il 2019-07-10, genere dominazione

"Apri questa cazzo di porta!"
"Non rompere!"
Marco ancora alla porta del bagno, ma la sorella gli rispose a tono, senza lasciarsi intimorire.
"Mezz'ora che sei chiusa lì dentro, serve anche a me!"
Sofia aprì la porta solo di uno spiraglio, guardandolo con fare strafottente e parlando a bassa voce.
"Devi farti le seghine? Puoi fartele in camera tua."
"Sei solo una stronza."
Marco si sentì offeso e ferito, tanto da diventare rosso e, prima che lei potesse richiudere, si piegò sulle ginocchia e spinse contro la porta. La sorella gridò per lo spavento e cercò di opporsi, ma Marco riuscì a guardagnare qualche centimetro. 
"Vattene! Lasciami in pace!"
"Vattene tu, vivi in bagno! Ma serve a tutti!"
La sorella allungò una mano per dargli un pugno. Per quanto piano, fu sufficiente a distrarre Marco e a fargli perdere terreno. Non fosse stato veloce di riflessi tanto da infilare un piede tra la porta e lo stipite, la sorella maggiore sarebbe riuscita a richiudere la porta. Marco si lasciò scappare una smorfia di dolore mentre la sorella glielo pestava senza tante cortesia.
"Togli questo piede! Aspetta il tuo turno!"
"Tanto lo sappiamo tutti che Lorenzo non te lo dà!"
"Sei proprio una merda di fratello..."
La sorella lo guardò carica d'odio. A Marco fu sufficiente quell'attimo di distrazione. Spinse con tutte le forze sulla porta. Per quanto Sofia potesse essere la sorella maggiore non aveva la forza fisica del fratello, da sempre praticamente di sport. Urlò mentre veniva travolta e capitombolava a  terra, finendo a gambe all'aria. Marco fece il suo ingresso trionfante nel bagno, erigendosi in tutta la sua figura sulla sorella stesa sul pavimento. Ci fu un attimo di gelo. Nel cadere Sofia aveva buttato le mani indietro, allargando le spalle. Questo non le aveva impedito di finire con il culo a terra, ma di sbattere la testa sì. Il rovescio della medaglia, tuttavia, fu che, indossando solo delle brasiliane, suo fratello ebbe modo di avere una visuale chiara e nitida sulle tette della sorella. Senza contare che, per quanto indossasse l'intimo, si trovava comunque a gambe aperte.
"Ma cos..."
Marco la squadrò dalla punta dei piedi ai capelli nell'attimo di un secondo. Sofia si rese conto della scomoda situazione in cui si trovava un attimo dopo, di scatto chiuse le gambe, si coprì le tette con un braccio e iniziò a strillare contro di lui, tirandogli contro una ciabatta, la prima cosa che aveva trovato a portato di mano.
"Cosa sta succedendo qui?"
La voce del padre risuonò bassa e forte tra le pareti di quel bagno ed entrambi i fratelli si bloccarono dov'erano. Avevano imparato a suon di sculacciate e dure punizioni che l'intervento paterno non era mai cosa buona. Negli ultimi anni erano riusciti a raggiungere la consapevolezza di rendersi conto quando dovevano interrompere le loro litigare per evitare l'intervento supremo, ma non quel giorno. E ora il padre Carlo incombeva su entrambi con le sue spalle larghe, la barba folta e nera, le grosse mani incrociate dietro la schiena, lo sguardo severo che li fissava entrambi, prima uno poi l'altro.
"Io... avevo bisogno del bagno e..."
Marco iniziò, titubante. Il padre gli incuteva sempre un timore notevole, merito anche del ricordo di quelle grosse mani su di sé.
"C'ero io. Lui si è messo a fare casino..."
La sorella cercò di scaricargli il barile addosso.
"Mezz'ora che eri in bagno, smettila."
"Smetterla io?"
"Adesso basta!"
La voce del padre tuonò di nuovo ed entrambi rimasero in silenzio.
"Alla vostra età credevo riusciste a gestirvi."
"Ma papà..."
Sofia fece per parlare, ma uno sguardo di quei due occhi neri e profondi fu sufficiente per metterla a tacere.
"E tu alzati da terra, che mi sembri un verme."
Vergognandosi da morire e sentendosi umiliata, Sofia si alzò tenendosi un braccio per coprirsi.
"Marco, tu devi lasciare in pace tua sorella."
"Padre..."
"Uscite. Tutti e due."
Mesti uscirono dal bagno. Carlo chiuse la porta del bagno, fece scattare la serratura e si mise la chiave in tasca, davanti agli occhi increduli di entrambi.
"Da questo momento io terrò la chiave. Se vi servirà il bagno dovrete venire a chiederla."
"Papà no..."
A Sofia venne da piangere. 
"Mia cara, quante volte ti ho detto che non voglio che giri per casa in mutande?"
"Ma papà, io ero in bagno, è colpa sua..."
"Adesso vai a vestirti per piacere."
"Sì papà, scusa..."
"Quanto a te, Marco, sono stanco di ripeterti di lasciare in pace tua sorella."
"Era chiusa in bagno..."
Marco cercò di rispondere, ma prima che se ne potesse rendere conto si trovò steso a terra con una guancia in fiamme per via di una malrovescio.
"Quante volte devo dirti che non mi devi rispondere? Penso che se parlassi a un asino sarei ascoltato di più."
Il tono di Carlo era cambiato, diventando molto più severo e duro rispetto a quello usato con la sorella. Marco si sentì montare la rabbia dentro di sé, come tutte le volte che era stato umiliato per colpa della sorella. Lei, la primogenita, poteva fare tutto quello che voleva. Per lui solo gli scarti.
"Tua sorella è la maggiore. Devi imparare a rispettare l'autorità. Devi imparare a obbedire."
"Padre..."
"Silenzio!"
La voce parve provenire dalle profondità della Terra stessa e Marco seppe di aver esagerato. Giusto o non giusto che fosse, aveva esagerato.
"Sono stanco di ripetere sempre le stesse cose. Sei il maschio di casa, dovresti essere impeccabile. E invece? Quante volte ti hanno già bocciato? Quante delusioni mi hai dato? Sono stanco di sentire tua madre dirmi che è un periodo e che presto metterai la testa a posto. Anni non è un periodo. Adesso basta.  Questa è l'ultima volta. Alla prossima ti spedisco nella Legione Straniera."
 Ci fu un lungo momento di silenzio.
"Adesso andate in camera entrambi. Vi aspettiamo per cena, dobbiamo dirvi una cosa importante."
In silenzio i due fratelli scivolarono nelle loro camere. Fermi sulla soglia si scambiarono uno sguardo. Sofia era divertita, soddisfatta che il fratello avesse ricevuto la giusta lezione per averla infastidita. Marco era carico di odio e risentimento. Fece per dirle qualcosa, ma si trattenne. Ed entrò in camera.
Marco si chiuse la porta alle spalle e si lasciò scappare un pugno contro il muro. Non aveva importanza il dolore o i segni che gli potevano rimanere, aveva troppa rabbia dentro di sé. Ripensò a sua sorella. Era così da sempre. Qualunque cosa succedesse alla fine era lui che pagava, era lui che le prendeva, era lui che finiva in punizione. Sempre tutto per quella stronza. Giurò a se stesso che, prima o poi, gliel'avrebbe fatta pagare.
Si buttò sul letto incapace di un pensiero lucido tanto si senitva incazzato.
Sua sorella.
Quella stronza di sua sorella.
Quella gran figa di sua sorella.
Perché sì, doveva riconoscere che sua sorella era davvero figa.
Bionda, portava i capelli rasati ai lati e legati in una lunga treccia nel mezzo. Con quelle labbra carnose nate per essere baciate.
Snella, il fisico definito da tutto quel cazzo di yoga che faceva e le corse con la sua amica. Quelle gambe da urlo... il ventre piatto... e le tette. Che razza di tette che aveva! Era quasi certo che fosse una terza, ma da anni, non gliele aveva più viste. Tonde, sode, belle. Con due capezzoli irti e grossi che sembravano fatti apposta per essere presi a morsi.
Si immaginò di afferrarla da dietro, costringerla a piegarsi a novanta, slacciarsi i pantaloni e, senza tanti complimenti, possederla. Si immaginò che protestasse, che non volesse, che cercasse di divincolarsi. L'idea non fece altro che eccitarlo ancora di più. Si slacciò i pantaloni, abbassò i boxer e iniziò a segarsi. Non era la prima volta che lo faceva pensando a Sofia, ma era la prima volta che lo fece con tale foga, con tale vigore.
Si immaginò afferrarle le tette e stringerle, mentre Sofia gridava e si divincolava.
Si immaginò possederla. Scivolare dentro la sua figa con gusto. Era stretta, anche poco bagnata, ma lui riusciva a possderla lo stesso. E la fotteva. Perché non voleva scoparla, no, troppo facile. Lui voleva fotterla. Ed era proprio quello che succedeva nella sua fantasia.
Quando si sentì prossimo all'orgasmo, nella sua mente, afferrava Sofia per i capelli, la costringeva in ginocchia davanti a sé e, mentre lei piangeva, lui le veniva in faccia.
L'orgasmo lo lasciò ansante, senza fiato, sconvolto.
Era tutta colpa di quella stronza di sua sorella. 

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