La cugina milanese-parte quinta

Scritto da , il 2019-07-09, genere incesti

La cugina milanese-parte quinta

“Hey moccioso..” la voce sorniona di Giulia penetrò la spessa coltre di sonno, mi girai ma tenni gli occhi ben chiusi, lei mi schioccò un bacio sulle labbra, e immediatamente fece una faccia disgustata, che io non vidi, ma intuii dal commento che fece..
“Carlo.. hai un alito pestilenziale!”
“Tu no!” ribattei, leccandomi le labbra; ero in uno stato di completa beatitudine, continuai a tenere gli occhi chiusi sperando che non finisse..
“Moccioso..” tornò alla carica lei, scuotendomi una spalla, io mi finsi esasperato ..
“Che c’è Giulia?” Lasciami dormire un altro po’.. sono distrutto!”
“Distrutto? Il signorino è distrutto, oh poverino!” motteggiò, io le mostrai il dito medio
“Ti sei già dimenticato che mi devi un pegno?! ribattè lei, acida, e mi ammutolì
“Ecco cosa mi aveva perseguitato nel sonno.. IL PEGNO!”.. arguii, e di scatto mi sollevai e mi guardai intorno, il letto accanto era vuoto..”Gianni?” e senza attendere risposta..
“Che ci fai in vestaglia, in camera mia? Dov’è mia madre? È successo qualcosa?..
Lei, appoggiata al davanzale della finestra con le braccia conserte, rise della mia concitazione..
“Tranqui.. moccioso, il tuo fratellino è andato con tua madre..”
“Come, è con mia madre!!.. A fare che?” Sbarrai gli occhi, immaginando immediatamente una catastrofe.. “E mia sorella? Mio padre?”..Quella fibrillazione dovette sembrarle buffa perché, ridendo,scosse la testa un paio di volte poi, con un tono che trovai pedante, snocciolò la tiritera..
“Stamattina presto ha telefonato tuo zio Michele..” (Mio zio Michele, era il marito di mia zia Rita, la sorella di mia madre.. quella che aspettava un bambino)
“Tua zia Rita” continuò..” ha avuto una minaccia d’aborto! Tua madre è andata da lei, ed ha portato con se Gianni e Roby..”
Realizzai immediatamente che eravamo soli in casa, scattai in piedi, feci i due passi che mi separavano da lei, la presi in braccio come una sposa..
“Che faiii?” squittì lei che non se l’aspettava, ercando di divincolarsi..
“Siamo soli, io e te, Giulia!” le urlai, poi, ad un centimetro dal suo naso..” Soli” e le scoccai un bacio..”Io” e giù un altro bacio.. “..e te!” e gliene avrei dato pure un terzo, ma si ritrasse schifata.. “Vai subito a lavarti i denti!” mi mortificò n tono spiccio..
“Vieni di la con me” le proposi in tono complice, prendendola per mano..
Prima di lavarmi i denti, detti la via al miscelatore della doccia, regolai la temperatura, e lei vedendo il mio armeggiare si tolse la vestaglietta e le mutande, poi infilò sotto la doccia, dopo essermi sciacquato la bocca la seguii; l’idea di poter scopare in casa, sotto la doccia agì come un moltiplicatore di libidine pure su Giulia che mi aspettò con la schiena e le braccia stese, appoggiate alla parete piastrellata; la presi per i fianchi, lei mi cinse il collo con le braccia, si dette lo slancio e mi circondò i fianchi con le cosce, io armeggiai alla cieca, strusciando il glande scappucciato sulla fessura per trovare l’entrata, e in un attimo fui dentro e lei sospirò, quasi un lamento, incollò le labbra alle mie, e facendo leva con le braccia sulle mie spalle dette via ad un movimento ciclico, prima su, e poi, giù, roteando il bacino per sentire meglio il cazzo che la stava penetrando; ad ogni mia spinta in su, dette una equivalente spinta in giù, come se fosse in corso una sfida, ogni mio ansimare lo completò lei con il suo, restituì ogni morso, ogni bacio, ogni leccata con la stessa intensità, tanto da darmi la sensazione di essere fusa con me, ed io con lei in un corpo solo. Una lunghissima corsa senza respiro in un tunnel buio, dove l’unico scopo è correre, correre, correre fino a ritrovare la luce, l’orgasmo che ti libera, ti appaga; quando arrivò fu davvero un esplosione di luce che ci tramortì: senza più nemmeno un briciolo di energia scivolai a sedere sul piatto della doccia, e lei con me, la sua fronte contro la mia, le sue mani unite dietro al mio collo, le mie, unite dietro la sua schiena, il mio cazzo nella sua fica mentre l’acqua scrosciava, frantumandosi in tanti rivoli sui nostri capelli, sulle schiene, sulle cosce, e poi si riuniva nello scarico; sopraffatto dall’emozione che mi scavava dentro, Giulia che sussurrava il mio nome come un mantra, pensai che, dopo questo, sarebbe valsa anche la pena di morire!
In quel momento capii quanto l’aveva ferita la mia insensibilità, il pomeriggio prima, quando aveva cercato di farmi capire che s’era innamorata di me, capii le lacrime che aveva cercato di nascondere; restammo lì preda ognuno del flusso di emozione che traeva origine dalla stessa radice, finché ..“Giulia, andiamo su! ..Ho freddo, ho fame..” le sussurrai in un orecchio, ma lei non se ne dette per inteso, e scosse la testa in un diniego muto aumentando l’intensità della stretta; dovetti tirarmi su (e lei con me) piano piano, puntando bene i piedi sul tappetino antiscivolo per non scivolare di botto e battere col sedere per terra, facendo leva con una sola mano sulla maniglia piazzata a metà del muro(con l’altra, la cingevi alla vita e la tenevo stretta a me, per evitare che cadesse all’indietro); non volle sciogliersi nemmeno dopo, perciò, mentre uscivo dal bagno, agguantai, un accappatoio, e glielo misi sulle spalle, e lasciando una scia di gocce, la portai di peso in camera, e la poggiai sul letto; solo dopo un po’, il trillo del telefono la convinse a sciogliere le mani allacciate dietro il mio collo..
“Carlo..” era mia madre..”.. qui va per le lunghe!” mi comunicò .. “..io e Gianni mangiamo qui, Roby invece, è andata dalla sua amica..”
“Come sta zia?” mi informai, più tranquillo dopo aver saputo che non sarebbe rientrato nessuno..
“Ora vediamo” ripose in fretta..”.. devo andare!.. Voi, arrangiatevi!”
Tornai da lei, volevo dirle che avevamo tutto il tempo, e invece me ne restai sulla soglia a guardarla: s’era seduta con le gambe incrociate sul letto sfatto, aveva indossato l’accappatoio con il cappuccio in testa, aveva appoggiata, aperta sulle gambe, quella cartella che avevo scaricato dalla macchina quando era arrivata; nella stanzia buia -la tapparella era rimasta chiusa dalla sera precedente- illuminata solo dalla luce fioca dell’abat-jour sul comodino a lato del letto, in quella posa assorta e con quel cappuccio sulla testa, mi sembrò una sacerdotessa di una religione ancestrale mentre celebrava un rito; all’interno della cartella c’erano molti fogli di grosse dimensioni e lei, uno ad uno li prese e li avvicinò alla luce per guardarli, e poi posarli nell’altro lato della cartella..
“Il pegno!” disse, facendomi segno di avvicinarmi; battè il palmo un paio di volte per indicarmi di sedere accanto a lei; vidi che stava piangendo..
“Giulia..” le cinsi la spalla, preoccupato.. “che succede?”
“Ho deciso il pegno che dovrai pagare!” poi, vedendo che non capivo, aggiunse.
“Ieri hai perso la sfida di nuoto.. hai promesso di pagare pegno!”
Annuii ma capì che restavo perplesso, allora prese la cartella e me la poggiò sulle gambe: alla luce fioca non riuscii a distinguere i particolari, ma erano ritratti a carboncino..
“Ti farai fare il ritratto!” affermò solennemente: ora non piangeva più!
Non ebbi voglia di cucinare, lei meno di me: preparai un paio di panini col prosciutto, stappai due bottigliette di Coca-cola, misi il tutto su un vassoio e mangiammo sul letto dove lei era rimasta ad aspettarmi e, appena finiti i panini e le bibite, ricominciammo a scopare come se non ci fosse un domani. Non fu solo scopare, però, mi resi conto che qualcosa, non sapevo ben cosa, era cambiata!
Stretti nel lettino, assumemmo la posizione del cucchiaio: volle che la prendesse da dietro, per sentirmi più in profondità, volle che le strizzassi i capezzoli, volle che la mordessi alla base del collo, che le infilassi la punta della lingua nell’orecchio, e venne, una prima volta, poi una seconda..poi, con la mano mi tastò i testicoli, annuì soddisfatta e se lo rimise nella fica
“Hai un cazzo favoloso, Carlo, lungo, grosso, e che non finisce mai!”dichiarò
Dopo poco ebbe l’orgasmo ma continuò a spingere, ed io continuai a pompare, prese il mio indice in bocca e lo succhiò, lo leccò come se fosse un cazzo, e cominciò ad avere una serie di orgasmi a ripetizione fino a che, staccandosi, si stese sulla schiena, con le gambe sollevate come per una visita ginecologica, la pancia mossa da una vibrazione continua che si estendeva al torace, alle gambe, il rantolo si trasformò in un urlo rauco, gutturale, e dalla fica partì uno schizzo che atterrò trenta centimetri più avanti, e poi un altro, e un altro ancora..
Vederla così mi rese pazzo di libidine: provai il desiderio di sborrare ma era come se ci fosse un tappo che impediva al liquido di fuoriuscire, pure lei sapeva che c’era e cominciò a toglierlo: picchiettò la cappella esposta con pochi colpi di lingua e poi, cominciò con la bocca e con la mano un movimento sincrono potente e irresistibile fin quando, esausto le sborrai tutto quello che avevo, fino all,ultima goccia.

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