Da signora matura insospettabile a troia sottomessa - capitolo 14

Scritto da , il 2019-07-08, genere dominazione

Come previsto Claudio passo, mi montò come lui faceva, ossia con violenza e volgarità, usandomi come troia, ma non con la classe di Mario o di Stefano, se colpiva lo faceva gratuitamente, non erano quelle percosse che riusciavano a farmi evcitare, poi la stessa stazza e corporatura volgare, ma tantè, dovevo pagar dazio, a fine settimana, il sabato, per far una cortesia a quello stronzo di mio marito, ci incontrammo per un accordo preliminare nello studio dove operavano Claudio ed i suoi associati (c.a. 200 soci + associati, un intero grande palazzo d'epoca in centro di Milano), c'era l'avvocato mio legale che Claudio mi aveva trovato, quello esperto in diritto di famiglia, famoso divorzista, poi per far scena Claudio stesso ed un altro suo socio ed amico anche lui famosisimo sempre per intimorir la controparte, una segretaria per stendere il verbale poi si presentò mio marito e Gianmaria, il suo avvocato ed amico d'infanzia. Sarà stato per i senzi di colpa di mio marito, ma molto anche per l'aria intimidatoria data dall'ambiente e da quella platea di mostri sacri dell'ambiente legale, che strappammo un accordo superfavorevole su tutta la linea, dal 60% di tutti i beni depositati in banca, all'intestazione a me dell'attico dove vivevo, ad un congruo assegno mensile di mantenimento, per due propietà che avevamo un casale in toscana ed una villa su le alture della sponda piemontese del lago maggiore, decidemmo di intestarle ai nostri figli, facendoci risultare entrambi come usufruttuari, con l'accordo di averne in uso ognuna delle due per 6 mesi ciascuno, previo accordo amichevole, questo perchè non volevo che se lui avesse avuto qualche figlio con la sua troia poi dover dividere anche con loro le propietà, rimase appena contrariato quando seppe di ciò che avevo fatto in svizzera, pensava che essendo lì, quel conto potesse salvarsi, ma ci avevo pensato prima, firmato l'accordo, da tutte le parti, quindi con un certo vincolo di legalità, ci demmo appuntamento all'udienza davanti al giudice per la convalida definitiva, ormai era fatta!
La domenica, ormai non era più un tabù per me, Mario mi chiamò in mattina e mi disse che alle 14 saremmo dovuti andare in un posto, di prepararmi, quando le chiesi come dovevo vestirmi mi disse che non era vincolante, di essere comoda. All'ora stabilità ci recammo in una zona semiperiferica dall'altra parte di Milano, non mi aveva detto cosa andavamo a fare, ma con lui ero abituata ad ubbidire, mi fece scendere in una zona commerciale di ceto medio, semideserta di domenica a quell'ora, entrammo in un esercizio con la saracinesca semiabbassata, Mario mi disse che era un suo conoscente che aveva aperto per noi; appena dentro mi resi conto che era un negozio di "tatoo", rimasi titubante, poi pensai ai pircing, al famoso inanellamento!!!! Avevo visto giusto, Mario mi disse, ormai la faccenda del cornuto è risolta ti posso inanellare! L'esperto era un uomo sui 45, non certo il tipo che avrei cercato, capelli che si stavano ingrigendo lunghi coda di cavallo, barba lunga, abbigliamento più che casual, non certo pulitissimo, comunque su istruzioni di Mario mi forò i capezzoli, "fori grandi" gli aveva detto, per faci passare anelli spessi come una fede nunziale tipo quella della nonna, ed anche le grandi labbra lì due fori per ogni labbra, poi mi ci applicò ad ogni foro un grosso anello, mi fece vedere come poterlo rimuovere e riapplicare, mi fece rasare qusi completamente la figa e tattuare subito sopra la parola "slut" (puttana in inglese) in un punto che si vede solo se nuda, quindi anche in spiaggia rimane invisibile e sul fondo schiena una spece di freccia che indica il culo, ma quello è un disegno tribale che hanno molte donne, quindi sotto un capezzolo una M di Mario, il tutto durò diverse ore, alla fine prima di rivestirmi quando Mario aveva già congruamente pagato il tatuatore mi disse di lascirgli la mancia, inizialmente lo guardai con aria interrogativa, poi capii, mi inginocchiai, gli aprii la patta e gli feci un pompino, non fù certo una cosa memorabile, a parte l'odore, era un cazzetto insignificante, ma per Mario contava il gesto, poi aquistati anche dei pendenti da applicare a gli anelli tornammo a casa. Appena arrivati Mario non fece che mettermi nuda ed ammirare l'opera che aveva voluto fare su di me, mi portò davanti ad uno specchio, volle che mi ammirassi con tutti quegli anelli su di me, mi disse che per il momento sarebbe stato delicato finche i fori non si fossero stabilizzati e che avrebbe posticipato anche l'incontro con Stefano, perchè, mi disse, non credeva che lui avrebbe saputo trattenersi a vedrmi così, poi facendomi anche rimarcare il tatuaggio che aveva fatto fare subito sopra la figa, mi fece notare che da quel momento chiunque mi avesse chiavata avrebbe saputo cosa ero, una puttana!! Ero marchiata, ma la cosa mi eccitava, poi mi disse che di lì a poco avrebbe cominciato a farmi andar in giro con pesi appesi ai vari anelli, ma, mi suggerì, se avessi dovuto ancora incontrare Claudio, per pagargli qualche altra rata dei favori che mi stava commisurando col suo studio di avvocati, di toglierli gli anelli, sapeva che quello era una bestia ed avrebbe fatto dei danni gratuiti magari irreparabili, dopo di che mi mise a 90 gradi e senza preparazione alcuna, lui ancora semivestito mi inculò, senza fatica, ormai ero più che accogliente nel culo, così i suoi quasi 22 cm ben grossi entrarono sino in fondo come un coltello nel burro fuso, lui pistonò violentemente e non ci mise moltissimo a sborrarmi dentro, io comunque, ormai da ore in stato di eccitazione da tutta la situazione, non ebbi problema ad avere il mio orgasmo, dopodichè mi mise in ginocchio a fargli la solita pulizia dopo che lo avevo lindato mi disse, aspetta, stò per pisciare, è un pò che non te la faccio in bocca, apri voglio vederla piena e mentre stavo lì, a bocca aperta aspettando, lui mi diceva, quando saranno guarite le ferite, potrò metterti delle catene a gli anelli così da farti fare ciò che voglio solo strattonandoti, come una cagna ed intanto cominciò a pisciare.

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