Da signora matura insospettabile a troia sottomessa - capitolo 13

Scritto da , il 2019-07-08, genere dominazione

Adesso stavo bene con me stessa, il piacere provato lunedì ritrovando Mario e le sue perversioni, mi aveva ripagato della frustrazione delle tre settimane di vacanza con mio marito, con quelle rarissime sembianze di patetiche chiavate ultraveloci. Il giovedì, come al solito, anche per salvar le apparenze, andai nel solito locale dove mi incontravo col nostro esculivo club di signore altolocate, ma quel giorno non mi pesò, ero ben rilassata e pensavo già a lunedì seguente, ed a le altre velate promesse fatte da Mario, perciò i pettegolezzi insulsi, le chiacchere senza capo ne coda, i lamenti sui mariti poco virili, mi scivolarono sopra come niente fosse, solo in un secondo tempo notai Miriam, quella che si vantava di aver l'amante giovane, l'unica che parlava apertamente di infedeltà coniugale, scandalizzando, almeno apparentemente, alcune delle più bacchettone del gruppo, ma che non si sarebbero perse le confidenze per tutto l'oro del mondo, dicevo, notai che lei era, contrariamente al solito, taciturna, incupita, un pò isolata, ma, essendo anche l'ultima arrivata nel nostro circolo, la maggior parte di noi si conosceva da appena sposate, alcune anche prima, lei invece una signora di origine marchigiana, sposata con un grosso dirigente di una socetà affermatissima, era stata sino a pochi anni fà in giro per il mondo con suo marito, nelle vari sedi che lui era chiamato a dirigere, poi sei anni fà, ebbe l'avanzamento alla direzione centrale con incarico di primaria importanza si stabilirono a Milano, la moglie di un politico amico del marito di Miriam, la portò nel nostro circolo per introdurla in socetà, poi questa dovette seguire il marito a Roma, quindi Miriam rimase con noi, ma sempre con un accoglienza marginale, forse anche per questo che si dilettava a cercar di scioccare tutte con i suoi resoconti dele avventure col suo giovane stallone, però non quel giorno.
Sabato rientro mio marito, il mattino ero dovuta andar a far un paio di aquisti, anche lui ebbe una veloce commissione, ci trovavamo in casa verso le 14 dopo un leggero e veloce pasto, sorseggiavo un caffè, quando vidi lui prendere contro le sue abitudini, una dose abbondante di brandy, e poi chiamarmi al tavolo della sala dicendomi che doveva dirmi alcune cose.
Il suo viso era teso, serio, gli occhi mi evitavano, vidi che faceva fatica a trovar le parole, subitò ebbi un terribile presentimento, pensai che magari uno de gli ospiti della festa piemontese lo conoscesse e magari per vantarsi, come fanno gli uomini, gli avesse fatto veder qualche scatto rubato dove mi si riconosceva, oppure su internet, anche se a volto non riconoscibile, lui avesse egualmente riconosciuto nella baldracca usata ed abbusata sua moglie cioè io, comunque ero convinta che in qualche modo fosse venuto a conoscenza di ciò che combinavo.
Nella testa avevo un turbinio di pensieri, mi si affollavano idee su come chiederli scusa, implorarlo di perdonarmi, negare l'evidenza, intanto lui parlava, ma la voce mi arrivava ovattata, stentavo a seguire il discorso ed ad assimilare il senzo, visto anche i giri di parole inconcludenti che usava, forse anche per celar lui stesso l'imbarazzo di darmi della zoccola, poi però cominciai a capir che non era così, acuii l'attenzione ed infine compresi che lui non mi stava accusando di niente, essendone sempre comletamente all'oscuro, ma, al contrario, stava confessandomi di avere, già da lungo tempo, una relazione con una sua segretaria in Cecoslovacchia!!!
Ero basita, impietrita, mi stava dicendo che forse era meglio lasciarci in amicizia, dato che lui aveva intenzione di stabilirsi lì con quella, dopo qualche minuto, quando riuscii a tornar a connettere, mi salì una rabbia paurosa, mi venne voglia di chiamarlo cornuto, cazzetto, di raccontargli da quanti mi ero fatta chiavare ed inculare, di quanti pompini avevo fatto, a maschi meglio di lui, umiliarlo, ma poi, fortunatamente mi trattenni, capii che quella sarebbe potuta essere la mia fortuna, allora dalla mia bocca uscì una parola:
"stronzo bastardo"
"dai non fare così, ci possiamo accordare"
"voglio la separazione, non ti voglio più quì, te ne devi andare da quella puttana"
"non è una puttana, comunque se vuoi la separazione dacordo, facciamola amichevolmente, ci potrà pensare Gianmaria"
Ginamaria era da sempre il nostro avvocato, però era anche un suo caro amico d'infanzia, avevano persino fatto l'università insieme, quindi gli dissì no, lui si sarebbe fatto rappresentare dal suo amico io mi sarei trovato un altro, poi lo costrinsi a far sù le valige con tutto quello che poteva portarsi, gli dissi di avvisarmi per quando fosse venuto a prendersi il resto che glielo avrei fatto trovar pronto ma di non venir quando voleva perchè avrei cambiato la serratura . Per farla breve, se ne andò di casa con 4 valige stracolme, mi feci lasciar le chiavi ed il telecomando, un indirizzo dove contattarlo, per non dover passare dalla società dove lavorava e mi ritrovai sola. Libera!!
Chiamai subito Mario, gli disi che dovevo parlargli subito, lui, un pò titubante, visto che era sabato tardo pomeriggio, sapeva che in quei giorni era tabù per la presenza di mio marito, mi dise se volevo di scendere subito, cosa che feci immediatamente, appena da lui, gli raccontai tutto, lo vidi irradiarsi di felicità, però poi mi disse, prima le cose pratiche più urgenti. Gli comunicai del bisogno che avevo di trovar un avvocato che mi assistesse, non mi fidavo dell'imparzialità di Gianmaria, e lui ridendo sbottò:
"ma scusa, c'è Claudio, ti ha anche chiavato e ti chiaverà ancora"
"ma lui non è un avvocato commerciale, d'affari? Non è mica un divorzista!"
" Sì, ma il suo studio, il più grande di Milano e forse d'Italia, conta mi pare circa 200 soci e almeno 400 associati, Claudio è uno dei soci di maggior prestigio e con un peso notevole all'interno dello studio, adesso lo chiamo e così ci fà sapere"
Compose il numero personale di Claudio, era in viva voce, sentii rispondere una voce femminile, da quello che capii era la moglie, Mario dopo qualche convenevolo, si fece passar Claudio
"Ciao Claudio, scusa se ti disturbo durante il fine settimana, ma ho un problema con una mia conoscente, una vicina di casa, il marito le ha dichiarato di aver un amante e di voler vivere con lei, la mia vicina l'ha sbattuto fuori casa ed ha bisogno di un buon legale che l'assista, le si chiama Elisabetta XXLK, non sò se la conosci (molto in profondo direi io)"
"sì, mi par di ricordare, (stronzo bugiardo), comunque non c'è problema, ne lo studio, un mio collaboratore, uno dei migliori specialisti in diritto civile, mi deve dei favori, lasciami il telefono della signora, come hai detto si chiama(!!!!), così entro domani lo passo a questo che la contatterà subito lunedì"
Alcuni altri convenevoli e rimasi così in attesa di un contatto di quell'altro avvocato, sapevo già, ma me lo disse anche Mario, che Claudio avrebbe chiesto di esser ringraziato alla solita maniera, ma lo avevo già messo in conto, comunque, Mario mi disse che era meglio se rientravo a casa, nel caso che mio marito, magari in compagnia di qualcuno tornasse, era meglio non dar nessun sospetto per non rischiar di rovinar tutto propio adesso, però dovevo ringraziarlo, quindi mi inginocchiai, glielo tirai fuori e gli feci un pompino veloce, brindando, io, alla mia libertà ingoiandomi una bella sborrata!
Il lunedì mattina, avevo appena saldato il fabbro che era venuto a cambiar le serrature, nel frattempo avevo anche cambiato il codice dell'antifurto, ricevetti la telefonata dell'avvocato, mi convocò immediatamente e subito fece alcune urgenti pratiche, cominciò a farsi dare da un magistrato la procura a bloccare tutti i conti bancari di mio marito, poi il martedì mi accompagnò a Lugano, dove avevamo un conto in una banca svizzera e mi fece trasferire il 60% (lui voleva che spostassi 85%, ma lì mi impuntai, volevo la serenità economica, ma non rovinarlo), su un nuovo conto intestato solo a me, nel frarrempo aveva inviato sia a la reisdenza provvisoria che mi aveva comunicato in un residence, sia all'ufficio del suo avvocato Gianmaria, un invito per derimere amichevolmente la questione in un incontro la settimana seguente.
Il sabato, quando mio marito, dopo avermi telefonato venne con un furgone ed un paio di operai, a prendersi il resto della sua roba, compresi libri ed altro, mi chiese se ero pazza ad aver ingaggiato un avvocato di quello studio, che mi sarebbe costato una fortuna, glissai senza rispondergli, tanto lunedì sapevo che Claudio sarebbe passato ad incassare la prima cambiale.
continua

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