Da signora matura insospettabile a troia sottomessa - capitolo 10

Scritto da , il 2019-07-08, genere dominazione

La mattina dopo in pratica non mi alzai dal letto, dissi alla colf che veniva per mezza giornata che non stavo troppo bene, anzi la mandai a acquistare qualche cosa da mangiare e poi in pratica setti a letto tutto il giorno. Avevo le tette doloranti, i capezzoli poi non riuscivo a sfiorarli, solo il contatto con la camiciola da camera mi faceva sobbalzare, il culo era sensibilissimo, infiammato, non riuscivo a sedermi su una sedia senza provar delle fitte all’ano, avevo in continuazione, davanti a gli occhi il film di cosa avevo vissuto la sera prima, le torture con quei ganci e pesi messi ai capezzoli, che avevo tenuto per parecchie ore, poi tutto quello che mi avevano fatto passare dentro il culo, ricordo che ad un certo punto, mentre avevo una mano, quella del dottor Stefano infilata nel culo, senza rendermene conto, avevo cominciato a pisciarmi sotto, facendoli ridere umiliandomi ancor di più, poi Mario mi aveva detto, che la mano dentro comprimendo la vescica era abbastanza naturale che mi facesse pisciare. Tutto quel rimuginare, anche se mi faceva andar in confusione, facendomi aver attacchi di vergogna, pensando a come mi ero ridotta davanti a gli occhi dei due uomini, da un altro punto di vista mi eccitava, sentivo in continuazione, pensando al tutto, il cavallo dei miei slip umidi di piacere, così che nel tardo pomeriggio, infilai infine, continuando a ricordare quello che avevo subito, una mano tra le cosce, cominciai a masturbarmi con lentezza, facendomi durare e sviluppare, le fantasie più oscene, fino a che, in preda ad un crescente impeto di voglia, mi presi con due dita un capezzolo stringendolo, il dolore fu immediato, erano ancora gonfi e lunghi, dopo il trattamento subito neanche 24 ore prima, però fu come una lama, che dal capezzolo mi arrivava al cervello per poi tornare a spandersi in tutto il corpo fino al mio inguine e l’esplosione dell’orgasmo divenne incontenibile, con me che mi agitavo da una parte all’altra nel letto, strizzando e tirando con forza il capezzolo, godendo del dolore che mi procuravo, restando poi boccheggiante, senza fiato, con la mente annebbiata, di traverso sul letto. Mario mi chiamò solo giovedì, mi aveva voluto dare il tempo di riprendermi un poco, ci vedemmo nel tardo pomeriggio, mi face i complimenti per lunedì, poi mi prese, ma quasi mi sembrava timoroso di farmi del male, allora io, mentre gli ero salita sopra, a cavallo, col suo bel cazzone dentro la figa, gli presi le mani, e gliele guidai sopra le mie tette, mi guardò ne gli occhi, gli sorrisi ed a quel punto lui cominciò a stringere le tette ed a tirarmi i capezzoli, ancora doloranti, emisi un gemito, Mario parve quasi fermarsi, a mezza voce gli dissi “ noohh, non ti fermare, stringi, non star a sentire i miei lamenti…..” a quel punto perse ogni inibizione, strinse, poi torse i capezzoli, alzo il capo, se ne avvicinò uno alle labbra e lo strinse tra i denti, facendomi sentir un dolore lancinante, ma donandomi un orgasmo pauroso, sconvolgente, in un attimo avevo appreso di provar piacere nel dolore, che il dolore mi eccitava, mi portava all’orgasmo, mi faceva sentir donna, troia, vacca, e ne godevo! Anche Mario doveva esser giunto più o meno alla stessa conclusione, dicendomi senza smettere di triturami il capezzolo “ cazzo, sei proprio la troia che volevo, se potrò ti distruggerò tutta”, poi uscì dalla figa, mi lasciò sul letto, andò un attimo fuori dalla camera e tornò con in mano delle mollette da bucato, senza delicatezza mi prese le tette ed applicò su ogni capezzolo una molletta, non erano come le pinze dentate che mi aveva messo Stefano lunedì precedente, inoltre poi ci aveva anche applicato dei pesi, però mi teneva ugualmente in tensione, poi mi mise a pecora sul letto, mi infilò senza alcun problema due dita nel culo, le tirò fuori, ci sputò sopra ed appoggiò la cappella al buco, solo un piccolo colpo, intanto che io spingevo contro di lui, un “fopp” e ce lo avevo in culo, più di 20 cm bello largo senza alcuno sforzo, ormai ero una porta aperta, in quel momento ne fui consapevole ed anche orgogliosa “senti come entra bene, adesso sono bella aperta vero?” “sii, maiala, ti farò inculare da tanti cazzi, poi quando a settembre rivediamo Stefano vedrai come te lo riduce” a quelle parole mi salì un brivido di terrore e di eccitazione che dal culo mi prendeva la spina dorsale fino al cervello, facendomi vibrare come in preda ad una crisi epilettica, Mario in tanto che mi inculava a grandi colpi, mi prese per i capelli tirandoli indietro e sculacciando con violenza lasciandomi ditata rosse su la pelle, venimmo contemporaneamente, lui sborrandomi ne fondo del culo io vibrando godendo, mettendomi tre dita nella figa e con l’altra mano tirando una delle mollette attaccata al capezzolo. Rimasi lì sul letto, sdraiata a pancia in giù, boccheggiante, con Mario a peso morto sopra di me ancora piantato dentro ma che si stava pian piano ammosciando. Dopo una decina di minuti, si sollevò e si sedette sul bordo del letto, mi tirò in ginocchio a fianco a lui, “adesso devo pisciare, sai già cosa devi fare vero?? Anzi adesso ti insegno a far da sola, senza bagnare il tappeto ok?” annuii senza proferir parola, lui mi fece accomodare in ginocchio tra le sue gambe, poi disse “mettilo in bocca, quando la senti piena, stringi alla base, ingoi poi lo rilasci così ti fai un'altra sorsata, fino a che non lo svuoti tutto senza bagnare in giro, dai prova….” Lo feci, quando ebbi la bocca piena strinzi e smise di pisciare, riuscii a mandar giù il tutto, poi allentai un po’ le dita con cui stringevo alla base del tronco, sentendomi nuovamente il getto caldo inondarmi la bocca, me la riempii nuovamente e strinzi ancora le dita ad anello alla base del cazzo, riuscii ad ingoiare a piccoli sorsi ancora, poi ripetetti il tutto, finchè dal cazzo non uscì più niente, l’ultima volta alzai la testa a guardarlo ne gli occhi, poi spalancai la bocca mostrandogli il suo liquidò giallo che la riempiva, e, con difficoltà, ingoiai tenendo la bocca aperta. Mario era ammirato dalla mia trasformazione, poi, mente mi preparavo a tornare a casa, mi disse di trovar una scusa col cornuto, perché mercoledì mi avrebbe portato in Piemonte ad una festa in villa, a far la troia, quindi se mi avesse telefonato non mi avrebbe trovato, gli dissi che non c’era problema, sarebbe stata la scusa della solita pizza con le amiche, poi rimessami la tuta tornai al piano di sopra in casa mia.

continua

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