Famiglia De Porconis Zozzi - pt. 8

Scritto da , il 2019-07-08, genere incesti

Da quella scopata di gruppo erano ormai trascorsi tre giorni. Daniel si era ambientato bene nella sua nuova casa, suo padre doveva ancora capire come gestire certe situazioni…

Ginevra si svegliò poco prima dell’alba, vittima di afosi incubi, si guardò accanto. "Strano..." pensò e si voltò provando a riprender sonno, ma niente, la mente vagava tra troppi pensieri. "Strano", si disse ancora e si alzò. Tutta nuda percorse il corridoio e fu davanti alla camera di Daniel. Percepì una voce femminile sragionare: "Scopami il culo sii sii". Aprì la porta stando bene attenta a non far rumori e scorse sua madre accucciata sulla sedia della scrivania e Daniel che evidentemente le stava sfondando il culo. Tutto qui. Richiuse la porta e si disse: "Strano". Fece qualche passo e si fermò davanti alla camera matrimoniale. Afferrò la maniglia e vi entrò in camera. Come immaginava il futuro patrigno era a letto a masturbarsi con mostruoso pene tra le mani.

"Hey tutto bene?!", Pietro arrossì sorpreso da Ginevra e si mise a pancia in giù per non farsi scorgere nudo. I suoi occhi si gonfiarono sul corpo discinto della figliastra e con ruvidezza disse: "Che vuoi?".

“Sei tanto impegnato? Non mi cerchi mai…", sussurrò lei e gli si mise accanto sorridendo dell’imbarazzo con cui lui si chiudeva a riccio.

“Verrà tua madre…”.

“Ci vorrà tempo…”.

“Stavo solo dormendo…”.

"Se vabbè… Lo sai che certe cose non si fanno? Non è bene star soli…", sussurrò ancora, sorniona, mentre con le mani provava a trovare l'accesso al cazzo dell’uomo. "Se non c’è mamma… ci sono io qui... per tutte le volte in cui hai bisogno di una mano...", e gli allungò le dita sotto il fianco accarezzando con le unghie il suo cazzo.

"Tu?". "Siii… tutte le volte… sempre…", sussurrò lei con lascivia. "Ma ho fatto una promessa", l’uomo si mise sul fianco lasciando che la ragazza avesse ora accesso al suo cazzo.

"Quale? Mmmm non ricordo?", Ginevra spinse in giù il capo e glielo prese in bocca amorevolmente, mentre lui allungò la mano palpandole il seno morbido e grosso.

"Che non l'avrei più rifatto... Non dobbiamo più...", Pietro era esasperato, guardava il viso da porca che la futura figliastra gli regalava e pativa quel cupido piacere.

"Ma di che parli? Non ricordo...", la Ginevra De Porconis si mise a fissarlo, parlottando mentre si dedicava al suo sesso colmandolo di delicati baci, intense leccate dal basso verso l'alto e ciucciate di cappella a volte tenere e a volte potenti.

"Ti prego... sposerò tua madre e...". Lo interruppe la ragazza che intanto impastava il suo cazzone umido e appiccicoso: "Esatto, saremo una famiglia e voglio che saremo felici...".

"L'ho promesso a tua madre... tutti… anche tu…".

"Shh... certe promesse si fanno così per dire... e poi...", Ginevra lo spinse con forza e gli finì sopra a cavalcioni.

Quel bastone era massiccio, davvero bello carnoso e spesso. “A chi pensavi? Eh? A me.. vero?”. La ragazza vi si schiacciò sopra con passione, con forza con piccoli rimbalzi decisi. Ruvidi, grezzi, torvi. “Dillo… volevi fottermi… dillo!”. “Oh siii Ginevra… si… voglio trombarti siii…”. Pietro le impugnava le tette, le baciava, le stritolava, era travolto da uno straziante fuoco dell’eccitazione, consumato da quel bisogno di sesso. La figliastra faceva su e giù, si faceva penetrare fino in fondo, spudoratamente, gracidando e sospirando. “Siii, siii, siii… fotti la tua figliastra… fottile la patata siii”. Si inchiodava con foga sul bel cazzone del patrigno, quella bella eccitazione carnosa le tartassava nello stomaco in un movimento secco, fatto di sordidi tonfi in umori collosi. Pochi attimi e Ginevra finì capovolta, in preda alla fame di Pietro che la mitragliava con un movimento di bacino perverso… Una bordata, una seconda, il letto cigolava… Ginevra nella sua perversa follia tirava via le lenzuola e soggiaceva a quel virulento pestaggio di cazzo. “Dentro, dentro…”, riuscii appena a sibilare e così si godette un diluvio di sperma.

Quando sua madre tornò in camera, trovò Pietro a dormire e sua figlia che giochicchiava con le dita tra le cosce, impasticciate in una schiuma spumeggiante. Ginevra le sorrise e bisbigliò: “Voleva rispettare la promessa…”. Amalia ricambiò il sorriso: “Quale promessa? Mmmm non ricordo…”.

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