Espiazione 2

Scritto da , il 2019-06-24, genere pulp

Qui sotto tra le fondamenta dell’edificio il buio è costante, non vedo la luce da una settimana, sento l’umidità su tutto il mio corpo e quella piccolissima finestrella con le inferriate difronte a me lascia passare una fresca corrente che arriva e si deposita proprio tra le mie cosce roventi, regalandomi un po’ di beneficio. Non ho mai avuto pensieri di autoerotismo, ma da quando è accaduto il fatto percepisco forti richiami da quel tipo di arte diabolica. Le mie braccia sono distese orizzontalmente e ben assicurate al tavolo da grosse e fastidiose catene, vorrei tanto spezzarle e far sparire le dita all'interno della mia vagina per soddisfare quel desiderio erotico che mi ha condannata a questa maledetta espiazione, ma non posso e ne soffro terribilmente. La mia mente vaga e mi auto torturo pensando a Gertrude, alle sue cosce bianche come seta e alla sua piccola e stretta fica, mi immergo nel ricordo e mi pare di sentirne tutto il suo odore che mi inebria e mi crea dei tremi, ma poi penso alla sua sorte a cosa le hanno fatto, dove è finita? Cosa starà subendo? Mi intristisco, sto male, e mi rimprovero di essermi fatta trasportare così debolmente dal diavolo. Urlo contro di lui e in un impeto di rabbia tiro in avanti le catene strette ai polsi, ma non succede nulla mi ritrovo sempre lì su quello scomodo tavolo che mi sta spezzando la schiena giorno dopo giorno.
La porta si apre e penetra una fioca luce, che poi si perde velocemente, lui è tornato lo riconosco dal suo passo affannato, come ogni giorno posiziona una bacinelle piena di acqua fresca e sapone accanto al tavolo e accende le candele che illumina la stanza. Senza dire una parola mi slega e mi permette di lavare la mia faccia e il mio corpo dai liquidi su di essi presenti. Non posso assolutamente toccarmi le parti basse, quello lo fa lui, dopo essermi sciacquata il viso e il seno, lui si avvicina e pensa alla pulizia del mio ano, lo fa con lentezza suscitandomi imbarazzo, poi riprendo posto sul tavolo e allargo le cosce e il momento della pulizia della mia vagina, dall'alto lui versa l’acqua avanzata nella bacinella sulla fica. Ovviamente queste operazioni di pulizia mi vengono fatte ogni giorno, infatti non potendo alzarmi defeco e urino stesa sul tavolo, dove un largo buco in posizione del bacino permette alle feci di defluire in un pozzo profondo e arieggiato.
La tortura a cui hanno deciso di sottopormi prevede una dominazione psicologica e sessuale da cui sono esclusi rapporti di penetrazione, lo scopo è mettere alla prova il mio grado di peccatrice e ci stanno riuscendo alla grande, sento di essere giunta al limite e per quanto stia subendo contro la mia volontà, inizio ad avere delle voglie irrefrenabili. Dopo avermi “lavata” lui inizia il suo solito “rito”: si struscia, mi palpa, mi slinguazza, mi sputa. Si denuda dalla solita divisa e mi ordina di inginocchiarmi, lo faccio e mi scopa la bocca con forza, mi ripete che sono la latrina del peccato e che lui ha la sborra santa, le sue mani arraffano le mie tette e le stringono con forza, lo sento irrigidirsi tutto e poi un grande schizzo mi arriva in gola. Lo ascolto ansimare come un porco, mentre continua a profanare la mia bocca con il suo cazzo “santo”. Finito di urlare come uno schifoso, mi fa alzare e ora ho la fica davvero in fiamme e vorrei toccarmi, ma se lo faccio rischio di mandare a puttane una settimana di riabilitazione, mi contengo con tutta me stessa e lascio cadere le braccia lungo i fianchi. Ripresosi mi prende per i fianchi e mi alza portandomi in direzione del tavolo, mi fa accomodare e mi bacia, mi sussurra porcate e fa scivolare la sua abbondante saliva tra le mie grosse tette, che cola inevitabilmente anche tra le mie cosce. Finito di umiliarmi, mi fa stendere e mi lega con le solite catene. Si riveste e quando ormai penso che anche oggi è finita mi informa che il mio soggiorno nelle segrete è terminato e che oggi stesso passerò al livello successivo. Lo ringrazio con riverenza, ma lui mi ricorda subito di essere una puttana e che ho ancora tanta strada da fare. Poi si mette davanti ai miei piedi e mi impone il rosario, preghiamo assieme, mentre gioca e sfiora i miei piedi con desiderio. Prego cercando di non pensarci, ma sento la fica in ebollizione. Finito di recitare il rosario, abbandona la stanza, ma non rimango sola a lungo perché ritorna con una tunica completamene nera, la poggia sul mio giaciglio e mi slega nuovamente, mi fa vestire sotto la sua più rigida supervisione e mi porta fuori da quel posto buio e freddo. Camminiamo nel corridoio centrale delle fondamenta, sono qui da 20 anni e ho sempre ignorato questo posto, noto che accanto alla mia porta ci sono altre due celle, forse Gertrude è rinchiusa lì, ma non posso fare nulla, non posso nemmeno parlare e quindi seguo il monsignore che conosce la strada per uscire da quel tugurio. Attraversiamo dei passaggi nascosti e dopo un paio di scale arriviamo ad una botola che ci porta in superficie, riconosco l’ambiente esterno, siamo nell'orto affianco al pozzo. Usciamo fuori e la luce del giorno è forte, i miei occhi faticano un po’ prima di abituarcisi. Scorgo le mie sorelle intente a faticare nei campi, si stanno occupando della raccolta della frutta di stagione e non si accorgono di me. Seguo il mio carnefice e ci avviciniamo all'entrata secondaria del monastero. Raggiungiamo l’ufficio della badessa, lui bussa ed entriamo, lei è intenta a scrivere qualcosa. Mi vede e non sembra per niente contenta, lui prende posto sul divano all'interno della sala, lei interrompe la sua opera e mi rivolge la parola:
:- Ecco la nostra insolente e schifosa sgualdrina! Come stai puttana?
Il suo tono è disgustoso, in 20 anni con lei non l’avevo mai sentita parlare in tal modo. Le rispondo che sono mortificata e che sto facendo di tutto per fare ammenda del mio peccato. Non finisco di chiedere perdono che mi ricorda subito: - Quello che hai fatto è davvero deplorevole e dovrai vivere il tuo inferno sulla terra per espiare, la tua colpa. Per questo subirai la legge del contrappasso e per altre tre settimane arai sottoposta a interessi sessuali da parte di chiunque, a cui tu lurida e indegna meretrice dovrai rispondere dando piacere solo con la bocca e con le mani. Per farti passare qualunque bollore, ti sarà applicata una cintura di castità in modo che tu non possa regalarti auto piacere oppure essere soddisfatta e penetrata da altre persone. Dovrai soffrire della tua stessa lussuria, dopo forse sarai riabilitata e riammessa qui nel nostro rispettosissimo monastero, queste sono le regole che abbiamo scelto per te, suor Chiara. Hai capito?
: - Si mia Signora!
: -Bene! Ora ti affido al monsignore che si occuperò della tua preparazione verso la tua prossima a tappa, ti scorterà fino in bagno e lì ti consegnerà a delle sorelle che penseranno a darti una ripulita e ti applicheranno una cintura di castità. Ti auguro di soffrire tanto, perché solo in tal modo potrai capire ed espiare l’atto libidinoso e schifoso con cui hai persuaso e sottoposto la giovane sorella Gertrude. Al nome della dolce sorella mi ridesto dall'intontimento dell’umiliazione, vorrei chiedere di lei, ma non posso fare domande, tuttavia i miei occhi parlano chiaro e la badessa se ne accorge e infatti arrabbiata si avvicina e mi urla contro il suo disprezzo e odio
: - Solo il suo nome ti crea eccitazione e libidine, lo vedo dai tuoi occhi la tua riabilitazione è davvero ancora lontana. Vergognati! Plagiare una giovane ingenua come lei per soddisfare i tuoi appetiti sessuali! Vengo travolta da un forte ceffone che mi colpisce in pieno viso e mi fa arretrare di un passo, ma a lei non le basta il dolore vuole la mia umiliazione, così un altro ceffone raggiunge la guancia sinistra, sono debole e cado per terra, piango e vengo sputata in faccia. Poi la donna si rivolge al priore nella stanza, lo prega con rabbia di portarmi via. Lui esegue e mi ordina di alzarmi, lo faccio, la porta si apre e io esco con lui, con il volto arrossato e con le lacrime che scivolano sulle guance. Camminiamo in un silenzio assordante in cui avverto tutto il peso della colpa, poi giungiamo nei bagni, qui fuori mi aspettano tre sorelle con il volto coperto da una maschera, mi prendono in consegna mentre il monsignore mi ricorda che non mi è consentito fare domande ma solo rispondere, mi portano sotto la doccia, mi denudano con violenza strappandomi senza rispetto la toga nera, mi legano i polsi dietro la schiena con delle corde di iuta, e mi spingono sotto la doccia, l’acqua è fredda ma almeno mi idrata il corpo, una delle tre mi si avvicina vestita e con violenza mi lava i capelli, mentre le altre due mi spazzolano il corpo con una spugna. Vengo sciacquata accuratamente e l’odore del sapone mi dà un po’ di sollievo. Mi ordinano ad un tratto di stendermi sul piatto della doccia e di aprire le gambe, lo faccio con vergogna e difficoltà, i polsi legati non mi aiutano, mi viene puntato l’idrante in direzione della vagina, sento scorrere l’acqua che manda via tutti i miei peccaminosi fluidi, il getto è forte e mi regala sollievo dall'alto una di loro cala del detergente intimo senza toccare il mio organo, che poi spazzano con acqua. Dopo 10 minuti di lavaggio mi fanno alzare, mi fanno accomodare a cosce divaricate su di una sedia e asciugano i miei capelli ricci. Ora sono pronta e profumata, mi accompagnano nuda nella mia vecchia stanza, due di loro mi controllano a vista, mentre l’altra cerca i miei abiti. Finalmente mi slegano e mi impongono di stendermi sul mio lettino, due di loro allargano le mie gambe mentre una di loro infila sotto il mio bacino una banda metallica che corre lungo la vita ed una fascia in lattice unite tra loro, che copre completamente i miei genitali in modo da renderli inaccessibili alle mani. L’interno è rivestito in gomma per assicurare meglio l’igiene, una volta applicata mi fanno chiudere le cosce e applicano per impedire la rimozione della cintura, due piccoli lucchetti. Finita l’operazione, mi fanno alzare e mi chiedono se è stretta, faccio segno di no con la testa. Mi spiegano che da oggi vivrò con essa finché il mio rito di purificazione non sarà concluso, mi spiegano che potrò defecare e urinare senza alcun problema di igiene, in quanto questo è permesso dalla presenza di due piccole aperture, una anteriore e una posteriore, per l'espletazione dei bisogni fisiologici. Poi mi vengono consegnati i miei vecchi abiti da suora, ma senza la cuffia e il crocefisso, mi spiegano schifate che dovrò sfoggiare i miei capelli neri e ricci come simbolo di lussuria, un segno identificativo della mia colpa. Mi rivesto e vengo accompagnata dal priore che attende fuori, a lui viene consegnata la chiava del fiore del mio peccato e con lui mi incammino verso i mio nuovo destino. Una macchina fuori ci aspetta, saliamo su e si parte in direzione di un monte che svetta imponente, in lontananza, la strada e tortuosa e procediamo lentamente, io siedo dietro e accanto a me c’è il priore che mi ha imposto di guardarlo negli occhi per tutto il viaggio mentre recito il rosario. Non posso guardare la strada devo obbedire a lui e basta. Dopo due interi rosari, arriviamo a destinazione. Scendo dall'auto e guardo finalmente fuori, mi rendo conto che la mia prossima tappa per la mia espiazione avverrà qui all'interno dell'Eremo dei frati.

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