Alessia ed Elena dai capelli celesti

Scritto da , il 2019-06-21, genere saffico

È come se il mio subconscio lo avesse sempre saputo e che mi abbia lasciata estranea, sola in tutte le mie fragilità ed insicurezze, perché? Per proteggermi da una società materialmente bigotta e intollerante, per proteggere il sogno di una ragazzina che vuol danzare persino all’altare accanto all’uomo che ama? Devo pensare che abbia difeso il nostro amore?
Se è la natura, chi può fermarla? Mi sentivo come un vulcano dormiente da secoli e poi... l’eruzione. Qualcosa è successo ed a scatenare questo drammatico e spettacolare frangente della mia vita è stata una ragazza. Totalmente opposta a ciò che io sono e mi sento di essere, in comune avevamo solo la passione per la danza. Vederla danzare la prima volta... ammetto che è stato estasiante. Mi arrabbiai con piacere però, tra sigarette e vino non capivo come facesse a muoversi in quella maniera.
Circa una settimana prima di Natale, come ogni anno, la mia istruttrice nonché capo della struttura dove lavoro, organizzava un piccolo spettacolo con ballerine esterne. Questo anno erano cinque, ragazze poco più grandi di me di un paio di anni. Tra loro spiccava in maniera grottesca Elena, i suoi lunghi capelli azzurri sembravano quelli di un cartone animato giapponese... si la guardai con ammirazione perché ci vuole coraggio. Presentazioni immancabili e poi come gli ultimi due anni la signora accollò le ragazze a me. Io le mostrai il loro alloggio, dall’altra parte della struttura e dove avrebbero potuto mangiare... ovviamente la prima sera, dopo un pomeriggio di allenamento cenai con loro. Qui iniziai a prendere confidenza con Elena, o meglio lei con me. Rimasi altezzosa, la prima donna che non voglio proprio essere, uno di quei tanti perché a cui non so rispondere. Cena finita, ragazze a domani. Però Elena disse di voler fare un giro e che non poteva chiudersi in una asettica camera alle ventitré. Il mio fidanzato mi aspettava a casa, si, avevo una voglia tremenda, una di quelle che dici al tuo uomo fammi godere, e glielo urli mentre ti avvicini come una assatanata al membro... ti ci attacchi e ti scordi che potrebbe venire, non che sia un problema, ma, poi toccherebbe aspettare per riavere un pene degno di una, concedetemi la volgarità, scopatana con i fiocchi. Chiusa questa parentesi, lo chiamo, tarderò. Mi innervosisce lei, resto pacata, dolce e gentile... dove potrei portarla? Andiamo a prendere un caffè al Top, più che altro per me una tisana, lei prese una birra di non so quale marca. Beh parlammo, mi tempestó di domande, io risposi, stranamente bene, iniziava a starmi simpatica perché la sua parlantina era eccezionale, ricca di vocaboli... cioè a volte dovevo far finta di aver capito, lei elargiva cultura in maniera naturale e del tutto naturale fu di chiedermi dei miei gusti sessuali, se ero soddisfatta nei rapporti, le mie fantasie, il posto più strano, quelle cose che a parlarne si arrossisce e che... magari a scrivere è diverso, si il pompino lo faccio con l’ingoio... sono devota, il sesso anale lo adoro. Passò un ora, non volevo liquidarla ma dovevo andare, il mio uomo mi reclamava ed io non riuscivo a trattenermi quei discorsi furono stimolanti. La cosa strana è che feci il giro più lungo per accompagnarla, ci vollero almeno un quarto d’ora. Comunque arriverò al dunque velocemente, la mia vita non vi interessa tanto. Dopo quella sera ci vedemmo con la solita abitudine, cena, caffè, giro in macchina sempre più lunghi. Il venerdì sera però cambiò tutto. Lei e le altre volevano andare a ballare, l’idea non era male ma, senza Giuseppe non sarei andata. Tralasciando come, dove e quando ci trovammo a ballare. Erano le quattro, io distrutta volevo bruciarli i tacchi, basta. Mi andai a sedere al nostro tavolo quando Il mio uomo, mettendomi una mano sulle cosce e pian piano andando a toccare da quelle parti, mi fece notare Elena alticcia, che ballava con un idiota, mi alzai e andavi verso di lei, le presi il polso e la spostai, lei si mise a ballare... con me, fu un momento in cui le luci erano troppi intermittenti da poterti far vedere ad un metro, fu un momento davvero veloce, mi baciò, rapidamente a stampo, subito dopo con la lingua... io dopo guardai verso il tavolo non vedevo nulla... ricambiai quel bacio e poi la presi per mano è la portai al tavolo. Serata finita, così. Ero accanto a lei ma cercavo il mio fidanzato con una paura assurda. Cosa ho fatto? Dio non ci posso credere nemmeno ora che lo scrivo. Io e gli amici di Giuseppe portammo le ragazze a casa, nessuna necessitava di un badante, forse di un pene... Elena però era uno straccio, ti aiuto a salirla per le scale? Mi chiese il mio amore... però intervennero le ragazze, ci pensiamo noi... volevo però accompagnarla sincerarmi che stesse bene e così feci. Mentre uscivo dalla sua, camera, dopo averla accompagnata, lei si alzò di scatto, mi tirò a se... aspetta dove vai? Io zitta, lei mi baciò e mise mani dove mai una donna mi aveva toccata, non riuscivo a reagire, ero impaurita, ero eccitata, non più di cinque minuti ed ero scombussolata, la mia vita non so, mi parve strana specialmente nel breve attimo in cui la sua lingua scrisse qualcosa sul mio monte di venere, come se chiese l’autorizzazione per leccare la mia dolce e fedele vagina. Imbarazzo: no, ma tanta paura per quel desiderio di fare qualcosa. Ero, ero... un fremito umido e silenzioso che voleva godere e gemere dal piacere. Fu lei a fermarsi ed io ad andare subito da Giuseppe, come se mettermi il suo CAZZO in bocca o in mezzo le gambe avrebbe cambiato la mia natura... la natura di cui parlavo, il vulcano. L’eccitazione mi spaventava, ero eccitata per una ragazza, dovevo venire assolutissimamente, quindi chiesi a Giuseppe di fermarsi dietro lo stadio, prima di rientrare a casa, volevo farlo, volevo cancellare qualcosa? Sbagliai quella sera? Ovvio che sbagliai e che continuai a sbagliare, lei mi aveva fatto sua, e lo aveva fatto dal primo istante in cui i nostri occhi si sono incrociati, non ero scocciata anche se davo questa impressione, lei mi attirò a se, avrei dovuto oppormi? Dio se mi opposi...lei è stata più forte!
Susseguirono tre incontri, tre notti magnifiche. Io amo Giuseppe, quel che ti ho fatto è stato una cosa brutta, mi spiace ... non accadrà mai più, come potevo sapere di essere attratta dal mio stesso sesso?
Non ho mai mentito, preferisco la trasparenza e la schiettezza, nemmeno ricordo che scusa trovai per stare con Elena, fatto sta che restammo in macchina, lontano dalla città... eravamo due corpi perfetti seminudi, abbracciati, un intreccio di lingue e carezze provocatorie. Mai baciai così tanto, il seno? Mi piaceva toccarlo, il sedere... lo stringevo forte, imitavo il mio fidanzato... non sapevo che fare... le baciavo il collo, il seno, i capezzoli, stringevo le natiche, le cosce ma non andavo mai li sotto, ne la toccavo... lei non disse nulla, le stava bene così, mi procurava piacere, non ero alla sua altezza, ogni carezza mi eccitava, ogni qual volta mi leccava non ero più me... si amore mi è piaciuto, ho goduto. Ho paura ma devo scriverlo per cancellare questi ricordi dalla mia mente. Mi fece venire intensamente, sorrisi e lacrime. Sei dolce Alessia, non preoccuparti mi diceva in alcuni momenti...
La seconda volta eravamo totalmente nude, io e lei nella sua camera. Non avevo imbarazzo volevo ricambiare L’orgasmo ma, fu lei a comandare, anche lei come Giuseppe, le uniche persone della mia vita, erano dominanti nei nei confronti, dolci, fantastici e dolorosamente appaganti, io totalmente sua. Quella sera esploró tutto il mio corpo, mi diede piacere con la lingua e con le dita, non mi concesse di toccarla, di ricambiare, mi fermava mordicchiandomi l’orecchio, poi mi girava e mi dava piacere, io riuscivo solo a baciarla intensamente e tenere seno e sedere tra le mie mani.
L’apice di tutto fu il veglione di Natale, quella sera nel mentire litigai con Giuseppe perché volevo stare con Elena, mai ebbi un comportamento simile, discoteca, ballare come pazze e poi a casa, ci stuzzicammo sulla via, dovetti fermarmi dietro al parco... a casa c erano anche le ragazze ma non importava nulla... sul uscio della porta le sue mani accarezzarono le mie calze, io le strappai appena, volevo le sue dita dentro di me. In camera sua eravamo avvinghiate, tolti i vestiti, ci mettemmo anche troppo perché le nostre labbra erano incollate, voglio scoparti come fa il tuo fidanzato, non puoi, forse hai ragione Ale, posso darti lo stesso se non superior piacere ai tuoi sensi... lei sapeva abbastanza... di come sono sessualmente remissiva ed incline alla perversione di Giuseppe... C’era quello scrittoio dove mi fece poggiare i gomiti, le mie gambe aperte e la sua lingua andava su e giù, tra ano e vagina, mi penetrava con le dita e si toccava, le piaceva ed io... trattenevo i mugoli, dieci minuti ed ero un orgasmo dopo l’altro, queste brevi parole non descrivono quelle ore di piacere dove il mio corpo era completamente indipendente dalla mia mente, benché la ragione sussurrava qualcosa, il cuore mi frastornava, lei mi eccitava... mi dava piacere e a me bastava solo baciarla. Perché non posso?
Lei ride e mi sposta, mi bacia e mi tocca. Tu non puoi!
Non le tenevo testa, non posso? Va bene ma,non smettere tu!
Mi chiedo se questa sia stata una punizione, io non sono fatta per stare nel mezzo, prendo sempre decisione, sinistra o destra, non nel mezzo. Sono così su tutto, non esito. Mi pare che sia un contrappasso dantesco, essere bisessuale, stare nel mezzo della mia sessualità.
Dopo un litigio con il mio amore, Elena mi disse di non essere brava con i rapporti amorosi ma, di saper fare molto bene l’amica e come tale mi disse con un abbraccio, non dirgli nulla, tieni questo segreto con te, custodiscilo anche per me ora che hai il mio cuore. Mi commossi, piansi tanto però dovevo dire la verità al mio fidanzato, quasi dieci anni di fidanzamento buttati nel nulla, non potevo, non riuscivo a mentire. Dissi quel che dovetti dire. Vi risparmio i dettagli, vi dico che per qualche mese non ero più io... ho smesso di mangiare, ho tentato di porre fine alla vita, ero un cadavere caminante. Ero sola, senza un amore, senza un convincente, senza un amico, senza un amante. Tutto quello che lui è per me non c’era... avevo scopato con una ragazza, sono bisessuale e poi? Poi nulla ti meriti il peggio Alessia. Ho ricostruito il rapporto con Giuseppe, dopo mesi ci sono riuscita, in questo tempo ho anche accettato la bisessualità con cui non riesco a condividere, purtroppo! Questo è stato un periodo che mi ha trasformata, il mondo gentile che mi circonda non lo sopporto più! La mia consolazione è il mio fidanzato, la mia ammissione e che mi è piaciuto godere con Elena, la ringrazio? Se avessi perso Giuseppe... cosa avrei fatto?
Non ho rimpianti al momento nonostante sia pentita, non lo rifarei dico eppure credo di non riuscire a comandare il mio corpo. Succede quando Giuseppe mi possiede, qualunque cosa voglia farmi io la subisco con molto piacere! Mi piace ma fino a che punto? Un giorno mi stancherò e lo perderò? Le mie righe uno sfogo, per voi, spero una piacevole lettura, vorrei fare leggere questo a Giuseppe? Ditemelo voi!

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