Intimità

Scritto da , il 2019-06-11, genere etero

Ti aspetto sotto le lenzuola, vigile. Il desiderio di te mi tiene sveglia senza che debba fare nessuno sforzo. È notte inoltrata e il silenzio regna fuori e dentro la stanza. Attraverso la finestra aperta sento un automobile parcheggiare e capisco che sei tu. Impaziente anticipo con la mente il rumore dello sportello che sbatte, i tuoi passi sulle scale e la porta, aperta e richiusa alle tue spalle. Ed eccoti qui. Fai una breve sosta in bagno e ritorni in camera, ai piedi del letto, dove ti osservo spogliarti mentre mi racconti della serata che hai appena trascorso. Faccio fatica a prestare attenzione a quello che dici, catturata dalle movenze di quel corpo che tanto desidero. Le braccia e le spalle forti, la peluria folta che copre il petto e scende fino all’inguine, la schiena che da ampia si fa più stretta e quel culo così sodo. Mi raggiungi e ti stendi affianco a me. Affondo la testa sul tuo petto alla ricerca della mia dose, inspiro profondamente il tuo odore che distende ogni tensione e diluisce le amarezze quotidiane. La tua mano accarezza, dal basso verso l’alto, con tocco delicato e lento la gamba con cui ti cingo la vita, arrivi ai glutei, le dita si insinuano tra il solco, si avvicinano lente alla mia intimità, provocano e poi sfuggenti scivolano giù sulla pelle liscia in direzione del ginocchio, da dove risalgono, ricominciando da capo. Gamba, culo, interno coscia. Al nuovo passaggio allontano il bacino cercando di offrire il mio sesso alla tua mano che ancora una volta sfiora ma non prende. Tre giri così e mi sento in fiamme. Impaziente allungo una mano tra le tue gambe, mi afferri il polso e lo fermi contro il materasso, portandoti sopra di me.
“Non avere fretta” sussurri avvicinando le labbra al mio orecchio.
Mi sollevi la canottiera e raggiungi con le mani e la bocca i miei seni. Già fremo. Mentre lecchi un capezzolo fai roteare l’altro stringendolo tra pollice e indice ed io inizio a gemere. La tua mano destra scende, infili le dita sotto l’elastico della brasiliana e la fai scivolare sulle cosce, raggiungi la mia fica umida e calda e con un movimento deciso entri, la prendi, letteralmente l’afferri, con tre dita dentro e il clitoride contro il palmo. In quello stesso istante mi mordi un capezzolo e io mi sento morire, trafitta. Stringo nei pugni le lenzuola e inarco la schiena per offrirmi, per sfuggirti, per aumentare la profondità del tocco e la stretta del morso, incrementando le scosse provenienti dall’incontro tra piacere e dolore. Continui a suggere e mordere i capezzoli con devozione e con la delicatezza che ti contraddistingue mentre le dita escono ed entrano con movimenti controllati e lenti. Sono terra conosciuta ormai, sai dove premere, sfregare, hai imparato presto a individuare i miei punti di piacere. Mi accarezzi dentro con destrezza. Mi sento lusingata dalla venerazione con la quale ti dedichi a me. Così presa, padroneggiata, stretta tra le tue mani e la tua bocca, mi sento completamente in tuo possesso, asservita al piacere. La mia è una resa incondizionata. Quasi priva di volontà, non ho pensieri, né immagini, ma solo sensazioni. Il rumore del mio respiro ansimante, la morbidezza delle tue labbra sulla pelle, le fitte acute come lampi sotto le palpebre chiuse. Il peso del corpo sul corpo, il tocco delle dita che premono sulla carne. Mi lascio guidare dal piacere, totalmente esposta, fino a raggiungerne l’apice.
Giusto il tempo di riprendere possesso di me che ti allontano quel tanto che basta per spingerti supino sul letto. Ti bacio, le lingue si intrecciano non lasciando varchi, le labbra bramose premono morbide le une sulle altre. Inizio a scendere lentamente, passando per le spalle, il petto villoso, i fianchi, fino ad abbassare gli slip e raggiungere il tuo sesso. Respiro profondamente qualche secondo per assimilarne l’odore e appagare anche a livello olfattivo la mia natura femminile. Prendo il tuo bel cazzo in bocca, lecco minuziosamente la cappella, esploro con la lingua ogni centimetro, affondo nel buchino e succhio avvolgendo le labbra intorno all’asta. Ti vedo ansimare e il mio desiderio cresce. Faccio scendere le labbra fino in fondo, ti prendo tutto, fino a che non ti sento sbattere in gola. Qualche affondo e torno indietro per succhiarti meglio. È il tuo corpo ma è come se fosse anche un po’ mio. Ho la tua mano sulla nuca come una carezza. Non ho mai la gioia di vederti completamente abbandonato, cerchi di mantenere un certo contegno sempre, incredibilmente anche con me. Ma in questo momento sento di avere il potere di darti e toglierti il piacere, di giocare con l’attesa per aumentare il desiderio. Ti lecco lo scroto e il perineo. Ti sento mio, la tua parte più vulnerabile è tra le mie mani e la mia bocca. Faccio crescere a poco a poco il godimento. Sento le vene pulsare e gonfiarsi. Saprei come farti impazzire, con la bocca posso portarti dove voglio, ho scoperto come farti perdere il tuo fottutissimo autocontrollo. Prima di procedere maliziosa ti chiedo
“Continuo? Ti va di venirmi in bocca?”. L’attesa tradisce la tua indecisione
“No aspetta, non stasera”
Mi sposto incredula e tu scendi. Baci il monte di venere e continui lungo tutto il solco tra la coscia sinistra e l’inguine. Intreccio le dita tra i tuoi capelli folti che mi concedi di spettinare solo in questi momenti ma che scomposti ti donano e ti fanno apparire tremendamente sensuale. Sento il respiro solleticare la pelle bagnata. A un tratto dimentichi la dolcezza e ti fai feroce, sembra che tu voglia divorarmi, assapori i miei umori grondanti, scopri, lecchi e succhi il clitoride fino a renderlo ipersensibile, fino a quando il contatto con la tua barba incolta ispida è quasi intollerabile, una tortura. Così ti basta un soffio per farmi impazzire. Sento che dischiudi le mie labbra con le tue per poi spingere la lingua tesa nei miei punti di piacere. Appari affamato nel consumare questo lussurioso pasto, credo di aver sentito i tuoi denti affondare nella mia carne più tenera, ma non ci giurerei. In ogni caso il mio corpo, inevitabilmente, ancora una volta, risponde alla tua chiamata.
Osservo il soffitto e ringrazio mentalmente la natura per essere donna e avermi donato la possibilità di godere in un tempo illimitato, senza periodi refrattari; ti sposto di lato e ti salgo sopra. Scivoli dentro che è una bellezza. Inizio a ondeggiare lenta strisciando il mio corpo sul tuo ma poi mi sollevo per cavalcarti con fervore. Forse non dovrei ma mi concentro egoisticamente solo sulle mie sensazioni e sul mio desiderio, mentre ti prendo come voglio, per averti dove sento bruciare, per farti affondare con i miei colpi e le mie spinte ancora e ancora più su. Ti tengo aperte le gambe con le caviglie. Metti le mani dietro la testa e sei bellissimo mentre ti godi la mia esibizione, mentre ti utilizzo per prendermi tutto il mio piacere. Poi ti alzi, mi prendi da dietro e stavolta decidi tu. Entri ed esci, penetri e ti allontani con una lentezza che adesso non gradisco affatto e allora ti cerco venendoti incontro ma tu non ti dai. Mi viene da sorridere. Metto a tacere il mio istinto e ti lascio guidare. Da lenti i colpi si fanno sempre più veloci, affondi che mi fanno sobbalzare e sprofondare tra le lenzuola. Sento la carne che sbatte sulla carne, la presa delle tue mani sui fianchi che stringono a tirano con forza, gli odori mescolarsi, gli umori confondersi. Arrivo a contare il mio terzo orgasmo che arriva questa volta insieme al tuo. Ti appoggi pesante su di me, mi baci e mi rinfreschi con un soffio la schiena imperlata di sudore.
Poi vai in bagno, sento l’acqua della doccia scorrere. Esci dopo poco già vestito e profumato. Un senso di gelida solitudine mi attraversa, consapevole che ti sto per perdere di nuovo. Prendi il portafoglio e con un gesto rapido e consueto appoggi le banconote sul cuscino, il compenso per essermi concessa.
“Stasera dovrei essere io a pagare te”
Fai un sorriso in silenzio mentre ti abbottoni il polsino della camicia e mi guardi con occhi stanchi e malinconici. Insisto
“Non hai più bisogno di pagarmi per avermi. Riprenditi i tuoi soldi”
Getti un’occhiata sul cuscino e poi mi guardi con un’espressione seria
“Mi piaci, riconosco che c’è qualcosa di diverso tra noi. Non credo di aver mai scopato così, con amore con le altre. Ma è il denaro che conserva l’incantesimo. Con quei soldi io non pago solo la tua disponibilità. Pago perché tu non mi chieda di più, perché tu non pretenda quello che non posso darti, né adesso né in futuro. Lo scambio di denaro serve a definire questo rapporto che non può essere altro da ciò che è. Ti pago perché tu non abbia pretese, né aspettative che non potrei soddisfare. Per sentirmi libero di trattarti come voglio senza temere giudizi o dubitare che tu te ne vada. Pago per non sentirmi in colpa se ti offendo, se piangi, se ho voglia di umiliarti; per non avere vergogna di come sono, di ciò che desidero, per non dover avere una reputazione da difendere o una buona immagine da mantenere ai tuoi occhi; ti pago per prendere fiato, riemergere da quell’ansia soffocante di non essere all’altezza delle situazioni, di non riuscire a soddisfare delle aspettative che qualcuno ha costruito su di me e che ho finito per fare mie; pago per esercitare la mia forza su di te e non sentirmi impotente, per non rischiare di esplodere in preda alla rabbia lasciando fuori le ingiustizie che sento di non meritare e sulle quali mi rendo conto di non avere alcun controllo. Ti pago per avere tutto questo, almeno per un’ora, una volta a settimana”

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