Famiglia De Porconis Zozzi - pt. 3

Scritto da , il 2019-06-11, genere incesti

Ginevra rientrò dallo shopping traboccante di buste. Chissà come era riuscita ad aprirsi la porta di casa! Ne stringeva tre in una mano, quattro nell’altra, una, la più grande, le copriva il viso. Così afflitta da quel peso ingombrante, era finita tutta scomposta: il toppino avorio le si era abbassato mostrando i capezzoli rossicci, la minigonna nera era invece salita su mostrando la figa col suo taglio, in una mutandina leggera e trasparente. Nessuno si presentò ad aiutarla, nessuno le prestò attenzione e la ragazza più avanzava, stracarica dei nuovi acquisti, e più i suoi indumenti si ritraevano. La notarono solo quando, mezza sofferente, s’arrese a chiedere soccorso: “Chi mi aiutaaaa?”.

“Io, iooooo…”, un coro di voci rimbombò nella casa. I maschi, nel vederla così conciata, s’imbaldanzirono. Daniel mollò il telefonino ma suo padre gli tagliò la strada, quasi cascando dallo sgabello su cui si trovava a spolverare il lampadario del soggiorno. Fu sua moglie a frenare l’entusiasmo di Pietro: “No caro, tu hai promesso che oggi mi aiutavi con le faccende di casa…”.

L’uomo si rabbuiò: “Ma io…”.

“Niente ma! Su forza!”.

Pietro risalì mestamente lo scanno e provò a riconcentrarsi sul lampadario, assistendo, con grande rammarico, all’intervento del figlio.

"Oh ma che tesoro...", Ginevra salutò affettata Daniel che la sollevò del peso di tutte le buste senza che la ragazza ne approfittasse per ricomporsi.

“Ma quanta roba che hai comprato!”.

“Sei così gentile nell’aiutarmi che te la mostrerò volentieri...".

"Ah me la mostrerai?".

"Vedrai ti piacerà!".

I due si sorrisero e filarono al piano di sopra davanti agli occhi immalinconiti di Pietro che implorò: “Dopo la fai vedere anche a me?”. Non ricevette risposta e ripeté: “Ginevra dopo la mostrerai anche a me?”. I ragazzi parlottavano tra loro e non gli prestarono ascolto. Totalmente avvilito Pietro tornò al lampadario impolverato.

Nella sua stanzetta, Ginevra invitò il fratellastro ad accomodarsi sul letto: “Dimmi che ne pensi ok?”. Doveva mostrare i nuovi acquisti quindi, senza pudori di sorta, si denudò completamente mostrandosi nel suo splendore, depilatissima e profumata, e così iniziò a spulciare tra le buste, tirando fuori i vari indumenti appena comperati. Daniel finì muto ed imbambolato. “Ho preso questo… poi ho visto questo e… allora perché non prenderli entrambi? E poi... c'era quest'altro, è una meraviglia, guarda! Ma non ti dico questo qui!”. Era tutta biancheria intima, decisamente super hot, mutandine striminzite, reggiseni estremamente sexy, pezzi di lingerie, babydoll. La ragazza afferrava e mostrava, esibiva e riponeva, rapidissima, eccitata, orgogliosa d’ogni suo capo, assordando Daniel con giudizi elettrizzati cui il ragazzo non prestava mica attenzione. Lui, come non capirlo, era rapito dalle oscillazioni scomposte delle mammelle e dei capezzoli di Ginevra, dalla figa nuda che sembrava brillarle tra le cosce che si aprivano e chiudevano.

I nuovi acquisti erano ostentati per pochi secondi e poi finivano poggiati su una seggiola accanto alla scrivania, vicinissimo al letto.

"Aspetta... ora indosso tutto e ti...", la ragazza troncò ogni parola accorgendosi che Daniel si tastava ossessivamente il cazzo chiuso nei pantaloni. Mise a fuoco la mano smaniante sulla bella sagoma d’una staffa e si morse le labbra.

"Ehm ti stai…. annoiando?”. Daniel le disse di no scuotendo il capo.

“Sicuro sicuro? Io non volevo stancarti con… queste cose da ragazza…".

"E' che sei così sexy...".

Lei gli sorrise. "Sapevo che saremmo giunti a questo punto... e lo volevo. Dovevo vedermi con uno ma... non si è presentato..." e gattonò felina sul letto stendendosi sul corpo del fratello e inducendolo a coricarsi.

I seni turgidi, quasi alabastro, fecero sentire il loro peso sul petto di Daniel che, smanioso, corse a sbottonarsi i calzoni. Tirato il cazzo fuori, la baciò ripetutamente, le loro lingue si unirono assaporando il reciproco struggimento che saliva impetuoso. “Quanto sei duro…”, borbogliò sottovoce, poi zitta, si cullò su di lui, sgusciante sul suo petto, una volta, due ed inghiottì nella figa quel bel cazzo in un incredibile turbinio di piacere, calore, energia, attrazione.

La passione avvampò. La stanzetta si colmò di ansimi. Daniel le teneva i fianchi nelle mani dandole della porca, mentre lei si abbatteva sul suo corpo ruvidamente, con gli occhi in delirio, confermandogli che lo era davvero. Ginevra si mosse col bacino avanti e indietro, respirando in affanno, lanciando gemiti contro il fratellastro che le succhiava un capezzolo e venne e venne ancora. Aveva tutto il suo cazzo dentro e la voglia di godere di più. Prese a cavalcarlo e tornò a godere poi...

“Io… io…” gloglottò Daniel.

“Sììì vieni… vieni…”.

“No, ti voglio sborrare in faccia!”.

“Che zozzone... Aspetta… aspetta”, Ginevra s’affrettò ad abbandonare il corpo del fratellastro e piombò accovacciata sul pavimento.

Il ragazzo si mise in piedi e puntò la sorellastra.

“Siiiii… siii vieni…", lei era tutta infervorata e, con la bocca spalancata in una espressione indecente, spronava la masturbazione di Daniel massaggiandosi le tette in un movimento lento ed intenso che partiva dai gomiti e portava le palme aperte a roteare in modo scomposto.

Daniel strozzò un mugolio, annaspò, rantolò e… proprio in quel momento la porta della cameretta si aprì. Era Pietro che esordiva: “Allora la fai vedere anche a me?”.

Spaventato dall’intrusione inaspettata, Daniel si voltò di spalle nascondendo il cazzo nudo al padre. Non riuscì però a controllare il gettito in dirittura d’arrivo, liberando inavvertitamente schizzi di roba calda ed oleosa che, con una parabola precisa, finirono proprio sulla nuova biancheria intima di Ginevra, messa sulla seggiola.

"Ohhhhhhhh siiiiiii mmmm", Daniel salutò la sua sborrata ma la sua sorellastra non la prese tanto bene. La ragazza impazzì, divenne verde dalla rabbia e, rimettendosi in piedi, l'aggredì, inveendo irritata: “Pezzo di merda! Ho speso un mucchio di soldi e tu mi imbratti tutto! Va fuori, idiota!”.

Daniel scappò rimettendosi il cazzo nei jeans. Percorse il corridoio sentendo suo padre dire: "Oh piccola Ginevra, che guaio che ha combinato... Vieni qui, fatti abbracciare... ci penso io a confortarti dai". Il ragazzo percorse le scale consapevole d'aver scampato due bei pericoli: la rabbia di Ginevra per i vestiti insozzati e la ramanzina del padre che l'aveva scoperto a scoparsi la sorellastra. Amalia se lo vide piombare in soggiorno mezzo smorto e ne approfittò: "Oh... caro, sei stato così dolce con Ginevra... vuoi dare una mano anche a me? Tuo padre se l'è svignata!". Non rispose, allora la donna fu più convincente. Si passò una mano nei capelli e con labbra pronunciate biascicò: "Se tu dai una mano a me... io poi la dò a te... la mano".

Daniel finì così a fare pulizie in casa, mentre suo padre, al piano di sopra, si tenne un bel pò impegnato a consolare l’affranta Ginevra.

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