Figlia di Puttana

Scritto da , il 2019-06-07, genere tradimenti

Lo abbiamo fatto di nuovo.
E poi ancora.
Ormai è quasi un mese che va avanti così: sembriamo due adolescenti con gli ormoni impazziti, perennemente impegnate a inseguire un nuovo orgasmo nei posti e nei momenti meno opportuni. Lei sarebbe anche un’adolescente, ma io proprio no.
Non mi riconosco più. Quando non sono impegnata a leccare la fica a Claudia, ho le meni nelle mutande e sto pensando a lei...
Ho una relazione, non posso più fare finta che non sia così.
È la prima volta che mi capita: tutte le volte che sono stata con un altro uomo si è sempre trattato di rapporti occasionali, senza conseguenze sul mio matrimonio.
Questa volta è diverso.
Se fossi su una torre in fiamme e dovessi scegliere se salvare Claudia o mio marito, non credo che salverei Mario.
Il mio adulterio non è più solo carnale: è anche affettivo.
Non so se sono innamorata; ma di sicuro sono coinvolta, e molto.
Poi c’è l’aggravante dell’età... E soprattutto del fatto che lei è la migliore amica di mia figlia: non devo nascondermi solo da mio marito, ma anche da Gloria.
Cielo, che stress!

L’ultima volta siamo state in camporella come due ragazzine: l’abbiamo fatto in macchina, dimenandoci e divincolandoci come due pazze ciascuna con la testa fra le gambe dell’altra, e abbiamo dimenticato di guardarci intorno. C’è mancato pochissimo che ci beccasse un vigile urbano.
La cosa peggiore è che mi è piaciuto da pazzi: l’eccitazione dell’essere quasi scoperte ha raddoppiato il piacere di entrambe.
Più tardi, in ufficio e con mio marito intorno, non smettevo di ripensarci: avevo ancora il sapore di Claudia nella bocca, e continuavo a sgocciolare tornando con la mente al piacere appena provato...
Non posso andare avanti così.
Devo fare qualcosa.

Non sono lesbica. Ma sono coinvolta in una torrida relazione con una ragazzina, e rischio di mandare a monte il mio matrimonio, e anche il mio lavoro.
Devo assolutamente capire cosa mi sta succedendo, e forse il modo migliore per affrontare questa situazione pazzesca è fare qualcosa di ancora più pazzesco.
Per questo smanetto sul cellulare finché non trovo il numero di Giancarlo e premo per la chiamata.
- Pronto?
- Ciao Giancarlo. Sono Cinzia. Sì, quella dell’agenzia... Come stai? Sì, lo so: è passato un po’ di tempo... Mi dispiace di non aver risposto, mio marito è sempre in giro. Pensavi che non ti avrei richiamato? Uomini: sempre di fretta... Senti, stavo pensando...
Sì, lui riesce a liberarsi per qualche ora: la mogliettina è sempre più pesante e svogliata... Però a casa sua non se ne parla... No, niente alberghi: rimane traccia sulle carte di credito.
- Senti, cosa ne diresti a casa mia? Riesci a liberarti domani prima di pranzo? Ottimo... Sì, ci vediamo. A domani...
Fatto: con questo sono decisamente una moglie infedele e un’adultera recidiva. Finora mi ero sempre detta che una scappatella non conta se non me la cerco, e soprattutto se non si ripete. Claudia poi, non conta: lei è una donna...
Ma adesso sono stata io a cercare Giancarlo per rivederlo, e per di più l’ho invitato a casa quando so che non ci sono né Mario né Gloria. C’è dolo nel mio adulterio.
Ma almeno saprò chi sono.

***

Mio marito è in agenzia e mia figlia a scuola; io mi invento un incontro di lavoro fasullo e mi precipito a casa arrivando subito prima del mio amante.
Ho avuto appena il tempo di cambiarmi e di ravviare i capelli con un filo di profumo quando squilla il cellulare: è lui.
Corro alla porta con addosso solo un vestitino estivo colorato e striminzito, i piedi nudi e i capelli freschi di parrucchiere belli neri e lucenti.
Giancarlo ha mollato il lavoro apposta per vedermi: è vestito da tutti i giorni, con i jeans e una camicia sportiva piuttosto costosa generosamente aperta sul petto muscoloso e abbronzato.
Hmmm! Mi piace...
Gli getto al collo le braccia nude e gli caccio la lingua in bocca direttamente lì, sul pianerottolo. Tanto i vicini non ci sono... Almeno credo.
Mi strofino tutta su di lui e sento le sue manone artigliarmi le chiappe mentre risponde con ardore al mio bacio. Pochi istanti di strofinamento, e sento già la sua erezione contro il pancino.
Come mi piace farmela con un maschio più giovane...
Lo trascino dentro e richiudo la porta.
- Non abbiamo più di un’ora – lo avverto – Dobbiamo sbrigarci...
Lui è d’accordo: ha anticipato la pausa pranzo e quindi non può fare tardi alla ripresa.

Finiamo in camera da letto, avvinghiati in un bacio umido e pieno di voglia. È la prima volta da settimane che sono infoiata e non sto pensando a Claudia...
Ho detto che NON sto pensando a Claudia!
Sto pensando al bel cazzone di Giancarlo, che sta per farcirmi tutta di carne tosta e maschia...
Lui mi ha già sollevato il vestitino e mi ha infilato una mano nelle mutande mentre le nostre lingue girano vorticosamente nelle bocche spalancate.
Io piazzo una mano sul bel pacco del mio maschio, e comincio a tastare con gusto.
- Ti voglio...
Sussulto, quando lui mi infila un dito nella fessura bollente.
Comincio a trafficare con i bottoni dei jeans, e impreco dentro di me perché saranno almeno dieci anni che non mi trovo ad aprire pantaloni maschili muniti di bottoni: sono fuori allenamento e mi imbrano facilmente.
Giancarlo mi sta già masturbando da un po’ quando finalmente riesco ad impugnargli il cazzo e comincio a segarlo lentamente.
- Sei tutta bagnata – mi sussurra lui, arrapato – Hai voglia?
- Da impazzire – ansimo – Sono due settimane che non prendo un cazzo...
Mi scordo di precisare che nel frattempo ho giocato con una fica adolescente quasi tutti i giorni, ma sono dettagli che non lo riguardano.
Ho un membro duro in mano e sto sgocciolando di voglia sotto il suo ditale: non è una situazione in cui una donna può restare in piedi sulle sue gambe a lungo.
Infatti finiamo a rotolarci sul lettone, ansimando e grugnendo come animali.

Gli strappo di dosso la camicia lasciandolo a torso nudo e con i jeans abbassati, poi mi getto famelica su quella splendida verga eretta e pulsante e mi riempio la bocca di carne maschile.
- Oohhh! – fa lui contento – Cinzia, mi fai morire...
Succhio avidamente il glande rigonfio, poi comincio a spompinarlo alacremente mentre lui si abbandona sul cuscino.
Ha un buon sapore: sa di maschio sano e pulito, pieno di vigore giovanile.
Lavoro di mano e di lingua, poi ci do dentro con la gola, che so essere la cosa che piace di più ai maschietti.
Che bella verga nodosa: non vedo l’ora di prenderla in pancia... Anzi: perché aspettare?
Interrompo il pompino e lo scavalco, mettendomi sopra di lui dandogli le spalle. Mi sollevo il vestitino alla vita, allargo le gambe e mi punto il cazzo all’imbocco della fica prima di calarmici lentamente sopra.
- Aahhh... – gemo, impalandomi lentamente sul cazzo di Giancarlo, che mi penetra agevolmente allargandomi la fica prima di fermarsi alla bocca dell’utero – Ce l’ho tutto dentro! Mi arriva molto più a fondo di mio marito...
È vero: Mario ha un pene standard, mentre Giancarlo è piuttosto ben dotato.
Sento le grandi mani del mio amante sui fianchi, e comincio ad andare su e giù al ritmo che lui sceglie di impormi: mi sento alla sua mercé anche se sto sopra, e adoro la sensazione.
Mi piace essere dominata dal maschio. Mario non mi domina: lui è gentile e delicato, stupidamente rispettoso... Non credo mi abbia mai messa sotto come si deve.
Pensare a mio marito mentre mi pompo sul cazzo di un altro mi fa sentire piacevolmente in colpa, e questo non fa che aumentare la libidine. Mi porto la mano sinistra alla bocca e passo la lingua sulla fede nuziale mentre il cazzo di Giancarlo mi scava la fica premendo con forza contro la cervice e strappandomi un lamento di doloroso piacere.
- Aahhh! Sì, così... Arrivami al cervelletto!
Adoro sentirmi farcita...

Cazzo, ho dimenticato i preservativi: sono rimasti accanto al cuscino... Pazienza, tanto prendo la pillola. E Giancarlo mi sembra una persona pulita...
Pulita e volitiva.
All’improvviso mi ribalta, strappandomi l’uccello da dentro la passera e lasciandomi dolorosamente vuota.
Protesto debolmente mentre mi strappa di dosso del tutto il vestito mandandolo a raggiungere le mutandine sul pavimento, poi mi vedo messa a quattro zampe con la faccia nel cuscino, e il maschio mi si pone alle spalle pronto a inforcarmi di nuovo.
- Aah! – grido, quando Giancarlo mi trafigge da tergo tenendomi saldamente per i fianchi – Sì, fottimi come una cagna...
In effetti mi scopa alla pecorina, con la faccia premuta nel cuscino di mio marito (sa ancora del suo dopobarba). Non si è neanche finito di sfilare i jeans, e li sento contro il retro delle cosce ogni volta che mi schianta dentro il suo membro impazzito.
La testa del letto sbatte rumorosamente contro il muro mentre il mio amante mi squassa la vagina con affondi sempre più potenti e profondi.
- Ah! Oh! Ah! Oh! – annaspo, ormai fuori controllo – Continua così! Ci sono quasi...
Non solo non rallenta, ma accelera ancora il ritmo, e io mi sento esplodere dentro i fuochi artificiali.
- Aahhh! Aahhh! Vengo... Vengo... Oohhh...
M’inarco tutta, fulminata dall’orgasmo.
Mi cedono le braccia e finisco con la faccia in giù mentre lui continua a fottermi come se niente fosse e il mio orgasmo si prolunga innaturalmente prosciugandomi il cervello di qualunque razionalità residua.

Mi aggrappo disperatamente al materasso, affondandoci le unghie cercando di recuperare almeno un filo di dignità mentre il maschio continua a fare i suoi porci comodi dentro di me.
Riapro gli occhi a fatica sotto i colpi di Giancarlo, cercando di rimettere a fuoco il mondo attraverso il mascara rovinato. Deglutisco a fatica, senza fiato per il piacere, e sbatto le palpebre impastate.
Poi la vedo.
Gloria, appoggiata con la schiena allo stipite della porta: mia figlia mi sta guardando intensamente, con la gonnellina sollevata a scoprire le gambe abbronzate e le mutandine di pizzo bianche, dentro cui si masturba a due mani.
Merda.
Mi sento raggelare quasi di colpo, ma Giancarlo ormai è al dunque e non se ne accorge nemmeno.
- Schizzo... Schizzo... Oohhh!
Uno, due... Tre spruzzi di sperma mi riempiono la fica quando il mio amante mi esplode dentro la bocca dell’utero.
Cerco di divincolarmi, ma è troppo tardi: Giancarlo mi sta impregnando in profondità davanti a mia figlia, ed è troppo pesante per scrollarmelo di dosso. Posso solo subirlo.
Alla fine mi crolla addosso, sfinito dallo sforzo, mentre il suo uccellone continua a sussultarmi dentro eiaculandomi dentro le sue ultime gocce di seme caldo e denso...

Quando finalmente lui mi rotola di dosso lasciandomi finalmente libera di respirare e di sollevare la testa, Gloria è sparita.
Oddio speriamo sia stata un’allucinazione...
- Giancarlo, è tardi – gli faccio, per niente romantica – Ho paura che devi andare via...
- Cazzo, è vero! – fa lui, controllando l’orologio – Ti telefono, va bene?
Lo guardo saltare dal letto mentre si tira su i jeans, poi afferra la camicia e la infila di corsa mentre corre via.
Sento sbattere la porta dell’ingresso e sospiro di sollievo.

***

Scendo barcollando dal letto e recupero il vestito dal parquet, infilandomelo velocemente prima di correre fuori dalla camera da letto.
La cameretta di Gloria è vuota.
Sospiro di sollievo: forse mi sono sbagliata...
Torno in camera, strappo velocemente le lenzuola e butto tutto nella lavatrice del bagno e faccio partire il programma rapido. Poi tiro fuori un nuovo set per rifare il letto e lo metto sul materasso prima di scendere a prepararmi un caffè in cucina.
Gloria è lì, seduta al tavolo con una tazza caffè fumante in mano.
- Oddio, Gloria!
Lei mi guarda freddamente mentre appoggia la tazzina sul piattino: - Mamma, noi due dobbiamo parlare.

Un incubo.
Mi voglio disperatamente svegliare, ma non ci riesco.
Mia figlia mi ha sorpresa nel letto di suo padre con un altro uomo.
Cosa dici a una figlia quindicenne che si è appena scoperta figlia di puttana? Intendo, quando sei sua madre...
- Puttana.
Infatti. Direi che l’epiteto mi calza a pennello: non posso nemmeno arrabbiarmi per il suo linguaggio, e come madre temo di non poter reclamare un rispetto che probabilmente lei ha perso di colpo.
- Gloria...
- Chi cazzo era, QUELLO?
- Non è nessuno... Solo un tale che ho conosciuto al lavoro.
- Davvero. E te lo porti a casa appena conosciuto? Dritto nel vostro letto...? O più probabilmente non era la prima volta, ed è per questo che adesso te lo porti a casa?
Sorpresa da mia figlia con le mani nella marmellata.
- Era la seconda volta – sospiro, abbassando lo sguardo – Comunque non credo che ce ne saranno altre. Gloria, ti prego...
- Ma vaffanculo!
Sussulto alla sua imprecazione. Dovrei arrabbiarmi, ma mi sento troppo imbarazzata.
- Adesso dovrei bermi la storiella che questa era la prima volta, e che non succederà più? Mi credi così ingenua?
Lei si alza in piedi e mi fissa negli occhi: è alta quasi quanto me, e per la prima volta mi sento quasi intimidita davanti a lei. Non è più la mia bambina: è una giovane donna incazzata.
- Una cosa te la concedo: almeno era un gran figo... Hai buon gusto. Ma io preferisco ancora papà!
Sbatte la mano sul tavolo, e io sussulto di nuovo.
Poi mi accorgo che ci ha lasciato sopra qualcosa.
- Questi ti sono caduti mentre scopavi con il tuo ragazzo: pensa che bello se li trovava papà quando tornava a casa...
I preservativi. Devono essere caduti mentre Giancarlo mi sborrava dentro, e lei deve averli raccolti mentre caricavo la lavatrice nel bagno.
Dio che vergogna...
Lei mi guarda con cipiglio mentre io arrossisco umiliata.
Poi ci ripensa e raccoglie i preservativi dal tavolo: - Anzi, sai cosa ti dico? Questi me li tengo io. A differenza di te, quando mi faccio sbattere da uno sconosciuto, io li uso!

Tale madre, tale figlia...

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