Lazlo. Epilogo.

Scritto da , il 2019-06-05, genere pulp

C'è una figura femminile sul pontile, se è lei... inizio ad apprezzarla già da adesso per come si è vestita, gonna, calze grosse, scarponcini, un giaccone di lana grezza e sulla testa un fazzoletto e un solo zaino.
Mi avvicino.
-Ljuba?-
Ottengo solo uno sguardo prudente.
-Sono Lazlo, ti faccio passare il confine, mi manda tuo marito da Vienna.-
-Come sta?-
-Quando l'ho visto stava benissimo. Seguimi... parliamo dopo.-
Raggiungiamo la bicicletta, la faccio sedere a canna e appoggiamo lo zaino sul manubrio.
Non devo percorrere molta strada, poco oltre nascondo la bicicletta fra i canneti e proseguiamo a piedi.
-Ti cercano... ho dovuto cambiare programma, inizialmente volevo nasconderti nel sottofondo del furgone, ma non è sicuro, dovremmo passare via lago, di notte su una barca, ma... dobbiamo attendere la notte propizia, piovosa o meglio ancora temporalesca e intanto aspettare in un capanno...-
Mi segue senza parlare.
-Dovrai adattarti, potremo accendere il fuoco solo a notte fonda per via del fumo, mangiare quello che ho con me e nessuna possibilità di riservatezza.-
-Mai pensato che potesse essere una passeggiata.-
Il capanno di Petr è dissimulato fra il canneto sotto un salice bianco di palude, minuscolo, forse un due per due e offre davvero poco riparo, ma questo è.
Ci sediamo a terra, accendiamo una sigaretta, sarà presto notte. Una notte serena e fredda.
-Ljuba, dovremo trovare il modo di passare il tempo.-
-Immagino Lazlo... e pensi che potremo discutere di fissione dell'atomo o hai qualcosa d'altro da proporre? Giochiamo a carte?-
-Penso a roba pratica che ci permetta di sopravvivere, potremo scopare, Ljuba...-
Sbotta in una risata quasi isterica.
-Ecco! Mi mancava solo incontrare un uomo come te! Un esponente della teoria del ritorno veloce alla preistoria, l'uomo di Neanderthal redivivo, magari se non ci sto.... mi violenti?-
-Sarebbe una idea... ma preferirei collaborazione.-
-Sognatela! A proposito... abbiamo un luogo di decenza? Mi scappa.-
-No... ci si deve arrangiare, ci si allontana un attimo e la si fa, ma se hai paura di perderti ti accompagno!-
-Ah... bravo! Non ti smentire mai... eh?-
Più tardi accendo il fuoco e l'atmosfera si sgela dopo che tiro fuori la bottiglia di slivowitz. Mangiamo carne riscaldata. Fumiamo, con la notte l'aria diventa velocemente fredda e umida.
-Ljuba... farà freddo e per riscaldarci dovremo star vicini, stesi assieme su quel pagliericcio.-
-Piuttosto dormo qui all'aperto!-
Ma poco dopo entra e si adagia accanto a me, abbiamo una coperta che ci copre, la tira a se, si gira dandomi la schiena.
Mi addormento, mi sveglia un rombo di motore, è la motobarca di pattuglia, esco e vedo lo sciabolare della luce del faro montato a bordo, lo sento andare e venire, me la trovo a fianco.
Sussurra...
-Cos'è?-
-Una delle motobarche delle guardie, non smettono un attimo, ecco... vedi perché dobbiamo aspettare una notte di pioggia? Dai rientriamo.-
Ora si accoccola vicino senza storie, è davvero freddo e io le passo il braccio sul corpo stringendola a me, lo accetta. Sento la motobarca tornare più volte. Ora si è appoggiata, il suo sedere contro il mio ventre e ho una erezione. La tiro a me.
-Che fai?-
-Nulla...-
-Non mi pare...-
Inizia così un gioco fra noi, io che spingo e lei che si ritrae per poi tornare ad appoggiarsi, mai si nega completamente.
Passo all'opera. Le alzo nonostante le sue resistenze la gonna alla vita, le abbasso le ghette di lana e le mutandine, si divincola ma non si nega del tutto al contatto. Mi abbasso i pantaloni e lo spingo contro di lei. Poco dopo mi ha dentro di se e la penetro con forza, l'ho trovata bagnata e sono entrato senza problemi.
Continuo a possederla e lei mi agevola, si è chinata in avanti per farsi penetrare di più. La tengo forte e la scopo veloce. Ho voglia, quella voglia che si prova durante i momenti difficili. Ricordo le scopate nei rifugi durante i bombardamenti in tempo di guerra. Il sesso come un rimedio anestetico sempre valido.
Poi una sigaretta in due. Vicini e ancora nudi parzialmente, il respiro che riprende il ritmo normale.
Parliamo. Sentiamo il rombo continuo del motore della motobarca, che si avvicina e si allontana.
Lei.
-Sai Lazlo? E' la prima volta che faccio sesso... cioè che ne godo, dovevo proprio conoscere te per provare piacere?-
-Ma tuo marito?-
-Ho avuto solo lui... e ora te. Con lui non c'è sesso, comunanza su tutto si e sul lavoro...-
-Racconta...-
-L'ho conosciuto all'università. Stessa facoltà, stesso ambiente sociale, poi il matrimonio quasi logico e obbligato e la vita in comune quasi tutta passata nei centri di ricerca... ambienti chiusi, l'unica mia soddisfazione? La mia mente e l'ambizione di essere la migliore.-
-Perché avete deciso di espatriare?-
-Lui... indubbiamente è un brav'uomo, corretto ma cerca soddisfazioni professionali che non riesce ad avere, è stato contattato ed ha ceduto ma solo se siamo assieme. E penso che sia una buona cosa. Per il mio crescere professionale...-
-Uhm... Ljuba... ho voglia di te.-
-Ancora? E di cosa... dimmi...-
-Di baciartela... voglio leccarti e farti godere sulla mia bocca...-
-Ma... sei un animale! Sono piena di te... sporca, puzzo...-
-Che importa? Non può essere diversamente e io ho voglia di fartelo!-
Mi metto veloce fra le sue gambe aperte, gliele faccio divaricare ancora di più e immergo il viso fra le sue cosce, vero... il suo odore mi stordisce ma come una droga. Prendo a passare la bocca sul suo pelo bagnato, cerco e trovo il suo solco... lo apro e inizio a leccarla, la succhio, la mordo, strofino labbra, lingua e viso su quella fica aperta, trovo il clitoride e lo lecco mentre con le dita la penetro, oh... non sento più il freddo e neanche lei lo sente più! Si denuda il busto e libera il seno. Un bel seno pieno!
Continuo, lingua sul clitoride e due dita dentro a strofinarla forte e la porto veloce all'orgasmo! La sento inarcarsi, gemere e infine smaniare!
Gode... gode a lungo e non le do tregua. Mi stendo su di lei e la prendo nuovamente, le gambe tenute larghe con le mie braccia e io che affondo dentro di lei, in lei bagnata e aperta. Le mordo la bocca, ci perdiamo in baci infiniti con le lingue che giocano, le mordo il seno, le spalle e infine arriva per ambedue il piacere! Lungo, potente!
Infine il sonno abbracciati e nudi. E il risveglio e nuovamente la fame di averci.
Ancora la giornata insieme, mangiare quello che abbiamo, bere e fumare. E ancora il sesso.
Ljuba ora è curiosa. Sembra che abbia scoperto un nuovo modo di vivere la vita.
Ora... io con la schiena appoggiata al tronco del salice e lei appoggiata a me. La sigaretta condivisa.
-Lazlo... dimmi di te...-
-Di me? Non c'è molto da dire... sono uno gitano, uno zingaro, senza famiglia, ho sempre dovuto arrangiarmi, sfuggire i rastrellamenti per evitare i campi di sterminio prima e durante la guerra, rubare e imbrogliare per mangiare, mai andato a scuola, so cinque, sei lingue ma so solo quello. Ljuba... sono senza passato e senza futuro, vivo il momento, sono quello che vedi adesso.-
-Oh no... sei molto di più, lo sento.-
Finisce che facciamo ancora sesso, non voglio più parlare di me, la prendo e la rovescio, la bacio.
Lei sente la mia desolazione, reagisce nell'unico modo possibile.
-Lazlo... fammelo vedere, dai.-
Mi scopro, glielo mostro, non è ancora duro, lei lo prende in mano.
-Prendilo in bocca, Ljuba.-
-Non lo so fare... Lazlo.-
-Prendilo in bocca e succhialo... cerca di farlo senza farmi sentire i denti...-
-Così?-
-Si... sei brava, lo senti crescere?-
-Oh si... sta diventando duro, grosso, non mi sta in bocca.-
-Continua ancora...-
Non voglio godere così, non riesco. La faccio mettere in ginocchio, testa a terra e la prendo.
Quante volte scopiamo? Nel giorno? Con il sesso combattiamo la tensione, la paura, la fame e saziamo la voglia pazza di noi.
Ljuba parla molto, oltre al sesso ha scoperto il piacere di rivelarsi, di rivivere nel ricordo particolari della propria vita e così ritrovarli, sia quelli piacevoli che quelli sgradevoli.
Devo riconoscere che poco alla volta lei cambia nelle mie intenzioni, da possibile merce da vendere, da oggetto, diventa persona e acquista un valore particolare.
Se mi innamoro? No. L'amore non è per Lazlo. Ma che mi piaccia e tanto, si. E piaccio a lei, lo vedo dal suo sguardo, che sia quella specie di attrazione fra persone sotto tensione o altro ma lei, geniale scienziato, si innamora di un avventuriero senza futuro come me.
Ma non può andar bene.
Lo sappiamo ambedue, apparteniamo a due specie umane diverse. Possiamo solo scopare fino a sfinirci e lo facciamo. Ora difficilmente saziamo la nostra voglia, è come voler godere di tutto il possibile.
Razioniamo le sigarette, abbiamo finito il liquore ma finalmente cambia il tempo, piove forte. Arriva Petr, porta provviste fresche, ci avvisa che sarà per la sera, di star pronti.
Piove forte e c'è vento quando raggiungiamo il barchino, seguiremo il bordo del canneto ma senza uscirne, Petr usa una lunga pertica per spingere la barca, speriamo che le motobarche non escano di pattuglia stanotte.
Il vento gira a tempesta e diventa un problema, la fragile barca prende a beccheggiare violentemente rischiando più e più volte di rovesciarsi.
Non abbiamo altra scelta che proseguire, tornare presenta lo stesso grado di pericolo, Petr continua nel suo sforzo immane, io che cerco di ributtare l'acqua che imbarchiamo.
Ljuba? Mostra un coraggio inusuale, mai un segno di panico, rimane seduta aggrappandosi con le mani al bordo.
Quanto dura? Mai come in quel momento il tempo pare fermarsi e dilatarsi poi in singoli eterni attimi di paura.
Infine l'ultimo tratto fuori dal canneto, quello più ostico e pericoloso in acque aperte, il tempo avverso tiene fortunatamente all'ormeggio le motobarche ma diventa comunque un ostacolo quasi
insormontabile. Solo la forza fisica di Petr lo supera, la forza di un titano la sua.
Infine prendiamo terra e siamo in Austria, poco distanti da Mörbisch am See.
Non invidio certo Petr che deve tornare e che con la barca vuota avrà ancora maggiori difficoltà.
Lo abbraccio, lo bacio.
-Petr... sei stato un gigante!-
Gli do i soldi che gli spettano, nessuno li merita quanto lui.
Noi? Sfiniti, bagnati fino alle ossa, tremanti dal freddo raggiungiamo l'unica locanda del paese, busso fino a far alzare qualcuno, chiedo che accendano il fuoco, che ci diano da mangiare, che ci diano da dormire.
Molto più tardi, nel pomeriggio riprendiamo vita. Meglio allontanarsi dalla frontiera, ci sono delatori e agenti magiari operativi. Ci facciamo portare a Siegendorf da dove nella mattinata seguente partiamo con il furgone alla volta di Vienna.

Vienna.

L'epilogo è volutamente scarno, voglio dimenticare velocemente.
Consegno Ljuba a suo marito. Poco prima facciamo l'amore per l'ultima volta, mi accorgo che piange. Non mi fa bene la cosa.

Vado da Magda.
Con lei torno immediatamente nella nostra realtà, il mondo degli esclusi dove le piaghe non si rimarginano mai.

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