Come una vita può cambiare 6

Scritto da , il 2019-06-05, genere etero

IL WEEKEND
Pianificai tutto nei minimi particolari e ad ogni sua domanda in entrambe le settimane le risposi solo, che non doveva essere una sua preoccupazione, poteva restare tranquilla stavo organizzando tutto, ad ogni modo sarebbe stata mia e questo le sarebbe bastato sapere; sapevo che questa cosa l’avrebbe fatta eccitare ogni giorno di più.
Cercai di non darle modo di provocarmi ed utilizzai ogni mezzo per non lavorare a stretto contatto con lei, il venerdì appena usciti dall’ufficio le mandai un messaggio: “Ci troviamo domani al parcheggio dell’autostrada, al resto ci penserò io”.
Il giorno era arrivato, dissi a Sofia che per il weekend sarei dovuto andare ad un addio al celibato di un collega del lavoro, non mancando di far notare quanto fossi seccato; lei mi disse che un intero weekend senza vedermi le mortificava il cuoricino.
Quando Daniela arrivò scesi e l’aiutai a caricare la sua valigia nella mia macchina, l’accompagnai fino allo sportello, lo aprii e la feci salire, richiudendolo:
o Tutta questa gentilezza, mi preoccupa.
o Ma figurati, sono pur sempre un cavaliere ed in queste 24 ore non ti farò mancare nulla, ovviamente solo da quando partiranno.
o Cosa vuoi dire con da quando partiranno?
o Che adesso nel viaggio non le considero partite, appena saremo arrivati avvieremo il conto alla rovescia.
o Mi preoccupa tutta questa segretezza.
Durante il viaggio mi spiegò che al marito aveva raccontato che si sarebbe recata con la sua amica Sonia in una Wellness per rilassarsi, si sentiva un po’ in colpa, ma tutta questa riservatezza la eccitava e aveva promesso alla sua amica che al ritorno le avrebbe raccontato tutto.
Dopo quasi due ore ci fermammo in un autogrill per un caffè, eravamo quasi arrivati sarebbe stata la prossima uscita, quando risalimmo in auto mi girai verso di lei e le ordinai di togliersi l’intimo, lei mi guardò con imbarazzo, la spronai dicendole che le 24 ore sarebbero partite da quando se lo sarebbe tolto; guardò fuori dal finestrino per vedere che non ci fosse nessuno nelle vicinanze, alzò il sedere dal sedile e cominciò a far scendere la brasiliana fino a togliersela:
o Ok fatto.
o Perfetto mettila pure sul cambio.
(La rilegò attorno al pomello)
Possiamo andare?
o Hai solo quello come intimo o anche il reggiseno?
o Sei un bastardo…
o Eh.. Eh…. per oggi devi fare la brava Capetta ubbidiente.
o Ecco fatto.
(E lo ripose nella borsa).
Le appoggiai una mano sulla coscia e la feci scivolare sulla la farfallina, la baciai sulla bocca e le dissi che da ora si potevano considerare partite le 24 ore.
Arrivammo all’albergo, la invitai a rimanere in macchina e mi recai presso la reception, appena terminato il check-in tornai con la chiave, rimisi in moto per recarmi verso la stanza, era un “motel” super lusso, disposto in piccole casette, ognuna con il posto auto davanti all’ingresso, all’interno di ogni camera, letto King Size con piattaforma laterale, idromassaggio per due persone al centro della stanza e un bagno con doccia spettacolare con annessa vetrata; quando scese dalla vettura era indubbiamente perplessa, ma appena mise piede nella stanza rimase stupefatta si girò e mi si lanciò letteralmente con le braccia al collo, avvinghiandosi e iniziando a baciarmi.
Appoggiammo le valigie e facemmo un primo giro esplorativo, si avvicinò all’idromassaggio per accenderlo, la gonna si alzò facendo uscire dallo spacco laterale il ricamo dell’autoreggente, la cinsi alle spalle mettendole le mani sui seni, appoggiando il mio membro al suo culo e non dandole spazio per muoversi, le tirai su la gonna e spostai una mano sulla sua figa, iniziando a muoverle un dito sul clitoride, era già eccitata e sotto quel tocco si contorceva dicendomi che voleva il mio cazzo, di tirarmelo fuori; la lasciai parlare fino a costringerla a girarsi e appoggiare il suo sedere alla vasca e mi tuffai a leccargliela in modo animalesco.
Inginocchiato tra le sue gambe la tenevo ferma cercando di lavorare solo di lingua, aiutandomi di rado con due dita per penetrarla, era un continuo mugolio davvero eccitante, non volevo farla venire, volevo portarla allo spasmo, quindi mi spostavo ad accarezzarle le gambe a morderle l’interno coscia, ma lei lo voleva con sempre più frenesia, mi prendeva la testa e mi riconduceva nella sua passera, gliela davo vinta e ricominciavo il balletto, per poi staccarmi nuovamente e trasferirmi ad assaggiare un’altra parte del suo corpo.
Mi alzai, spensi l’acqua e appena lei comprese che non avrebbe raggiunto l’acme del piacere, cercò di riprendermi, ma riuscii a divincolarmi, subito si alzò e avvicinandosi:
o Sei un vero bastardo, stavo per venire.
o Capa, veramente, non lo avevo capito.
Le cinsi le spalle e la feci inginocchiare, non ebbe nessuna resistenza, al contrario prese immediatamente l’iniziativa, mi slacciò i pantaloni e prendendomeli assieme ai boxer me li abbassò, mi spinse con la schiena sul letto, mi tolse scarpe, calze e l’aggrumolo che si era formato alle caviglie, avvolse il membro già eretto con entrambe le mani ed iniziò a leccarmelo in tutta la sua interezza, soffermandosi quando saliva sulla cappella.
Francamente non me ne accorsi nell’immediato, dopo qualche minuto con gli occhi chiusi, li riaprii e guardai il soffitto, era stato posizionato uno specchio grande come il letto, mi godetti lo spettacolo che si stava svolgendo tra le mie gambe, trasmigrava dal maneggiarmelo e leccarmi i testicoli a divorarlo quasi completamente, per finire con un’azione che mi portava alle stelle, massaggiarmi i testicoli e scorrere da prima lentamente, poi velocemente e tornare a farlo nuovamente in modo lento con la sua stuzzicante lingua sotto la cappella, quando la sentivo agire così non potevo non alzare la testa e guardarla negli occhi, appena lei sentiva il mio sguardo, alzava il suo e traspariva un senso di orgoglio come se nella sua testa risuonasse un “ti piace porco che non sei altro, ti sto portando dove voglio io!!”
Si alzò, si liberò della gonna e della camicetta, tolse anche le scarpe prima di salire sul letto, rimanendo solo con le autoreggenti, voleva impossessarsi del mio membro, le presi le mani l’attirai fino a farla posizionare seduta sulla mia faccia, avevo ancora voglia di leccargliela, dal viso non sembrava di certo contrariata, ricominciai il mio lavoro di lingua per tutta la sua interezza mentre con una mano mi masturbavo, me la spostò immediatamente “ci penso io a lui, tu datti da fare”.
Come in precedenza volevo portarla alle porte dell’orgasmo, era la punizione che doveva subire, quando mi soffermavo sul clitoride con la punta della lingua, accelerava anche il suo movimento e dalla sua bocca uscivano forti mugolii di piacere; “così..così.. ti prego continua”.
Non ce la facevo più neanche io, credo avesse capito che non le volevo concedere l’orgasmo, così per ripicca aumentò il ritmo, “vuoi venire così, o pensi di scoparmi”, dopo tutto quello sforzo rischiavo di venire con una semplice sega, sarebbe stato tragicomico; smisi di lambire il suo fiore e l’accompagnai fino a penetrarla, oramai eravamo talmente eccitati che entrò senza alcun intermezzo, si appoggiò sulle ginocchia e avviò un andirivieni lento e circolare, era un lago di umori quando le appoggiai un dito sul clitoride, credo fosse quello che aspettava:
o Così.. sto per venire..
(Iniziò ad aumentare sempre di più il ritmo)
o Sì, Daniela!! Urla!! Voglio sentirti urlare..
o Godo!! Cazzo!! Vengo!!
o Dai.. più forte..
(Da sotto cercavo quando il suo bacino veniva incontro di affondare il più possibile, pure io ero al limite).
o Vengo!! AHHH!! Vengooooo!! AHH!!
Mi fermai per non venire e farle riprendere cognizione, quando i suoi spasmi si fermarono, la rigirai sul letto, mi riposizionai tenendole le gambe aperte con le mani dietro le ginocchia ricominciando il movimento di bacino, volevo farglielo sentire più di quanto fosse possibile, le ripresi le gambe adagiandole sulle spalle, ero ben oltre il limite, la penetrai per un altro paio di volte fino a quando le scaricai dentro uno, due, tre fiotti di liquido seminale, rimasi fermo qualche secondo e poi mi coricai sfinito per quel lungo amplesso.
Respiravamo entrambi a bocca aperta, eravamo in iperventilazione, con una mano la cercai per stringerla:
o Sei stata mostruosa.
o Cazzo.. che cazzo di scopata!! Mi hai distrutta, ho fatto bene a perdere a tennis. (Ridendo).
o Ti sono venuto dentro, abbiamo fatto la cazzata?
o No, tranquillo ho controllato, altrimenti mi avresti messo incinta di sicuro.
o Meglio, non sarei riuscito ad uscire in nessun modo, volevo troppo scoparti fino in fondo.
Presi il telecomando dal comodino e accesi la tv, misi un canale di musica per rilassarci un po’, mi alzai e mi diressi in bagno, dalla vetrata la guardavo distesa sul letto in tutta la sua sensualità, mi mandò un bacio, si alzò, si tolse le calze per poi raggiungermi nella doccia, ci insaponammo a vicenda, scambiandoci effusioni; dopo pochi minuti uscii per andare ad accendere l’acqua per l’idromassaggio, ritornai da lei la presi e la condussi fino alla vasca aiutandola ad entrare, ci sdraiammo accesi i getti e ci accoccolammo persuasi dalla musica che si diffondeva nella stanza.
Ci sfioravamo, ci schernivamo con qualche battuta, quando le proposi di mangiare, era contrariata dal fatto di dover uscire da quel piacevole massaggio, la rassicurai dicendole che l’hotel aveva anche la cucina con servizio in camera attraverso la botola, l’unica cosa che dovevamo fare era leggere il menù ed ordinare al telefono, non potevo farle regalo più gradito.
Mangiammo sul tavolino della camera, con addosso dei morbidissimi accappatoi, ci scolmammo per intero un’ottima bottiglia di prosecco, appena terminato il pranzetto ci coricammo nel letto appisolandoci per una buona ora. Quando mi svegliai in mezzo alle gambe c’era qualcuno carico per il secondo round, mi tolsi l’accappatoio, mi avvicinai a lei cominciando a baciarla delicatamente sul viso e strusciandomi sul suo corpo, quando si svegliò si accorse immediatamente della mia erezione:
o Mi sembra di sentire che qualcuno è particolarmente eccitato.
o Io direi voglioso di scoparti.
Percepivo la sua eccitazione salire, mi spinse e si posizionò sopra di me, ricominciai a leccargliela, ma in pochi secondi ruotò e si rituffò sul mio cazzo in una magnifica posizione sessantanove, sessualmente parlando non serviva parlarci, all’unisono passavamo dall’essere delicati a velocizzare il ritmo delle nostre lingue; però volevo ben altro, mi liberai dalla sua famelica presa, scesi dal letto la presi per un braccio e la portai fino alla vasca, la piegai e glielo rinfilai dentro, iniziai con un ritmo lento per darle modo di abituarsi, “dai spingi forte, voglio che mi scopi come questa mattina”, alzò una gamba e si appoggiò con il piede alla vasca, non doveva dirmi altro, dopo pochi colpi era tornata ad urlare ed ansimare il suo piacere.
Nella mia testa ballonzolava un’idea, dargliela vinta per riceve qualcosa di più ambito più tardi, mi fermai e lei subito si girò obbiettando a questa mia scelta, era diventata famelica, entrai nell’idromassaggio, feci fuoriuscire l’acqua oramai fredda ed aprii quella calda, mi sdrai e la richiamai a me “vienimi sopra voglio vederti cavalcare”, non aspettava altro, adorava possedermi e guidare la scopata.
Non mi ero ancora posizionato in modo comodo, che se ne era già impadronita ricominciando la sua danza, immediatamente con un ritmo sostenuto, ci saltava letteralmente sopra:
o Quando mi piace scoparti in questa posizione, mi fa sentire di essere la tua Capa ed averti solo a mia disposizione.
o In realtà questo sarebbe il mio giorno di dittatura.
o Shh.. non è il momento di questionare.
Le afferrai i seni passando da uno all’altro leccandoglieli e strizzandoglieli, da come iniziò a mugolare dovevo aver toccato le corde giuste:
o Ti piace Capa…
o Continua.. non fermarti che sto per venire…
Mi rituffai tra le sue tette, lei nel frattempo inarcò un po’ la schiena, portò una mano dietro ed iniziò ad accarezzarmi le palle:
o Guarda che così mi fai venire.
o Voglio che veniamo insieme, voglio sentirti dentro di me.. Dai godi…
In pochi secondi entrambi godemmo, rimase sopra di me fino a quando non perse definitivamente l’erezione, solo in quel momento si tolse e si sdraiò nella vasca, accarezzandomelo:
o Questo cazzo mi da grandi soddisfazioni…
o Sei famelica.

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