Il Regno Oscuro - Capitolo 5

Scritto da , il 2019-05-18, genere dominazione

- Che bella dormita - disse Anya alzandosi dal suo giaciglio. Si stiracchiò per diversi secondi, guardando Clotilde stesa al suolo, nuda sul legno del pavimento, con solo la sua grezza tunica come cuscino.
- Hai dormito bene? - le domandò in tono di scherno.
Clotilde non le rispose. Si alzò in piedi, con la schiena e il collo dolorante. Sentiva tutte le ossa farle male per colpa della scomoda postura notturna. Non si lamentò, non voleva darle questa soddisfazione. Senza una parola infilò la tunica sgualcita e mise mano alle sue rune. Dopo aver pronunciato alcune parole in un linguaggio ignoto le lanciò in aria. Le pietre caddero al suolo sparpagliandosi davanti a lei. La stregona le osservò per lunghi secondi, mentre le pupille le si ribaltarono. Quando rinvenne finalmente parlò.
- La vergine è qui, in questo paese.
Clotilde guidò Anya fuori dalla locanda, verso una casa all’estremità opposta del paese. Era una abitazione modesta, esattamente l’ultimo edificio del villaggio. L’eletta aprì la porta della casa ritrovandosi in uno stanzone dove una donna, su di una sedia a dondolo, sferruzzava all’uncinetto. La donna trasalì e saltò in piedi all’ingresso della guerriera e della stregona.
- Chi siete? Che volete?
- Dov’è la vergine? - la incalzò subito Clotilde.
- Qui non c’è nessuna altra oltre me! Io non ho figlie - subito la donna si mise sulle difensive.
Dovette subentrare Clotilde a calmare gli animi. Si interpose tra la donna e Anya, alzando le mani verso quest’ultima, come a volerla fermare - Calmati! - poi si rivolse alla donna - Non siamo al soldo dell’Imperatore, siamo ribelli. Di tua figlia vergine vogliamo solo un capello
- Un capello? - a parlare era ora Giada, sbucata da una delle due porte che si affacciavano sullo stanzone - Che sta succedendo mamma?
- È lei la vergine? - domandò Anya indicando la ragazza.
- Nella visione il volto era il suo, ma i capelli erano più corti. Non aveva le trecce
Da dietro Giada, a quelle parole, sbucò Alba. Timidamente e con il volto rivolto al suolo per la vergogna notificò di essere lei la vergine che stavano cercando.
- Dammi un capello - la aggredì Anya mettendo mano all’elsa della spada.
- Ma stai zitta - la apostrofò Clotilde avvicinandosi alla ragazza impietrita - Non preoccuparti, nessuno è qui per farti del male, come ti chiami?
- Alba!
- Dunque Alba, noi possiamo fermare l’Imperatore, ma ci occorre un capello di una vergine che abbia superato i vent’anni. È per questo che ha mandato i suoi soldati a deflorare tutte le donne dell’Impero. Tu vuoi aiutarci a fermarlo? Vuoi che smetta di opprimere tutti i popoli del Grande Continente?
Alba si limitò ad annuire. Alzò una mano verso i suoi capelli corti e ne afferrò uno. Tirò con decisione fino a strapparlo. Quindi lo porse a Clotilde. Questa prese una provetta piena d’acqua da una scarsella e vi infilò il capello dentro.
- Purtroppo però non è tutto Alba. Devo chiederti un ulteriore sacrificio! L’incantesimo avrà effetto solo se tu rimarrai illibata. Fino alla caduta dell’Imperatore tu dovrai rimanere vergine. Capisci?
Alba sgranò per un attimo gli occhi e guardò sua sorella Giada. La madre intanto era impietrita, seduta sulla sua sedia a dondolo, senza parlare, senza muoversi, senza capire.
- Ci penso io - intervenne Giada ponendosi di fianco alla sorella gemella. La abbracciò con un braccio, per rassicurarla - Rimarrà vergine fino ad allora. Non temete
- Perfetto - concluse Anya voltandosi verso l’uscita - Grazie del capello verginella. E mi raccomando, acqua in bocca su di noi. Non ci avete mai viste, è chiaro?
Finalmente recuperato il capello, le due donne uscirono dalla casa, pronte ad iniziare la via del ritorno. Tornarono alla locanda, per recuperare il purosangue, e si incamminarono sulla strada che lì le aveva condotte il giorno prima, dirette verso l’accampamento dei ribelli, nascosto sui monti nord. Purtroppo non passarono nemmeno un paio d’ore che iniziarono a manifestarsi i primi problemi. Il sentiero era desolato, avendo loro scelto di percorrere vie poco battute, e le donne camminavano a passo spedito. Improvvisamente Anya si bloccò e di piegò in avanti reggendosi lo stomaco.
- Cos’hai?
- Non lo so! Un crampo allo stomaco - rispose l’eletta con voce strozzata - È il veleno?
- Temo di si - rispose Clotilde in preda al panico - Avrebbe dovuto durare di più l’effetto dell’antidoto. Forse non era abbastanza lo sperma che hai ingerito
La stregona si guardò intorno, non c’era nessuno e il villaggio era molto distante ormai. Doveva trovare una buona dose di seme per Anya, viceversa sarebbe morta.
- Clotilde! - l’eletta cadde in ginocchio per via di un nuovo crampo - Aiutami
La stregona si guardò intorno e individuò un’unica soluzione. Chiuse gli occhi per un attimo, recitando una litania in una lingua sconosciuta. Quando li riaprì le pupille erano ribaltate. Con le mani fece strani movimenti finché la destra non sembrò avvolta in una strana luce bluastra. Anya la guardava ipnotizzata, senza capire cosa avesse in mente. Poi Clotilde si avvicinò al purosangue dell’eletta e vi ci posò la mano bluastra sopra. La luce blu si trasferì dalla mano sul corpo dell’animale, avvolgendolo pian piano tutto. La luce divenne sempre più accecante, finché divenne impossibile sostenere la vista. Anya e Clotilde distolsero lo sguardo e, quando tornarono a guardare, il cavallo si era trasformato in un uomo. Un ragazzo alto e possente, con muscoli ben delineati su tutto il corpo. Addominali scolpiti e pettorali granitici. Lunghi capelli neri, così come gli occhi. Era completamente nudo e il suo pene, evidentemente di dimensioni paragonabili a quelle dell’animale che era stato, si ergeva dritto e alto, gocciolando sperma dalla punta. La sella e tutte le sacche ad essa appesa, erano cadute al suolo, ai suoi piedi.
- Mia padrona - disse subito il ragazzo rivolto ad Anya - Finalmente sono umano come te! Voglio averti padrona mia.
L’eletta non lo ascoltò nemmeno. Era inginocchiata al suolo e così rimase. Si avvicinò a lui camminando sulle ginocchia e, senza una parola, gli prese il membro tra le labbra.
- Si padrona mia! Succhiamelo! Sono anni che non sfogo la mia passione
- Zitto - gli intimò Clotilde avvicinandosi - concentrati. Devi venire il prima possibile
Anya aveva la immane cappella del ragazzo tra le labbra mentre con entrambe le mani si agitava sull’asta, muovendosi su e giù rapidamente. Era troppo grosso, e più giù di così non riusciva a prenderlo. La sola cappella le riempiva la bocca, sentendosela già sbattere in gola. Aspirava con forza mantenendo le labbra serrate su quella cappella così gonfia. Cercava di far fuori uscire quanto più sperma possibile dai testicoli. Ogni tanto, quando le labbra perdevano aderenza con la cappella per via dei movimenti rapidi e violenti, si sentiva chiaramente il risucchio che la donna stava infliggendo al membro.
- Ti prego. Ti prego sborrami in bocca - disse Anya allontanando per un attimo la bocca dal ragazzo - Ti supplico! Vienimi tra le labbra
Nonostante l’eletta facesse un ottimo lavoro di bocca, il ragazzo sembrava averne ancora per molto. Il risucchio che subiva sembrava eccitarlo molto, ma non essere sufficiente. Clotilde decise di cercare di aiutare. Si pose alle spalle di lui e iniziò a baciargli il collo, a leccarglielo, a risalirlo fino a mordicchiargli e leccargli l’orecchio. Iniziò a sussurrargli frasi spinte, mentre con una mano gli carezzava i pettorali muscolosi.
- Dai. La ragazza ha sete, falla bere
Anya continuava con le sue mani ad agitarsi su e giù, ruotando i polsi come aveva visto fare alla stregona la sera prima, per aumentare le sensazioni. Grazie alla lunghezza del membro, poteva compiere ampi gesti con le mani. Intanto con le labbra continuava a succhiare la cappella, infilandosela tutta in bocca e carezzandola con la lingua, con movimenti rotatori. La faceva esitare per lunghi istanti sul buchino della sommità, per poi tornare a leccarla ancora con maggiore passione.
Clotilde intanto con l’altra mano scese lungo il fianco del ragazzo e iniziò a massaggiargli una natica soda. Le dita lentamente intrufolò tra le sue cosce, massaggiandogli testicoli e perineo da dietro. Con l’indice stuzzicava il lembo di carne tra testicoli e ano, per poi risalire lentamente e iniziare a girare intorno al buchetto, spingendo lentamente il dito. Si portò poi la mano alla bocca, leccandosi per bene l’indice, per poi tornare a baciargli e leccargli il collo. Con l’indice così bagnato riuscì finalmente a penetrarlo nell’ano. Prima infilò solo una falange, muovendola con sapienza all’interno del suo ano. Poi pian piano sempre di più.
Anya intanto era sempre più disperata e proseguiva il suo lavoro di bocca con maggiore velocità e passione, nata dall’istinto di sopravvivenza. Cercava di infilarsi tra le labbra quanto più cazzo possibile, ma si rendeva conto che era troppo grosso.
- Sborrami in bocca! Fallo! - gli urlò ancora mentre tornava a succhiargli la cappella e muoveva le mani.
- È… è belliss… - il ragazzo interruppe le sue parole e sgranò gli occhi quando Clotilde, di colpo, gli infilò tutto l’indice su per il culo. Venne finalmente. Scaricò una dose consistente di sperma caldo tra le labbra di Anya. Il sapore dolciastro allagò la bocca dell’eletta che, una volta, piena, sentiva ancora il cazzo di lui pulsare e schizzare. Se lo tolse di bocca mentre ancora il membro continuava ad espellere seme. Aveva le guancie gonfie tanto il seme che contenevano. Ingoiò tutto rapidamente per poi mettersi di nuovo quel cazzo tra le labbra, che ancora stava venendo. Continuò a succhiarglielo mentre nuovi schizzi le riempivano nuovamente la bocca. Il ragazzo riuscì a riempirgliela una seconda volta prima che il suo orgasmo si interrompesse.
Quando ebbe finalmente ingoiato tutto, si alzò in piedi, con il fiatone.
- L’ho scampata bella! Grazie dello sperma - disse sorridendo al ragazzo.
- Mia padrone che bello! Ora che sono uomo potremo rimanere per sempre insieme! Potremo sposarci e combattere il male assieme! Sarà magnifico vedrai!
L’entusiasmo del ragazzo a cui ancora il pene gocciolava fu smontato dallo sguardo che Anya lanciò a Clotilde.
- Si beh! Ora fallo tornare come prima

Lorenzo e Annette galoppavano ormai da parecchio. Lui la aveva alla fine perdonata per il tradimento, dopo avergliela fatta pagare, ma comunque non le aveva permesso di tornare alla Capitale. Inizialmente la donna di colore aveva creduto stessero recandosi verso il Regno del Sud, patria di Lorenzo, ma si sbagliava. I due avevano galoppato in lungo e in largo cercando notizie dell’eletta. Intenzione del Barone era di trovarla e aiutarla a sconfiggere l’Imperatore, per riottenere il suo Regno. All’inizio sembrava una impresa disperata. Non sapevano quasi nulla di lei, se non che fosse una guerriera. Poi la fortuna iniziò a girare quando iniziarono a trovare notizie sul suo conto. Per loro fortuna, l’eletta girava con un’armatura a dir poco vistosa ed esuberante. Molti giuravano di averle visto la figa, mentre si piegava per qualche motivo, lungo la strada, libera e nuda sotto il gonnellino dell’armatura. Secondo le notizie era in compagnia di un’altra donna, rossa di capelli e con una pesante tunica. L’ultima traccia che avevano trovato dichiarava che le donne erano dirette ad un piccolo villaggio, seguendo una strada poco battuta. Si incamminarono di buona mattina, in sella ai loro destrieri. La strada era desolata, nessuno la percorreva. Eppure svoltando una curva attorno ad una grossa roccia, videro delle presenze.
Il loro sguardo fu attirato da una forte luce bluastra, che circondava un uomo. Un attimo dopo, al posto dell’uomo vi era un cavallo.
- Che avete fatto a quell’uomo! urlò Lorenzo spronando il proprio destriero.
- Viandante - Anya si alzò in piedi e sguainò la spada - Fatti gli affari tuoi e vai oltre
Lorenzo e Annette furono sorpresi quando videro la coppia di donne. Una guerriera, con un’armatura piuttosto appariscente. L’altra era una rossa, con una pesante tunica. Non c’erano dubbi. Erano loro. Lei era l’eletta.
- Tu - disse Lorenzo fermando il cavallo - Tu sei l’eletta
- Chi lo vuole sapere? - incalzò Anya puntandogli contro la spada.
- Io sono il Barone Lorenzo Giulii, discendente dei Re Giulii del Regno del Sud
- E che vuoi dall’eletta?
- Aiutarla a far cadere l’Impero e liberare la mia gente!
Anya e Clotilde si guardarono. Quest’ultima si fece avanti - Perché dovremmo crederti? Potresti essere un sicario mandato dall’Imperatore. Hanno già provato ad avvelenarci una volta
- Controllatemi se desiderate - Lorenzo scese da cavallo e Annette lo imitò - Controllateci pure. Non abbiamo armi, ne veleni. Vogliamo solo aiutarvi a trovare il capello
- Abbiamo già il capello - rispose Anya senza mai abbassare la guardia.
- Questa è un’ottima notizia eletta, allora sappi che io posso radunare un esercito, che potrà aiutare i ribelli a schiacciare definitivamente l’Imperatore
Calò il silenzio per alcuni attimi. Clotilde si avvicinò ad Anya e le sussurrò qualcosa all’orecchio.
- D’accordo - decretò alla fine Anya posando la spada nella guaina - Ma non fare scherz! Seguiteci per un po’ e raccontateci la vostra storia dall’inizio. Vedremo se possiamo fidarci
Il quartetto proseguì lungo la via da cui il Barone e Annette arrivavano. Questi raccontarono la loro storia. Il complotto, il tradimento, la scoperta, la punizione. Anya e Clotilde li ascoltadono con interesse finché il pomeriggio non fu inoltrato. Quindi cercarono uno spiazzo, nel fitto del bosco, dove si sarebbero accampati per la notte. Anya e il Barone andarono alla ricerca di selvaggina, mentre Clotilde e Annette rimasero a quello che avevano scelto come accampamento per accendere un fuoco.
- Da dove vieni? Non ho mai visto una come te - disse Clotilde sorridendo ad Annette.
- Da una terra oltre il Regno del Sud, oltre il deserto - le rispose la donna con il suo accento straniero.
- Lì tutti sono belli come te?
- Da me tutti sono scuri di pelle! Ma per noi questo è naturale. Io trovo molto più bella una donna con la pelle molto chiara, pallida! E i capelli rossi ad esempio - una delle sue scure mani carezzò il braccio della stregona, coperto ancora dalla tunica - Come te
- Mi trovi bella?
- Sei stupenda
Clotilde si fermò per un attimo, incantata dagli occhi azzurri della donna. Quindi continuò a sfregare i legnetti, per accendere il fuoco. Continuò per diversi secondi, prima di buttare via i legnetti stufa.
- Che idiozia! - disse semplicemente imponendo una mano sulla piccola catasta di legno. Le pupille le si ribaltarono e dalla mano fuoriuscirono alcune scintille. Subito dopo la legna prese fuoco.
- Sei stata brevissima - le disse Annette sorridendole.
- Ma tu e il Barone! Siete sposati? - chiese Clotilde mentre le gote arrossivano.
- No. Lui non mi ha mai voluta per sé. Non abbiamo mai fatto nulla assieme. Lui mi ha solo sottomessa, per anni e per una volta che mi sono ribellata sono stata amaramente punita
Annette chinò il capo, nascondendo la vergogna. Clotilde le afferrò una mano tra le sue, carezzandole il dorso dolcemente.
- So cosa si prova
Mentre ancora parlavano, fecero ritorno dalla caccia Lorenzo e Anya, con due lepri. Scherzavano tra loro, con una certa confidenza.
- Sul serio? Una volta al giorno? - domandava Lorenzo strabuzzando gli occhi.
Il gruppetto spellò gli animali e li tagliò. Quindi, mentre il sole ormai era calato lungo l’orizzonte, iniziarono a cuocere la carne e se la divisero. Lorenzo prese posto accanto all’eletta.
- Stavo pensando che questa storia del veleno è terribile! Vedrai, ammazzeremo l’Imperatore
Arya gli sorrise. Era seduta a terra, a gambe incrociate. Sentiva la terra sotto il sedere nudo. Era una sensazione piacevole per lei. Notò che il Barone le lanciava di tanto in tanto uno sguardo sui seni stretti nelle piastre dell’armatura. Era compiaciuta nell’essere oggetto di desiderio degli uomini. Le piaceva essere guardata e desiderata. Il suo sguardo cadde a sua volta sul cavallo dei calzoni del nobile. Ne fu sconvolta. Si aspettava di vederli gonfi, ma non così. Sembrava che Lorenzo avesse un pene non solo lungo, ma anche incredibilmente largo. Oltre l’immaginazione. Contestualmente iniziò a sentire l’eccitazione salire. Di solito quella era l’ora della giornata in cui Clotilde la deliziava con la lingua. Quest’oggi poteva avere di meglio. Decide di improvvisare.
- Ah! diamine - disse piegandosi su sé stessa, fingendo un crampo allo stomaco.
- Cosa? Che ti succede? - chiese Lorenzo con aria preoccupata.
- Il veleno! Sta facendo effetto! troppo presto! - poi lo guardò con quella sua faccia da porca, quella a cui nessuno sa dire no, inumidendosi le labbra con la lingua molto lentamente - devi aiutarmi
Lorenzo rimase interdetto dalla richiesta della donna. Non agì subito. Ci pensò direttamente Anya a farlo. Gli pose una mano sul cavallo sui pantaloni, afferrandogli il pene. Quello che trovò fu strano, non seppe spiegarselo. Colta dalla curiosità glieli slacciò. Doveva capire cosa aveva di strano tra le gambe il nobile. Quando lo scoprì rimase sconvolta.
Tra le gambe del Barone vi erano non uno, ma due cazzi. Entrambi grossi e spessi, eretti e turgidi. Erano allineati, uno un po’ più su e uno un po’ più giù, e puntavano entrambi verso l’alto. Lorenzo la guardò per diversi secondi, senza sapere cosa dire.
- Posso spiegarti Anya!
L’eletta gli impose il silenzio con un lungo bacio. Le labbra si sfiorarono prima dolcemente, poi con più passione. La lingua di lei e quella di lui si unirono in una danza furiosa, colma di desiderio. Lui le carezzava con una mano la schiena, mentre con l’altra le massaggiava la nuca e i capelli, tenendola stretta a sé. Lei gli teneva uno dei due cazzi ben saldo e iniziava a muovere la mano su e giù. Lei gli afferrò un labbro tra i denti, mordicchiandolo dolcemente, prima che lui potesse ricambiare. Le loro lingue giocarono un po’ prima che lei si decidesse a scendere giù, baciandogli il petto, sbottonandogli il farsetto, prima di raggiungere il doppio fallo. Prese in bocca il primo, mentre con la mano giocava col secondo. Poi diede il cambio, succhiando quello inferiore.
La scena attirò l’attenzione di Annette e Clotilde, intente a parlare per conto proprio. Annette fu scioccata da quella visione. Clotilde guardò la donna di colore per diversi secondi.
- Tu lo sapevi?
- No! non sapevo nulla! Ecco perché non voleva
Vedere Anya intenta a succhiare i due membri del nobile eccitò le due ragazze. Il sottile e corto abito di Annette era inadatto a coprire quanto la donna si stesse eccitando. Clotilde notò subito un piccolo rigolino di umori, colare nell’internocoscia. Le sorrise e la invitò a stendersi.
- Sono molto brava con la lingua sai?
Detto ciò le alzò il vestito e glielo sfilò. Poi infilò la testa tra le cosce scure, fino al sesso della donna, umido ed eccitato. Con la lingua penetrò diverse volte tra le grandi labbra, cogliendone il sapore. Un sapore dolce e piacevole, che desiderava asciugare con la sua lingua fino all’ultima goccia. Poi iniziò a torturare il suo clitoride con la lingua, con rapidi movimenti di punta, smuovendolo in ogni direzione, verso l’alto e verso il basso, facendole compiere movimenti rotatori. Una sua mano salì fino al seno della donna, abbondante e sodo, e iniziò a giocherellare col capezzolo. Annette in breve gemeva in preda a brividi di piacere. Non poteva, intanto, fare a meno di guardare Anya e Lorenzo. Lui si era steso al suolo, e ora lei cercava di cavalcarlo.
Si era infilata il membro superiore nella vagina, abbastanza agilmente. Ora aveva iniziato a leccarsi la mano per inumidirsi il suo ano e prendere lì il membro inferiore. Si appoggiò la cappella al buchino mentre lentamente lasciava cadere tutto il suo peso, auto impalandosi con quel cazzo poderoso. Una volta riuscitaci tirò le gambe indietro, poggiando le caviglie sulle cosce di lui, per darsi maggiore spinta, e poggiò le mani sulle sue spalle, per tenerlo ben fermo. Iniziò a cavalcarlo furiosamente. La sensazione di essere riempita davanti e dietro al stava facendo impazzire. Era piena. Colmata dalla carne che si faceva spazio in lei, dura e senza pietà. Con forti movimenti del bacino faceva arrivare i due membri sempre più dentro di lei. Impiegò alcuni minuti a prenderli dentro totalmente. Quando ci riuscì rimase ferma per alcuni secondi, godendo la sensazione del contatto delle cosce sul bacino di lui, sentendosi totalmente riempita e violata in ogni buco. Quindi Anya riprese la sua cavalcata senza sosta, gemendo e urlando il suo piacere.
Per Lorenzo era una sensazione inspiegabile. La sua fortuna gli concedeva di provare piacere doppio rispetto ad un qualsiasi uomo. Stava scopando e inculando contemporaneamente l’eletta. Senza contare che era tanto tempo ormai che non giaceva con una donna. Sentiva i propri membri farsi largo negli stretti buchi della donna. Il calore che avvolgeva i suoi membri. Sensazioni che lo inebriavano, rendendo la sua volontà del tutto svuotata, comandato dai movimenti decisi e violenti del bacino della donna.
Dall’altra parte Annette aveva fatto alzare Clotilde. Le aveva fatto togliere la tunica. La stregona, ben abituata all’ordine di spogliarsi, aveva ubbidito senza fiatare, seguendo i movimenti dell’altra donna. Annette poi l’aveva fatta stendere, a gambe larghe. Poi aveva lentamente leccato i suoi seni appuntiti, piccoli ma sodi. Ne aveva succhiato i capezzoli fino a farli inturgidire. Poi era salita su di lei, sedendo quasi sulla sua faccia, ponendo il suo sesso all’altezza del volto di Clotilde. Quindi si era abbassata col busto in avanti in modo da poter, contemporaneamente, leccare la vagina della stregona. Clotilde appoggiò le mani sulle natiche della donna di colore, grosse e sode, per aiutarsi a tirarsi su, per meglio leccare la sua vagina. Improvvisamente sentì una lingua insinuarsi tra le sue grandi labbra e indugiare sul suo clitoride. Ebbe un attimo di smarrimento. Una vampata di piacere la distolse dal suo lavoro di lingua. Poi, ancora più invogliata, riprese a leccarla. Le due donne si davano piacere a vicenda, leccandosi sempre più velocemente. Quando una aumentava il ritmo, l’altra a sua volta aumentava. Annette le succhiava il clitoride e Clotilde le infilava due dita nel sesso. Acceleravano sempre di più e ansimavano dal piacere.
Intanto Anya proseguiva a cavalcare Lorenzo, veloce e impietosa, impalandosi i suoi due membri nell’ano e nella vagina.
- Sto per venire! - la avvisò Lorenzo.
Anya senza attendere un secondo di più si alzò e si inginocchiò al suo fianco. Prese il cazzo superiore e iniziò a succhiarglielo, prendendolo in bocca fino a metà. Cercando di affondare il più possibile. Quando sentì la mano di Lorenzo schiacciarle la testa contro il pene, capì che stava venendo. Pochi attimi dopo infatti diversi schizzi le invasero il palato. Anya ingoiò tutto, del resto ormai era abituata. Poi afferrò la borraccia vuota, poco distante, e continuò a succhiargli il cazzo inferiore. Glielo succhiò sempre più velocemente, inumidendolo con la propria saliva. Poi quando lo sentì pulsare, quando lo sentì sull’orlo del piacere, appoggiò la bocca della borraccia alla punta del glande. Con la mano continuò a dargli piacere, muovendosi su e giù sull’asta, mentre diversi schizzi di sperma riempirono la borraccia. Qualche goccia non c’entrò l’entrata, e Anya le ripulì con la lingua.
- Che fai? - domandò Lorenzo esausto.
- Metto via un po’ di sperma per i tempi duri - rispose Anya sorridendogli.
Quasi all’unisono, dall’altra parte del fuoco di bivacco, Annette e Clotilde stavano gemendo di piacere e raggiungendo l’orgasmo. Quando entrambe sentirono di essere pronte accelerarono il loro ritmo, aiutandosi con le dita a stimolare l’altrui vagina. Dopo alcuni secondi un urlo liberatore le pervase. Annette si sollevò e si stese accanto a Clotilde, sorridendole. La rossa sorrise a sua volta e, dolcemente, le diede un bacio sulle labbra.



Note:
Ho scritto un interludio, un capitolo di raccordo, tra il 5° e il 6° Capitolo. Tuttavia ho deciso di non pubblicare questo interludio in quanto non è fondamentale per la trama. Tuttavia se vuoi riceverlo e leggerlo comunque ti basterà scrivermi alla mail Ti inoltrerò l'interludio ;)

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