In viaggio con mio padre 19° bis - Ametra aspetta un bambino da mio padre

Scritto da , il 2019-05-10, genere incesti

Avevo già scritto ieri il cap.19° ma non è stato pubblicato.Mi è anche capitato di aver iniziato la scrittura di altri capitoli che sono "Spariti" prima che li completassi per poterli inviare.Colpa del sito?di un acker?o del mio PC?Boh!

19° capitolo:

Il successo e la risonanza che aveva avuto in tutta la nostra azienda l'arrivo dell'affascinante miss Ann Koltes,aveva fatto si che anche mio marito,contrariamente al suo solito,fosse uscito dalla sua "tana da ragioniere" per conoscere la signora.

Mai mi era capitato di vedergli una simile espressione sul viso davanti ad un potenziale cliente.

Con fare incerto,e con mano tremante,si era avvicinato ed alle presentazioni,si era persino chinato per farle il baciamano da lei ignorato lasciandolo con una incredibile espressione da ebete sul volto impolverato dalle carte.

Quando si era allontanato per tornare nel suo ufficio,gli avevo notato una evidente erezione ed in cuor mio,mi ero augurata che fosse corso in bagno a farsi una sega dando finalmente segno al risveglio di una sopita virilità.

Io e mio padre con la ragazza addetta alle vendite,ci siamo dedicati a lei ed al suo accompagnatore per mostrarle il campionario(Che lei conosceva bene per averlo già visto a Parigi)senza avere la possibilità di appartarci con lei per un momento di intimità.

Confesso d'aver pensato che talvolta l'ipocrisia è più dolorosa di una onesta confessione.

Vi erano però motivi di opportunità legati all'azienda ed alla sopravvivenza di 3 famiglie e dunque......

Dopo poco più di un'ora trascorsa nella frustrante farsa della finta vendita,lei col fare deciso della manager americana,si era congedata col pretesto di un altro appuntamento.

Mio padre che aveva già organizzato una settimana per le sue "terme curative" rivolgendosi a lei le aveva detto in inglese:

-Signora Koltes,non so quanto tempo lei si trattenga a Milano,purtroppo io dovrò assentarmi nel pomeriggio per tutta la settimana e non posso invitarla a cena,se però le fa piacere,potremmo pranzare insieme.

A causa della presenza di quel giovane di colore,il pranzo era stato alquanto noioso e tranne brevi momenti in cui il suo accompagnatore si era allontanato per questioni personali,gli argomenti di discussione rasentavano la più assoluta banalità.

Diversa era stata la cena alla quale ufficialmente ero stata invitata io,e trattandosi di un incontro di lavoro e di "reciproca conoscenza"l'invito era stato rivolto solo a me.

-Che cafoni questi americani!-

Aveva poi commentato mio marito con evidente delusione.

Io e mio padre eravamo già seduti al nostro tavolo quando Ametra,da sola,aveva fatto il suo ingresso nel locale.

In tutta franchezza,mi riesce davvero difficile descrivere la reazione di tutti gli altri avventori al suo apparire.

Slanciata verso il cielo dalle sue scarpe vertiginose e dalle sue lunghe gambe,con una alta e gonfia pettinatura da serata di gala,aveva davvero l'aspetto di una principessa.

Indossava un'abito in tessuto elasticizzato nero con un'ampia scollatura ed uno spacco laterale sino alla coscia.

Il tessuto le aderiva seguendo ed esaltando ogni forma del suo corpo plasmato come fosse una scultura.

Sul davanti il tessuto,le stringeva il generoso seno rendendolo morbido e segnato dai piccoli capezzoli sporgenti come bacche.

La scollatura sul petto mostrava l'attaccatura delle mammelle sulle quali faceva bella mostra uno strano pendaglio in argento a forma di mano.


Sul palmo appariva una mano con al centro "l'occhio di Dio" formato da una pietra color turchese.

La chiusura del sottilissimo laccetto in pelle,pareva avere la forma di una piccola chiave.

La vita era stretta da una cintura in rettile con squame dai riflessi verdognoli e argentai chisa da una grossa fibbia in argento,col medesimo decoro del pendaglio.

La linea del sedere era sporgente e morbida come una un invitante frutto estivo mentre il tessuto le si stringeva sino a metà coscia.

Il viso,finalmente libero da quegli occhialoni e dalle lenti a contatto,mostrava i suoi lucidi e stupendi occhi verdi.

Il trucco leggero del contorno degli occhi tempestato di brillantini iridescenti,riprendeva i toni smeraldo delle sue pupille,del fregio che le adornava il petto e del foulard di seta che le scendeva sulle spalle.

Anche le scarpe dai tacchi vertiginosi,erano in raso di seta nera con decori turchesi e pietre Swarowski.

Insomma,una vera visione.....una principessa.....una dea!

Mio padre si era subito alzato per andarle incontro e farle il baciamano e lei,abbracciandolo,l'aveva baciato,indugiando a lungo con le labbra tumide e lucide sulla sua bocca.

Poi avvicinandosi a me,mi aveva baciata sulla fronte:

-Ciao Sandra.-

Mi aveva sospirato con tono languido.

Finalmente eravamo soli!

Dio mio quanto era stata lunga quell'attesa e quanto frustrante quella mattinata pullulante di intrusi e della misteriosa figura di quel ragazzo di colore.

Ametra si era subito premurata di dirci che quel giovane era un escort di Londra dal quale si faceva accompagnare ogni qualvolta veniva in Europa per affari o shopping senza il marito.

Non aveva lasciato trapelare nulla sui loro eventuali rapporti sessuali.

Immaginandola però a letto anche con quel magnifico esemplare di maschio,l'avevo invidiata.

Per quasi la metà della cena,i suoi occhi non erano che per mio padre il quale la ricambiava col suo sguardo incredibilmente dolce e carico di desiderio.

Non che io fossi trascurata ma certamente,i protagonisti della serata erano loro.

Inizialmente,insieme ad un certo disagio,mi sentivo avvolta da una crescente gelosia.

Poi tutto era cambiato quando coinvolgendo anche me nel loro flirtare,aveva tirato fuori dalla borsa due piccoli astucci.

In uno,quello per mio padre,vi era un piccolo pugnale in oro di foggia orientale col la lama ricurva mentre nell'altro astuccio destinato a me,vi era un pendaglio a forma di mano del tutto simile a quello che lei aveva sul petto.

-Questo è il dono che ti manda mio marito per il grande regalo che ci hai fatto.-

Aveva sospirato rivolgendosi a mio padre mentre,col sorriso sulle labbra e gli occhi lucidi,gli porgeva l'astuccio col pugnale.

A me invece aveva detto:

-Questo è il mio regalo per te nell'auspicio che "il Profeta" ti possa aiutare a realizzare i segreti desideri che nascondi dentro il tuo cuore.-

Io e mio padre,ascoltavamo le sue parole ed osservavamo i suoi gesti come ipnotizzati.

Vi era qualcosa di affascinante ed inquietante nella sua espressione e nel suo sguardo lucido e misterioso e nel suo fare quasi mistico.

Naturalmente,lei sapeva l'effetto che avrebbe sortito su di noi e sapeva che da quel momento pendevamo dalle sue labbra.

Senza aspettare che le ponessimo le nostre domande aveva detto:

-Quel pugnale si chiama Janbiya e nell'antica civiltà Yemenita,oltre che essere un'arma sacra e preziosa,era il simbolo della virilità e mai regalo fu più azzeccato a giudicare da ciò che il tuo seme ha deposto nel mio ventre.-

Dio mio....dio mio.....

Non stavo più nella pelle e mentre mio padre era divenuto pallido in volto,io avevo cominciato a saltare sulla sedia sino a che,mi sono alzata abbracciandola come mai avevo fatto in vita mia.

La stingevo e la baciavo e con la mano correvo smaniosamente sul suo ventre piatto dentro il quale stava crescendo il mio fratellino segreto.

-E' vero....e vero....-

Aveva cominciato a balbettare anche lei libera finalmente da quel meraviglioso segreto che aveva dovuto nascondere sino a quel momento.

Quando finalmente anche mio padre si era ripreso,senza riuscire a dire nulla,aveva allungato una mano incrociando le dita con quelle di Ametra come se fossero fidanzati ed invece erano amanti e stavano aspettando un figlio!

Lo Champagne per festeggiare era già in tavola quando rivolgendosi a me aveva aggiunto:

-Il mio regalo per te prende il nome da Khamsa (Mano di Fatima)la figlia del Profeta ed è un antico simbolo condiviso dalla religione ebraica,sumera e dei cristiani d'oriente e rappresenta la dea della bellezza della terra,dell'erotismo,dell'amore e della fertilità ed è il migliore augurio che io ti possa rivolgere.-

A quelle parole,non avevo saputo resistere e mentre alcune lacrime rigavano i miei occhi,mi ero spinta verso di lei ed incurante del fatto che qualcuno ci stesse guardando,l'avevo baciata sulla bocca.

Quella meravigliosa e irripetibile serata era finita con lei e mio padre che in taxi andavano verso la sua residenza milanese mentre io,a casa,avevo svegliato mio marito e l'avevo costretto a fare l'amore.

Incredibilmente,l'avevo trovato più duro del solito ma io,mentre lo cavalcavo immginavo che sotto di me vi fosse mio padre.

segue

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