In viaggio con mio padre 8° - Nella casa dell'amore giapponese

Scritto da , il 2019-04-24, genere incesti

Il mio accompagnatore giapponese Akira era già nella Hall ad aspettarmi quando sono scesa dall'ascensore.

Come ogni giapponese che si rispetti,era molto tradizionalista e rispettoso delle sue tradizioni.

In Giappone la donna viene considerata un gradino sotto l'uomo.

Nel mio caso però,oltre che farmi l'inchino e il baciamano,mi aveva offerto anche un vistoso mazzo di rose rosse che avevo subito affidato alla receptionist affinché lo facesse sistemare nella mia camera.

Ad aspettarci fuori dall'albergo vi era una limousine nera coi vetri oscurati e con alla guida un autista nipponico come lui.

I sedili dietro erano separati da quelli anteriori da un divisorio in vetro.

Non appena partiti,dal soffitto dell'auto era sceso uno schermo che aveva cominciato a trasmettere scene di sesso esplicito con interpreti giapponesi.

Io che già conoscevo il suo carattere timido,gli avevo delicatamente messo una mano sulla patta dei pantaloni e contemporaneamente mi ero stretta a lui per accarezzarlo e baciarlo sulla bocca.

Il viaggio era durato circa mezz'ora durante la quale,avevamo limonato come ragazzini senza spingerci oltre nonostante le scene(esplicite ma censurate come prescrivono le ipocrite leggi in Giappone)che scorrevano sul visore.

Il ristorante dalla caratteristica architettura a pagoda era sulla Senna poco fuori Parigi.

Il locale,arredato in modo elegante ma sobrio alla giapponese(Tanto legno,paglia e tatami),era molto intimo e accogliente con i tavoli nascosti da separé e piante.

La cena era stata sicuramente la migliore che avessi mai provato a base di pesce crudo,sushi,sashimi,tempura ed altre specialità che non avevo mai provato.

La compagnia era davvero deliziosa col suo corteggiamento soft come se fosse la nostra prima uscita insieme.

La conversazione in inglese era piacevole e scorrevole senza mai sfiorare neanche per un momento gli argomenti inerenti il nostro lavoro.

I suoi occhi a mandorla che mai smettevano di guardarmi,mi procuravano una certa sensuale emozione.

Mi stringeva le mani come se davvero fossimo fidanzati e mi parlava del suo paese,la sua storia,la sua famiglia,la moglie ed i suoi figli,i suoi desideri usando sempre un tono basso quasi intimo.

Dopo l'ottima cena,eravamo risaliti sulla limousine che ci aveva aspettati fuori per tutto il tempo e dopo un tragitto piuttosto lungo,si era infilato in uno stretto vicolo nel quartiere di Pigalle.

Ci eravamo infine fermati davanti al portone di una vecchia casa dall'aspetto alquanto decadente sul fronte della quale,campeggiava una vecchia insegna illeggibile.

Avrei poi saputo che si trattava di un vecchio locale a luci rosse della Parigi della belle epoque chiuso da tempo a causa della inarrestabile decadenza di quello che era stato il più vivace simbolo della vita parigina di quel tempo.

Un po timorosa per lo straordinario contrasto tra lo splendore della città che avevamo attraversato e del ristorante che avevamo appena lasciato e la catapecchia che avevo davanti a me,l'avevo seguito facendomi guidare per mano.

Akira aveva suonato un invisibile campanello per tre volte prima che da una specie di citofono qualcuno rispondesse e dopo uno scambio di parole per me incomprensibili,il portone che dava su un buio cortiletto,si era aperto.

Alla fine di un breve camminamento lastricato di pietre,vi era un'altro portone che era stato socchiuso prima ancora che noi vi arrivassimo davanti.

L'atmosfera che si respirava sino a quel momento era davvero inquietante ed io mi sentivo il cuore battere come impazzito nel petto.

Oltre quel portone finalmente,un filo di luce.

Da quel momento,tutto mi pareva cambiare.

Una dolce musica orientale di sottofondo,accompagnava i nostri passi verso quell'ambiente che via via mi appariva più rassicurante e confortevole.

Le pareti in legno erano decorate con pannelli dai tipici soggetti floreali giapponesi alternati da quadri e foto di erotismo orientale

D'un tratto,dietro una parete,come una visione,mi era apparso un grande spazio al centro del quale vi era un laghetto con la tradizionale vegetazione giapponese e nell'acqua,molti uomini coperti solo da un telo tipo pareo,vi si si spostavano con movenze lente e controllate che ricordavano certi quadri di Ingres.

Fuori dall'acqua,indaffarate o semplicemente in attesa vi erano diverse donne vestite da geishe.

-Siamo nella casa dell'amore.-

Mi aveva detto Akira che aveva letto dai miei occhi il mio stupore.

Dopo alcuni minuti in cui avevo cercato di orientarmi in quello straordinario ed insolito ambiente,erano venute due geishe che con movenze tipicamente giapponesi,ci avevano prelevati portandoci in posti diversi.

Io ero stata portata in un locale rivestito completamente di stuoie vegetali adibito a bagno e massaggi.

Dopo essere stata spogliata ed immersa in una vasca di acqua tiepida e sali dagli inebrianti profumi orientali,sono stata lavata,asciugata e poi distesa su un lettino per essere sottoposta ad un rilassante massaggio.

Alla fine del trattamento,mi sentivo leggera ed in un incredibile stato di grazia.

Lasciandomi completamente nuda sotto,mi hanno fatto indossare un Kimono di seta ricamata a fiori di loto dai molteplici,tenui colori.

Quando mi hanno riaccompagnata al laghetto,anche Akira seminudo,si muoveva nell'acqua con con le stesse lente movenze degli altri.

Vedendomi tornare,era subito uscito dall'acqua ed accompagnati da una geisha,siamo stati portati in un ambiente dalle luci soffuse,le pareti a griglia in legno e il classico pavimento Tatami con al centro della stanza un grande Futon.

In un angolo,un tavolino basso vicino al quale ci siamo seduti per terra incrociando le gambe mentre la nostra geisha ci serviva il te.

Poi,mentre Akira rimaneva seduto,la ragazza mi aveva invitata ad alzarmi.

Dopo alcuni minuti in cui ero rimasta immobile ed in silenziosa attesa accanto al Futon,mi sono sentita stringere da dietro da due braccia maschili.

L'abbraccio era delicato,il fiato che sentivo sul collo,caldo e piacevole mentre davanti a me vedevo scivolare il corpo di un altro giovane maschio.

Mentre il primo da dietro mi slacciava il Kimono e cominciava a tastarmi il seno ed i capezzoli,quello in ginocchio davanti a me,con una mano aveva cominciato ad accarezzarmi il sesso lievemente dischiuso.

Poi,con un sincronismo misurato,mi avevano fatta distendere,completamente nuda sul Futon.

Quei toccamenti,l'alito sul collo e negli orecchi,il massaggio tra le cosce e le labbra della fica,i profumi che vagavano nell'aria,lo stato di benessere che mi ero portata dietro dopo il massaggio,mi avevano trascinata in uno stato di sublime eccitazione.

Di tanto in tanto,mentre tutto avveniva,lo sguardo mi cadeva su Akira che ancora seduto a terra e coll'accappatoio aperto,si accarezzava il piccolo cazzo.

Ad aumentare la mia eccitazione,era la presenza della geisha che immobile e con la sua aria seria,seguiva tutta la scena.

La mia era una sensazione davvero incredibile e straordinaria.

Mi sentivo un oggetto del piacere a disposizione di due sconosciuti,di un cliente guardone e di una severa osservatrice del fatto che tutto avvenisse secondo regole antiche.

I due maschi erano bravi anche se di modeste dotazioni ma la loro capacità di scovare e stimolare i miei centri di piacere compensava ampiamente la manchevolezze dei loro genitali.

Mi hanno chiavata e fatta godere in mille modi facendomi sperimentare sul mio corpo e sulla mia mente migliaia di anni di cultura erotica orientale.

Godevo e godevo ed i miei orgasmi erano talmente lunghi che parevano penetrare nel mio corpo,nelle mie vene,nei miei muscoli e nel mio cervello scorrendovi dentro come un flusso d'acqua calda ed inarrestabile.

Sicuramente,non ero riuscita a tenere il conto di quanti orgasmi avevo avuto quando,prima l'uno e subito dopo l'altro,erano entrati per l'ultima volta in me e mi avevano sborrato nella fica.

Che meraviglia...che finale per un trattamento così speciale.

Più tardi avrei saputo che è una pratica assai diffusa tra i giapponesi quella di godere più maschi nella stessa vagina al pari del Bukkake che fa si che tanti maschi sborrino sul viso di una sola donna.

Pare addirittura che quella pratica appartenga alla tradizione di far spruzzare sul viso della sposa il seme di tutti i maschi invitati al matrimonio.

Mentre ad occhi chiusi mi beavo del mio stato di grazie,mi sono sentita allargare le gambe ed aprendo gli occhi,avevo sentito Akira penetrarmi e dopo alcune spinte,versare anche il suo seme dentro la mia vagina già piena.

Poi,dopo aver goduto,si era infilato con la testa tra le mie cosce per leccarmi e succhiare tutto lo sperma che avevo in corpo compreso il suo.

Mentre lui mi leccava procurandomi un nuovo orgasmo,la geisha inginocchiata di fianco a lui,gli ripuliva il cazzo con un panno caldo di lino.

Io nella mia postura supina,con gli occhi sbarrati per lo stupore di quanto stava accadendo,mi godevo ogni suono,ogni odore ed ogni tocco di mano e di lingua e godevo,godevo ancora.

Mi attendeva però,un finale ancora più stupefacente.

Dopo avermi ben ripulita Akira si era portato col cazzo sul mio viso e mentre io lo succhiavo e gli leccavo i testicoli,da dietro un maschio aveva cominciato a montarlo.

Il suo respiro pesante via via montava e si trasformava in rantoli sino a che,il grugnito del maschio che gli stava riempiendo il retto di sperma,si sovrapponeva al suo urlo accompagnato da alcune goccioline di sperma colate sulla mia fronte e sui miei capelli dal suo cazzetto moscio.

Davvero incredibile,Akiro aveva goduto mentre mi chiavava ed aveva anche avuto un orgasmo anale quando il maschio che lo stava montando gli aveva scaldato il retto coi suoi fiotti di sborra.

Alla fine,quando tutti eravamo ansimanti e fermi come in una istantanea fotografica per recuperare le nostre energie,la geisha si era chinata sul mio viso e come una gatta col suo micino,aveva cominciato a ripulirmi con la lingua.

segue





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