La compagna di scuola di mia figlia IV

Scritto da , il 2019-04-18, genere prime esperienze

Amo da morire questa piccola troia che mi gira di nascosto per casa e che, per il proprio e il mio piacere si fa sbattere come un animale in calore. Quando è sicura che Paola, mia figlia non è a casa e non ci verrà arriva e passiamo ore come una coppia affiatata a coccolarci, a stuzzicarci o a fare sesso come se fosse l’ultima volta. Altre volte usciamo, andiamo fuori città o addirittura cambiamo provincia per lasciarci andare e non essere riconosciuti e soddisfiamo tutte le nostre esigenze, voglie e perversioni senza mezzi termini. Questa troia che non ha ancora finito l’università potrebbe tenere una cattedra sul sesso e insegnare a tante puttane che ho conosciuto nella mia vita senza paura di sfigurare mai. Con la faccia da ragazzina, il suo modo di vestire, di muoversi di parlare è riuscita a conquistarmi ma il top lo raggiunge quando impazzisce e si lascia andare a orgasmi dove perde qualsiasi ritegno e impreca e bestemmia come un camionista prima e durante l’orgasmo per raggiungere picchi di dolcezza infinita pochi minuti dopo.
Voglio organizzarle una festa di laurea che ricorderà per sempre e per questo mi avvalgo della collaborazione di un locale esclusivo di Torino dove sono certo sarà felice. Ho preso accordi perché questa sera io e lei raggiungiamo il locale dopo le 23 dopo che si è presentata a casa mia per indossare “l’abito da cerimonia”. Si presenta a casa mia alle 22.30 come eravamo d’accordo in jeans, maglietta e Converse come al solito. I capelli legati a coda di cavallo, un filo di matita sugli occhi e una goccia di lucida labbra. Entra e limoniamo a lungo mentre le mani si incrociano e cercano ogni angolo del nostro corpo, ma poi la stacco perché voglio che goda appieno la sorpresa che le ho preparato. La prendo per mano e la porto in camera da letto dove le ho preparato un vestito aderente nero, scollato, corto, che mette in risalto il suo corpo giovane e perfetto. La guardo mentre si spoglia davanti ai miei occhi e lei mi fissa provocante. Non ho previsto biancheria e vederla infilare prima le scarpe decolté nere, con i tacchi a spillo alti 12 cm mi procura un’erezione imbarazzante ma non cedo. Lei si infila il vestito e le regalo, per la prima volta una collana e un paio di orecchini coordinati in acciaio, semplicissimi e moderni. Mi sorride e mi abbraccia.
“mi fai sentire unica, sono felice di averti incontrato, ti amo”
Un attimo di silenzio in cui sento il battito del mio e del suo cuore, avvicino le labbra a sfiorarle la fronte e le palpebre e poi le prendo la mano per portarla fuori. Una giacca nera sulle spalle non le stacco gli occhi di dosso un secondo mentre aspettiamo sul pianerottolo l’ascensore e la guardo entrare a passo sicuro. Entro dietro lei e guardo la sua immagine allo specchio mentre la cabina di acciaio scende verso i garages. L’accompagno alla macchina, le apro la portiera, la guardo salire mentre mi provoca con quel vestito troppo corto tiene le gambe aperte per farmi vedere la sua fighetta che già immagino umida e sento il cazzo che mi fa male tanto è gonfio.
“voglio vederti godere e sbrodare puttanella”
Lei sorride del sorriso più bello che io abbia mai visto, la guardo ricomporsi impeccabilmente sul sedile del passeggero, chiudo la portiera e faccio il giro per salire al volante della mia Range nera.
Il viaggio che ci separa del locale dura una ventina di minuti durante i quali chiacchieriamo di università, di compagni strani, delle manie di Paola e ridiamo allegri già eccitati al pensiero di cosa succederà stanotte. Lei non sa nulla, le ho solo detto che avrebbe avuto tutto ciò che desiderava, poi a pochi minuti dal luogo le faccio indossare un cappuccio nero in modo che non riconosca il locale. Chiamo il proprietario che mi fa accedere con l’auto nel cortile e fermo il motore. Ci vengono incontro Mario, il padrone, con due ragazze giovani conciate da cameriere sexy su tacchi vertiginosi, con vestitini neri decisamente succinti che arrivano appena sotto a capezzoli e attaccatura delle chiappe tra le quali intravedo il filo di un tanga, dei grembiulini bianchi completano l’abbigliamento. Sono una bianca e una nera con un dito di rossetto rosso fuoco sulle labbra e unghie dello stesso colore, si muovono perfettamente su qui tacchi e aprono la portiera dell’auto e aiutano Cristina a scendere prendendole la mano.
“benvenuta signora”
Elei ride divertita.
“dove mi hai portato, maniaco maiale”
Varchiamo la porta che ci introduce all’interno del locale in ombra, divani e luci soffuse, tavolini vuoti non si intravede nulla.
“ora puoi togliere il cappuccio”
E lei non se lo fa ripetere, lo sfila e incrocia immediatamente gli sguardi delle due cameriere.
“wow, che belle”
Entrambe davanti a lei sono immobili come statue e non accennano nulla.
“sono a tua disposizione, sono per te, come tutto e tutti qui stasera”
Sorride ancora e avvicina le labbra alla bocca della brunetta che mi ricorda un po’ il personaggio di Crepax, chiara di carnagione, occhi che sembrano grigi, la bocca sottile e rossa, un seno di marmo non enorme.
Cristina le bacia le labbra, la sfiora con la bocca, poi l’abbraccia la stringe in un bacio appassionato. La ragazza risponde con trasporto al bacio e vedo le lingue annodarsi e scambiarsi le bocche e la saliva.
La ragazza di colore passa dietro la mia piccola troia e l’abbraccia con trasporto accarezzandole da dietro il seno e scendendo giù fino all’attaccatura delle cosce. Cristina si stacca dalla prima per dedicarsi alla bocca della nera. Tutte e tre si spostano verso una pedana in mezzo a questa sala enorme sempre in penombra. Sulla pedana le tre ragazze si limonano, si accarezzano, si baciano si leccano e le mia piccola troia è straordinariamente bella. Vedo le mani delle due ragazze infilarsi sotto i vestiti di lei, lambire figa e capezzoli, sfuggire lungo i contorni del corpo per poi ritornare sul suo frutto bagnato.
Mi siedo su un divano, apro la patta e tiro fuori il cazzo perché sono convinto che se non lo faccio mi scoppierà nei pantaloni.
Cristina prende il banco e spoglia le due ragazze, le accarezza, le costringe a baciarsi tra di loro, si inserisce tra le loro bocche e poi si stacca per frugarsi la figa e lo fa mostrandomi le dita che si infilano nella fessura e ne escono bagnate del liquido appiccicoso che adoro bere. Vederla in piedi, ancora vestita con la gonna rialzata, sui tacchi intenta a masturbarsi davanti a altre due donne mi eccita ancora di più e comincio una sega a ritmo lento e esasperato.
Le due ragazze, Silvia e Anya, fanno ormai sesso senza limiti, si accarezzano e baciano sempre più a fondo mentre Cri si è seduta per terra scosciata e si sta scopando e tormentando i capezzoli. Anya lascia la compagna per dedicarsi alla figa di Cristina, si piazza carponi tra le sue cosce e comincia a leccarla e a masturbarla.
Silvia si inginocchia dietro la mia troia e le sfila il vestito inutile, poi le morde i lobi delle orecchie, il collo, stropicciandole i capezzoli fino a che la piccina non esplode in un lungo e roco verso gutturale afferrando la testa di Anya e tirandola verso il bacino. Poi si accascia sul pavimento della pedana mentre le due puttane a turno la baciano.
Si gira verso di me e mi sorride la piccola puttana
“mmmmh, cominciamo benissimo, ora un po a te”
Prende la neretta per i capelli e, facendola camminare a quattro zampe, la conduce al divano dove mi sto masturbando.
“ora gusta questo splendido cazzo”
E usando i capelli di lei da maniglia fa in modo che il mio uccello sparisca nella sua bocca.
Sento la cappella contro la sua gola e la vedo mentre fa fatica a respirare, mentre sbava sui miei coglioni, sento la sua voce mentre suoni inarticolati le escono di bocca e Cristina le spinge con la bocca fino all’attaccatura dei coglioni. La muove prima con forza, poi con più metodo fino a fare diventare quel movimento un pompino spettacolare.
“Tu lecca me stronza”
Girata verso Silvia che si gustava la scena e ora si porta sotto le cosce di Cristina le lecca la figa aggrappandosi alle sue cosce e facendo scorrere la lingua tra le labbra della passera che gocciola. Il quadretto mi piace e la guardo mentre si trasforma in animale, in puttana esaltata, in troia, la mia troia, il mio amore di puttana.
“continua a pompare il mio uomo”
Si porta a quattro zampe dietro a Anya per leccare figa e culo, infilarci lingua e dita mentre Silvia si sdraia tra le sue cosce e riprende a leccare e a masturbare Cri.
“ti piace la puttanella di colore? Affogala allora porco”
Gli occhi fissi nei miei, la bocca appena aperta, la lingua che scorre le labbra capisco che sta ancora per godere in bocca all’altra donna.
“Mario fai entrare gli ospiti”
Cristina mi guarda stupita e si guarda intorno mentre le altre due non smettono di leccare e pompare.
Quattro ragazzi fanno il loro ingresso tirandosi dietro una donna incappucciata e legata.
Il primo di loro è nero con una verga dritta in mezzo alle cosce da farmi dubitare del mio essere uomo. Assolutamente enorme e bello de vedere, arriva a portata di mano in prossimità dei tre corpi bagnati e sudati.
“riempi la baldracca tra le cosce della mia donna e poi vedrò”
Arrapato com’è in un secondo è inginocchiato tra le cosce di Silvia punta quella proboscide degna di un cavallo tra le labbra della figa di Silvia e lo spinge tutto fino in fondo. La ragazza è allenata ma non a affari di quella portata presi in quel modo e inarca il busto emettendo un urlo tra le cosce di Cristina che con una mano la tiene saldamente tra le sue cosce. Poi comincia il balletto del cazzo che entra ed esce da quella figa depilata e slabbrata sotto i colpi di quel cazzo che la riempie fino allo stomaco. Il lamento di Silvia si tramuta in una cantilena mentre sto per sborrare nella gola di questa puttana alla quale ho impresso il mio ritmo e Cristina invece le dilata la figa con tre dita che si muovono con la stessa cadenza dettata dai versi animali di Silvia. L’orgasmo sta per prendere tutti insieme e io sento la sborra che mi percorre il canale del cazzo per finire nella bocca della cagna accucciata tra le mie cosce a succhiare. Cristina esplode in una bestemmia, il nero spinge nella pancia della ragazza sfondata gli ultimi colpi e lei si dimena in una serie di singulti e movimenti scoordinati raccogliendo in faccia tutti i liquidi della mia piccola troia.
“molto bene” dice semplicemente Cristina come se si trattasse di giudicare il lavoro di un banconista al bar.
Anya raccoglie ogni goccia di sborra del mio cazzo, il nero si sfila tirandosi dietro una scia di sborra, Cristina apre le labbra della figa che strofina sulla faccia e sulla bocca di Silvia che lecca e raccoglie tutto il nettare che letteralmente gocciola.
Restiamo tutti così per alcuni minuti a gustarci il momento…
Continua

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