Coinquilino ex soldato

Scritto da , il 2019-04-06, genere gay

Il mio nome è Luca.
Sono all’ultimo anno di università e lavoro come commesso per pagarmi alcune spese e contribuire, quando riesco, alla retta universitaria, che i miei mi passano.
Vivo da solo in una casa in affitto con due camere… o dovrei dire vivevo.
Da poco meno di un mese un ragazzo o beh, ormai un uomo, ha affittato la seconda camera dell’appartamento.
Il nome del mio nuovo coinquilino è Marco… un gigante.
Molto più alto di me, e io sono un metro e settantacinque, si aggira imponente per casa.
Marco è un exvolontario dell esercito, non so perché ex…
Spesso si vedono militari in giro per la città, ma lui è diverso, molto più grosso, sembra essere un assiduo frequentatore di palestre, ma a dirla tutta il suo unico sport è la canoa… tralasciando le corse mattutine.
Da un mese ormai lo sento e vedo rientrare in casa, gocciolante di sudore o uscire dal bagno, mezzo nudo, dopo una doccia.
Mi sono sempre considerato sicuro della mia sessualità, ma questo adone mi ha spesso fatto tentennare.
Oh giusto, ho una ragazza, Sara, ma anche lei è rimasta impressionata da Marco. Ormai litighiamo spesso, soprattutto quando passa per casa mia… sembra quasi avere la bava alla bocca.
Fu una sera che scoprii di non essere poi così sicuro delle mie preferenze.
Il mio coinquilino rientrò leggermente brillo e si dimostrò molto più socievole del solito.
Io come da qualche giorno ormai ero occupato a studiare e dopo qualche risata iniziale presi a ignorarlo.
Marco, senza scomporsi troppo decise di stendersi sul mio letto e guardare un film, bevendo qualche birra.
Deciso a finire quel che avevo iniziato, ma molto meno convinto di prima, studiai sbirciando ogni tanto i movimenti del mio coinquilino.
Dopo poco tempo però notai strani movimento e girandomi totalmente a guardarlo lo vidi con il membro totalmente fuori dalle mutande e la mano dentro a massaggiare le palle.
Rimasi per un po’ interdetto e lui capendolo sorrise beffardo e chiese “non ti dispiace, vero?”
“Si invece… è il mio letto, ci dormo"
“Va la, scommetto che ne ha viste di seghe sto letto"
Ok, dovevo ammetterlo, ma sentivo comunque del disagio vedendolo sul mio letto.
“Dai amico, hai una stanza” dissi riprendendo il libro in mano e cercando di concentrarmi.
“Se mi fai un bel bocchino, giuro che vado via"
Esatto, queste furono le parole.
Credo che per lo stupore mi si fosse staccata la mascella, ma Marco non sembrava trovare nulla di strano in quella richiesta.
Mosse il suo cazzo, spostandolo con due dita e cominciò ad accarezzarlo lentamente.
In quel momento sentii la gola seccarsi, ma più per pudore che per altro costrinsi il mio coinquilino ad uscire dalla stanza.
Quella sera ripensai spesso all’offerta fatami dal mio coinquilino e col passare del tempo passò da una buffa situazione a stupida e vagamente folle.
Passò una settimana, passai l’esame e per festeggiare decisi di invitare a cena la mia ragazza.
Quella sera mi sentivo un Toro e pensai di esserlo anche a letto.
Scopai per ore, addormentandomi stremato con la mia ragazza accanto.
La mattina dopo però fui svegliato malamente da uno schiaffo sul culo.
Nudo e crudo mi ritrovai solo in camera con Marco che mi sovrastava e spingeva contro il materasso.
Ero nudo, sul letto, con il mio coinquilino seduto sulla schiena.
“Marco" provai a gracchiare, ma la pressione sullo sterno mi impediva di parlare chiaramente.
Marco rise e cominciò
“Luca non ne posso più… perdonami"
A queste parole seguì uno secondo schiaffo sul sedere e poi una pressione impressionante tra le chiappe.
“Cos..a… stai…”
Sapevo cosa stava facendo, lo sentivo.
Aveva la mano gelida e il dito medio premeva contro il mio culo, cercando di forzare l’entrata.
Devo ammettere di aver sentito del puro terrore in quei momenti.
Il dito premeva e appena trovò una piccola esitazione da parte mia, si infilò totalmente, dandomi una sensazione terribile.
Quella pressione dentro di me all’inizio fu dolorosa, poi totalmente fastidiosa.
Provai a divincolarmi, ma a ogni movimento Marco ne approfittava per flettere il dito.
Era grosso, molto più grosso di quel che credevo e fastidioso, molto più di quel che avevo mai immaginato.
Il dito continuò a muoversi e alle mie grida l’ex militare si sposto, schiacciandomi maggiormente e impedendomi di respirare a pieno.
Stordito dal dolore e dalla mancanza di fiato scoprii di sentire contro la mia schiena qualcosa di estremamente preoccupante.
Il mio coinquilino si stava eccitando e il suo cazzo sembrava indurirsi contro di me.
Il dito fu tolto, e infilato nella mia bocca.
L’odore era pungente, ma l’operazione fu fatta cosi bruscamente e velocemente da non darmi il tempo di pensare a quel che stava facendo.
Il sollievo per il mio buco fu solo momentaneo. Prepotente e irruente il dito riprese a sfondarmi, cercando sempre più velocemente di andare più affondo.
Con le lacrime agli occhi cominciai a singhiozzare, ma Marco non se ne preoccupò troppo.
Spinse contro il mio buco un secondo dito, allargandolo flettendo la mano.
Violato e inerte difronte alla sua mole mi abbandonai a quel trattamento, sperando solo che finisse presto.
L’altra mano di Marco mi strinse il collo e sentii il ginocchio premermi contro la schiena, prima di sentire uscire ancora le dita.
Provai a respirare, ma sapevo che quel cambiamento avrebbe portato a qualcosa di peggio.
Il mio coinquilino spinse ancora la sua mano contro di me, provando a inserire un terzo dito.
Il dolore che stavo sentendo era estenuante e lo sentii imprecare per la resistenza che il mio buco, ancora troppo stretto, si ostinava ad avere.
Sentii premere ancora e ancora, finché un dolore acuto mi fece urlare contro il cuscino… le dita avevano trovato il loro alloggio.
Si fermò dentro di me, assaporando forse quel momento, per poi riprendere a spingere e flettere.
Era troppo, il dolore sembrava quasi continuo… come se qualcosa dentro di me si fosse lacerato.
Le forze mi abbandonarono e presto mi abituai anche a quello… quasi non mi resi conto quando tutto cessò.
Lacrime calde mi rigarono le guance, non sentivo nulla, non provavo nulla… forse passarono ore o giorni… solo una cosa mi riportò alla realtà.
Uno schiaffo…
Ancora uno schiaffo, prima di sentire qualcosa strofinare tra le mie chiappe.
Molto più spesso e duro, capii subito di cosa si trattasse.
Non avevo le forze per contrastarlo e mi limitai chiudere e gli occhi ed aspettare.
Fu una lenta agonia
Marco si divertì a passare il suo cazzo tra la fessura del mio sedere e dopo un eternità, finalmente, mi penetrò.
Il dolore fu quasi uno scherzo in confronto a prima.
La calma e la dolcezza con la quale quel cazzo scivolava dentro di me fu totalmente diverso dalla brutalità con la quale le dita si erano fatte strada.
Mi ritrovai a bramare quella dolcezza.
Sentii le mani forti accarezzarmi e stringersi intorno al mio cazzo, inaspettatamente duro.
Completamente dentro di me e tenendo le gambe incollate alle mie, il mio coinquilino cominciò ad strofinare il mio cazzo, sempre più velocemente.
Sempre più, finché non venni tra le dita.
Sentii una leggera risata e subito dopo delle lievi spinte.
Il dolore era quasi totalmente sparito, sentivo solo la sua presenza dentro di me.
La sentivo sempre più nettamente salire e crescere.
Venni girato a pancia in su e tenuto in alto con le possenti braccia.
Sentii e vidi acquistare sempre più velocità e in poco tempo il mio membro torno duro ed eretto.
Fu strano sentire e capire che quello che stava montando e crescendo in me era il piacere. Sempre più nitido mi ritrovai a bramarlo e ad occhi chiusi aspettavo impaziente di sentirlo invadermi.
Ancora poche spinte e successe, completamente alla mercé di quell’uomo mi sentii esplodere una seconda volta e dopo poco sentii dentro di me un calore pieno di consapevolezza… anche lui aveva raggiunto l’orgasmo.





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