Le avventure di Kika: sempre più puttana

Scritto da , il 2019-02-13, genere esibizionismo

La prima parte: //tt.70foto.ru/hangmup/racconto/39900

Marco ha convinto la moglie Kika a diventare esibizionista, a mostrarsi nuda in pubblico, sempre più svergognata. Ma vuole di più, va oltre. La spinge a fare sesso con altri uomini, anche sconosciuti, anche in gruppo e arriva perfino a farla prostituire per strada.

Per giorni non ne parlarono più. Kika pensò che forse Marco era appagato e anche magari dispiaciuto della sua confessione di averlo fatto senza ricavarne piacere.
In realtà non gli confessò che la mancata soddisfazione si riferiva semplicemente al sesso con i clienti, freddo e frettoloso. Di essere riuscita a farlo, di essersi offerta nuda per strada, di vendersi per soldi a clienti sconosciuti era invece compiaciuta. Ancora di più era sconvolta dall’essere stata presa con forza, con rudezza, quasi stuprata dai due magnaccia albanesi.
Lei stessa si chiese per qualche giorno il motivo per cui lo stava tacendo a Marco. Poi un’occasione inaspettata le fece tornare a galla l’idea.

Marco dovette assentarsi tre giorni per lavoro e lei si sentì prendere dal desiderio irrefrenabile di rifarlo. Rifarlo ma senza dirgli niente. Cercò di giustificarsi con se stessa inventando la scusa che voleva rimettersi alla prova e che poi glielo avrebbe detto. Ma sapeva benissimo di mentire a se stessa. Sì, magari poi glielo avrebbe confessato, ma il desiderio di farlo a sua insaputa era in quel momento impellente e morboso.
Qualcosa era scattata dentro di lei. Il suo desiderio, in realtà, era di voler tradire Marco. Questa era la prova cui voleva sottoporsi. E voleva farlo nel modo più sporco possibile, facendolo da puttana. Sì, si disse soddisfatta, puttana l’aveva voluta e da puttana lo avrebbe tradito.
Improvvisamente questo tarlo si era insinuato, l’aveva ossessionata fino a diventare poi un chiodo fisso. Non si chiedeva più se fosse giusto farlo, né perché voleva farlo, solo come e quando. E il viaggio di lavoro di Marco fu proprio l’occasione che aspettava. Due notti da sola, le avrebbe usate entrambe

Uscita dal lavoro corse a casa. Senza neppure cenare si dedicò ad una minuziosa preparazione. Dopo essersi lavata a lungo e con cura maniacale, si depilò dove ancora necessario e si truccò.
Aveva preparato sul letto gli stessi indumenti dell’altra volta, stava per iniziare a vestirsi ma esitò.
Perché vestirsi per poi doversi spogliare di nuovo? Osa, Kika! Osa! Puoi farlo! Devi farlo!
Indossò solo calze, stivali e reggicalze. Si guardò allo specchio e vide quello che decine di uomini avevano visto la volta precedente in strada. Una puttana che oscenamente nuda si offriva a loro. Si eccitò a morte, tanto da abbandonare anche l’idea iniziale di coprirsi con un soprabito e uscì così da casa.
Dalle dieci alle due. Questo era l’orario di servizio. Sarebbe stata puntuale.

Quando i due albanesi la videro avvicinarsi al furgone gongolarono e si complimentarono fra loro.
- chi si vede! Bentornata!
- non ti chiediamo neanche perché sei qui. Sei venuta già pronta, vedo.
- sì. Mi date un posto anche stasera?
- certo. Ogni volta che vuoi!
- verrò anche domani, mio marito è fuori per lavoro.
- ah! E tu sola soletta a casa non sai che fare …
- esatto, morivo di noia. Ah ah ah …
- ah ah ah … e brava la nostra puttana! Adesso ti diverti anche alle spalle di tuo marito.
- sì! mi ha convinta, mi ha fatto provare per suo capriccio, e adesso so di poterlo fare e lo faccio anche senza che me lo chieda lui.
- va bene. Adesso però vai al lavoro, su.
- subito? Non volete usarmi prima voi?
- eh, ti piacerebbe, vero? Porcellina viziosa che non sei altro! No, ti abbiamo già provata. Adesso devi solo fare soldi per noi. Ti faremo godere dopo, se te lo meriti.

Kika si mise in posizione e attese. Poco, in verità. Era talmente appariscente e provocante rispetto alle altre, che fu subito approcciata. Uno, due, tre, quattro … scendeva da un’auto e saliva subito su un’altra. Veloce e produttiva. Pompava, scopava, incassava e via.
Un cliente, udendola gemere e mugolare, le disse
- è inutile che fingi, non me ne frega un cazzo se tu godi o no. Sbrigati a farmi venire e ti pago.
Poi le capitò quello “strano”.
- quanto?
- cinquanta in bocca, cento tutto.
- va bene cento tutto. Sali!
Salì e si appartarono fuori vista.
- senti, ti faccio una proposta: duecento se mi fai venire dentro senza preservativo. I cento in più ovviamente sono un extra solo per te.
Kika rimase interdetta. Lui riprese.
- dimmi sì o no, ma non dire niente ai tuoi protettori. Fidati, sono pulito. Del resto anche io mi sto fidando di te; mi sembri a posto.
- Ok, va bene.
Si fece scopare quindi senza preservativo e venire dentro la figa che poi ebbe cura di asciugarsi per bene. Fu l’unica scopata che le diede un minimo di eccitazione, di soddisfazione per quella sera.

Alle due fu richiamata dal lampeggio e si avvicinò, insieme alle altre, al furgone. Consegnò i milleduecento euro incassati e ne ebbe duecento. Uniti al centone extra facevano trecento. Niente male, pensò. Esitò se chiedere di nuovo ai due di scoparla, poi desistette. Se la volevano l’avrebbero presa senza neanche chiederglielo. Li salutò dando appuntamento all’indomani sera.

La sera seguente il copione si ripeté più o meno uguale.
Una quindicina di clienti, tutti a servizio completo. Del resto offrendo la visione della sua figa nuda era quasi automatico che la scegliessero per quello.

Augusto stava rientrando a casa. Aveva trascorso la serata a scoparsi la sua segretaria, avvisando sua moglie Roberta di questo e dicendole di non aspettarlo sveglia. Prese la vecchia provinciale, un po’ per evitare i semafori che, anche di notte, continuavano stupidamente la loro sequenza di luci, illudendosi di regolare un traffico in realtà inesistente, un po’ per guardare le puttane. Non se ne era mai servito. Poteva scopare, e lo faceva, praticamente con chi gli andava. Bello e piacente, con la moglie libertina quanto lui, non aveva mai problemi a trovare una figa per divertirsi.
Gli piaceva guardarle, su quella strada le conosceva praticamente tutte. O quasi. Ce n’era una nuova? Non la ricordava. Rallentò nel passarle vicino, poi inchiodò la macchina, stupito, esterrefatto. Kika! Non era possibile. Eppure era lei. Anche truccata e con quella ridicola parrucca era lei, Kika. La commessa di sua moglie, che con le altre e i loro mariti, frequentavano anche fuori dal lavoro: il gruppetto delle cene del sabato sera. Ed era nuda, completamente nuda a fare la puttana su quella strada.
Abbassò il finestrino
- Kika! Ma sei proprio tu …
- Augusto!
Kika rimase un attimo interdetta, ma solo un attimo. Era stata scoperta, ma ormai la frittata era fatta. Doveva succedere e, a questo punto, meglio con Augusto. Di mentalità aperta, amico, non si sarebbe certo scandalizzato più di tanto. Aprì la porta e salì decisa in macchina, come fosse un cliente qualsiasi.
- Vai, parti.
- Dove?
- lì dietro. Prendi quella stradina, poi fermati. Lì possiamo parlare fingendo che tu sia un cliente. Ti spiego tutto.
In poche parole Kika gli raccontò. Augusto già sapeva, come tutti i loro amici, delle manie esibizioniste di Kika, gli illustrò solo gli ultimi progressi.
- e che progressi!
Commentò Augusto fischiando.
- e adesso che mi hai scoperta, non vuoi approfittarne? Finalmente puoi realizzare il tuo grande sogno.
Kika sapeva che Augusto aveva un debole per lei. Non l’aveva mai nascosto. L’aveva rispettata solo perché Roberta era sempre stata tassativa. “Scopati chi vuoi ma non toccare le mie ragazze”. Intendendo le tre dipendenti del suo negozio.
- davvero vuoi che ti scopi?
- certo, sono qui per questo. No, scusa … sono qui per gli altri, con te è diverso. Lo desidero, ne avrei davvero piacere. Non come cliente, ma come amico.
Si chinò su di lui e gli sbottonò i pantaloni, liberando finalmente la sua erezione da quella fastidiosa costrizione. Sorrise:
- non aspettavi altro, a quanto vedo.
Ammirò l’attrezzo di cui era fornito Augusto, un po’ se lo aspettava, dalle confidenze scambiate con Roberta. Gli scoprì il glande e lo baciò delicatamente sentendolo indurirsi ancora di più.
- ehi, mica mi farai lo scherzo di venire subito?
- Tranquilla, so gestirmi. E poi ho finito dieci minuti fa di scoparmi Martina …
- Martina?
- la mia segretaria.
Dai baci passò alla lingua: lo leccò sapientemente lungo tutta l’asta, girando poi sul glande. Poi ridiscese fino a leccargli le palle.
Sapeva che attardarsi troppo con un cliente le sarebbe costato un rimprovero dei due, forse anche qualche schiaffo, ma non gliene importava. Voleva finalmente godersi una vera scopata, dopo tanto lavoro. Al massimo avrebbe detto che il cliente l’aveva trattenuta di più.
Nel frattempo aveva iniziato il lavoro di bocca vero e proprio. Lo guidava con le mani e lo faceva scivolare dentro e fuori, spingendo sempre più in fondo. Augusto si era sbottonato e sfilato la camicia e abbassato i pantaloni. Spinse il sedile indietro per lasciare a Kika più spazio e inarcò la schiena, sollevando il bacino per farlo andare più dentro possibile. Kika lo sentiva bene in profondità dentro la gola. Era una cosa che la mandava in estasi, ingoiare cazzi molto lunghi, sia veri che di gomma. Aveva sviluppato questa capacità e aveva scoperto di non poterne fare a meno. Sentire la gola allargata e riempita la elevava verso un’eccitazione particolare.
Liberò una mano e cominciò a toccarsi. Si massaggiò le labbra e il clitoride, poi tuffò decisa due dita dentro. Era fradicia e calda. Augusto le prese la mano e le succhiò le dita. Glielo fece rifare e ripeté più volte l’operazione.
Kika, ebbe il primo orgasmo della serata. Dopo ore di sesso insoddisfacente era carica e lo sprigionò senza frenarsi.
- adesso voglio scoparti, vieni …
Augusto si liberò e si spostò sul sedile del passeggero, facendosi scavalcare e poi cavalcare da Kika.
La penetrò nella figa. Nonostante le notevoli dimensioni scivolò dentro agevolmente, bagnata com’era e ormai dilatata dalle tante penetrazioni già subite.
- hai proprio una figa da puttana ormai …
- sono una puttana. Sono come un portone spalancato, faccio entrare chiunque.
Si dimenava per sentirlo spingere sull’utero e contemporaneamente si massaggiava il clitoride. Voleva godere di nuovo.
- dai, spingi. Fammi godere che poi ti do il culo. Ti faccio sborrare nel culo.
- sì, sbrigati allora, godi subito e dammelo. Scommetto che anche quello è sfondato.
- certo. Ho preso ormai tanti di quei cazzi nel culo che è quasi più aperto della figa. Non vedo l’ora di sentirmi il tuo cazzone che mi riempie di sborra. Oh, ohhhh, sì …
Godette dimenandosi selvaggiamente, poi con una rapida mossa lo tolse dalla figa e lo prese nel culo. Senza bisogno di spingere. Un colpo deciso, quasi inavvertibile e le fu tutto dentro. Continuò a spingere col bacino e a fare su e giù per farlo scorrere dentro di lei, fuori e dentro, fuori e dentro sempre più velocemente. Con le mani carezzava il petto di Augusto e gli pizzicava i capezzoli. Lo stesso faceva lui a lei.
- Vuoi prendermi da dietro fuori dalla macchina?
- sì, a pecora fuori …
Uscirono dalla macchina e lei si piegò prona sul cofano. Lui da dietro riprese ad incularla e con poche spinte alla fine venne dentro di lei. Spinse fino a far uscire l’ultima goccia di sperma, poi si ritrasse.
Kika si girò e glielo succhiò fino a ripulirlo. Poi si accovacciò e raccolse quello che le colava dal culo ingoiandolo con avidità.

Lo aiutò a rivestirsi e si sedettero in macchina. Prima che Augusto la avviasse, gli chiese
- lo dirai a Roberta?
- di solito ci raccontiamo tutte le nostre avventure, non ci nascondiamo niente. Ma, se tu non vuoi che lo sappia, tacerò.
- no, perché? Ho fatto la puttana la prima volta per un capriccio di Marco, poi ho deciso di rifarlo. Stavolta per mia scelta, per due sere di seguito. Nella mia città e in uno dei posti più frequentati. Credi non abbia valutato il rischio di essere riconosciuta? E, di conseguenza, di essere poi “sputtanata”? Sapevo che poteva succedere ma non me ne sono fatta scrupolo. Ho deciso di fare quello che mi va senza badare più alla mia reputazione. Ma poi, comunque, di chi stiamo parlando? Davvero pensi che Roberta, sapendo questa cosa, si scandalizzi? O che vada e riferirla in giro? Io sono più che tranquilla.
- di questo sta’ pur certa. Roberta è puttana quasi quanto te ma sa essere riservata quando serve.
- sai che invece mi sta solleticando un’idea? Vorrei proprio che Roberta o tu lo diceste a Marco.
- vuoi che lo sappia da noi? E perché?
- perché l’ho tradito e voglio che lo scopra e si sfoghi con me. Che mi insulti e mi offenda come merito.
- secondo me gli faresti solo del male. Ti ama e gli daresti un gran dolore. Meglio se glielo confessi tu stessa.
- dici?
- sì, Kika, fidati. Ho esperienza in merito. Io e Roberta ci “tradiamo” da anni, ma non li percepiamo come veri tradimenti proprio perché ce li raccontiamo sempre. Ci scherziamo su, ci insultiamo per gioco, ridiamo e ci amiamo più di prima.
- forse hai ragione … era un’idea del cavolo …
- se ti va potresti confessarlo in nostra presenza. Un outing pubblico sarebbe la giusta umiliazione e segno di voler essere perdonata.
- potrei farlo sabato. Ricordi? Ceniamo tutti da voi, con le altre coppie: Paola e Valerio e Danila e Gianluca.
- sì, potrebbe …
Fu interrotto da Kika che, vedendo i lampeggi ripetuti dal furgone disse:
- scusa, mi chiamano. Devo consegnare l’incasso. Anzi, dammi cento euro.
- ah, certo, sì devo pagarti …
Disse Augusto, in realtà un po’ perplesso dalla richiesta
- no, scusa, scusami, ci mancherebbe. Io non li vorrei da te. È solo che s’incazzano se non gli porto i soldi per ogni cliente.
- sì, scusami tu. Capisco. Ecco.
- allora va bene sabato a cena?
- sì, penso sia la soluzione ideale.

E così fece. Kika, dopo la cena a casa di Augusto e Roberta, confessò pubblicamente la sua bravata a Marco e gli chiese perdono. Roberta volle scherzosamente punirla, non tanto per essersi scopata Augusto ma piuttosto per i cento euro che gli aveva estorto, e convinse anche Marco che, prima di essere perdonata, Kika andava punita.
Ma questa è un’altra storia …

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