Cagna

Scritto da , il 2018-08-31, genere dominazione

Erano stati parte entrambi di un mondo che li aveva dapprima attratti e incuriositi, irretiti, delusi e che infine avevano abbandonato.
Fu ironia del destino se si erano incontrati proprio provenendo da quell’ambiente, senza più aspettarsi nulla, si … nessuna aspettativa, forse al massimo un cauto beneficio del dubbio, molte ferite e un po' di sana disperazione.
Lei aveva desiderato essere una schiava, ma inspiegabilmente ogni volta che pretendevano da lei il ruolo, lei ne fuoriusciva, tutto diveniva una grottesca finzione.
Già perché sana direte voi? Perchè a volte bisogna davvero sbattere il culo per terra per avere il coraggio di rialzare lo sguardo. Per due anni si erano frequentati senza che a nessuno dei due fosse venuto in mente di vedere l'altro come un possibile partner, insomma una di quelle storie dove un uomo e una donna erano destinate, usando una colorita metafora, a finire di un auto senza benzina in mezzo al deserto dell'amicizia.
Contro ogni aspettativa, e nessuno dei due avrebbe saputo dire quando e perchè, quella prospettiva era cambiata da un giorno all'altro, semplicemente...semplicemente erano finiti a letto, senza neppure sapere come.
Lei aveva riscoperto di essere una donna, appagata di esserlo per un uomo che la vedeva come tale, lui di tornare a stupirsi della bellezza di una donna che rifioriva giorno dopo giorno sotto i suoi occhi.
Cinicamente qualcuno avrebbe potuto dire che si erano trovati per leccarsi le ferite a vicenda, oppure semplicemente si erano vicendevolmente scelti.
Erano partiti per farsi delle sane scopate, erano finiti per fare l'amore sempre e comunque, a dispetto di ogni intenzione iniziale, pur non mancando una sorta di dolcezza nei loro amplessi via via cresceva una propensione di entrambi, ad un sesso vorace, duro, energico...
Puoi abbandonare una strada...ma certe cose ti entrano dentro come la punta di una freccia ed intrapresa la via tra le carni, questa è capace di marciare solo in un senso, verso il centro di te, non puoi dimenticarla, ignorarla, cancellarla o sopraffarla... come un pezzo di legno ben secco per quanto lo spingi sotto la superficie dell'acqua quello continua a riemergere.
Era come se dato il lor passato avessero paura di chiedere l’uno all’altro, se sentivano la mancanza di qualcosa, la nostalgia di un tipo di legame diverso.
Un pomeriggio d’inverno, avevano appena finito di fare l'amore, o meglio, si stavano riprendendo dall'ultimo orgasmo, stretti insieme, umidi di sudore ed umori, quando lei, come un colpo di pistola, esplose quella domanda.
“ Ma tu... si insomma, sai da dove arriviamo... non riesci a vedermi come schiava?”
Lui la guardò, la mano che ne accarezzava la testa digradando sul collo verso i seni si arrestò per un attimo, le labbra si schiusero come per formulare una risposta, per serrarsi pochi secondi dopo silenti
Mentre lei si aspettava che lui parlasse, un pensiero sopito gli si era affacciato per un piccolo istante nella mente, quel tanto da far fermare la mano sul collo di lei, sovrappensiero in una sorta di delicata stretta.
La donna si girò, gli occhi di entrambi vissero un attimo di incertezza, ed eccoli di nuovo a prendersi con una foga quasi animale; qualche minuto e immerso dentro la sua fica aveva preso a possederla con rabbia, bestialmente eccitato dai gemiti e le urla di lei soffocate nel cuscino, mentre i denti ne saggiavano la carne delle spalle, .
Si persero come altre volte in quel rincorrersi di eccitazione e piacere, prepotente, insensato, le suppliche di lei di sentire, di esigere la sborra dentro, sopra di sè, mentre le amni correvano ad affondare le unghie nelle spalle, nella schiena, nei fianchi.
Per una settimana non successe nulla, la vita con i suoi ritmi li aveva tenuti lontani, fino al successivo weekend, un piccolo residence accogliente fuori porta li aveva accolti in tempi diversi dettati dai rispettivi impegni di lavoro.
Lui l'attendeva disteso sul letto, nudo fresco di doccia, sfacciato nel suo desiderio di prenderla appena avesse potuto, lei nient’ affatto sorpresa, si era spogliata con studiata lentezza per provocarlo, piegando accuratamente i vestiti sul divanetto...la sua agognata nudità giunse al fine.
Qualcosa nello sguardo dell'uomo era cambiato, lei se ne rese conto subito, incerta e divertita si era avvicinata al letto, salendovi a carponi.
Fu afferrata per i capelli per essere portata dinanzi alla sua bocca, il loro bacio divenne pasto, all'inizio lei provò a tenergli testa, ma presto dovette soccombere, cedere, ritrovarsi sotto...stare...sotto.
Si staccò dai suoi seni schiacciati sotto il petto, l'erezione premuta contro la fica senza tentativo di entrare, gli occhi si incontrarono saettando cercando uno una variazione nello sguardo dell'altro.
Questa volta la domanda fu sua: “Lo vuoi?... Vuoi essere schiava... la mia schiava?”
Ancora sguardi, quelli di lei che cercano una risposta, l'unica che in quel momento potesse avere un senso, poi, come in un ridestarsi, sentì la propria voce rispondere: “Si!...ti prego Si!...Si! “.
Eccitata, euforica, famelica indietreggiò con l'evidente intenzione di imboccarne il cazzo, il sesso del suo padrone, ma questi la fermò.
“Devi guadagnartelo” le disse freddamente beffardo, “sei una cagna? Lo sei?”
Quelle parole la percorsero come un fremito, senza neppure toccarsi venne, un fiotto nella fica inumidì le grandi labbra di alcune gocce.
Scosse la testa affermativamente, incapace di parlare.
“Scopati la fica da brava cagna contro il ginocchio finchè non ti dico di fermarti”, la richiesta la lasciò un attimo interdetta, il tempo necessario perchè lui la afferrasse di nuovo per i capelli e la pilotasse a cavalcioni della gamba distesa.
Meccanicamente all'inizio e via via con maggior rapimento iniziò, a cavalcare il ginocchio guardandolo negli occhi, sapeva quanto piacesse a lui vederla crollare sotto il peso degli orgasmi che infilava uno dietro l'altro quando iniziava ad eccitarsi. Per questo cercò di trattenersi, di non cedere subito, voleva offrirgli un po' di resistenza, con la mano sinistra provò ad afferrargli l’asta, ma lui era di diverso avviso; come se fosse il segnale che aspettava, senza farla staccare dalla sua gamba la fece girare mostrandogli le spalle, costringendola a mollare la presa.
Lei riprese il suo moto ondulatorio, ricominciò subito a godere, bagnando la gamba dei suoi umori, sfregandosi contro il suo padrone, come avrebbe fatto una cagna eccitata.
Il primo schiocco anticipò di un secondo il bruciore sulla natica della mano che vi si era abbattuta, esitò un attimo nuovamente, “continua!” intimò perentorio, prima di iniziare nuovamente a sculacciarla.
I suoi colpi avevano il duplice effetto di eccitarla e nel contempo resettare l'orgasmo che stava montando su, di quando in quando riusciva comunque a venire e lui allora la colpiva più forte.
Sentì che lui dietro di lei si spostava, si tendeva come a cercare di prendere qualcosa sul comodino forse.
Alcuni secondi poi di nuovo la mano tra i capelli che la tirava indietro, poi quella sensazione, ruvida, fresca, poi liscia intorno al collo, odore di cuoio; la sua cintura, infilata nella fibbia come un rudimentale collare con guinzaglio.
Incontrollabile un altro fiotto bagnò la gamba dell'uomo, seguito da un altro colpo contro il culo di lei... l’improvvisato collare si tendeva non per controllarne il respiro quanto per farle avvertire la lieve presenza della cintura intorno al collo: in quella condizione continuò a calarsi nel suo ruolo di cagna, perdendo la nozione del tempo.
Quando le permise di smontare era indolenzita, attirandola per le spalle, si ritrovò distesa sul materasso, la testa oltre il bordo, sfatta, distrutta, sentì il peso di lui lasciare il letto e camminarle dietro.
Non ebbe bisogno che lui le ordinasse nulla, aprì la bocca per accoglierlo, con una sorta di inusitata riconoscenza sentì il sapore della sua carne acre di sudore.
Prese a scoparle la bocca dapprima lentamente e poi via via più frenetico e profondo, sostando ogni tanto in profondità, fino a costringerla a rilassare la gola per cercare di respirare, spazio che lui inesorabilmente occupava.
Seppure soggiogata, sottomessa, dominata, si sentiva libera , felice e potente nella sua condizione di dare piacere al suo uomo che avvertiva ansimare sopra di sé.
Non le venne in bocca, si ritrasse appena in tempo per schizzarne il viso di sborra, usando poi il suo stesso uccello per spingerle tra le labbra il frutto del suo piacere.
Ancora una volta seppe cosa doveva fare, mandò giù ogni singola goccia per cominciare a ripulire di lingua la sua cappella che teneva sospesa a pochi centimetri dal volto, in paziente attesa che lei terminasse.
Ancora il tempo cambiava il suo scorrere, rimase così distesa sul letto, distrutta, mentre nella stanza accanto l'acqua della doccia prese piovere sul piatto della doccia; lui era andato a lavarsi lasciandola lì come uno straccio sulle lenzuola sfatte, un pensiero ad occhi chiusi che non ebbe il tempo di completare, perchè altre labbra s'incollarono alle sue...labbra che leccarono le ultime gocce di sperma dalle sue.
Schiuse le palpebre incontrando i suoi occhi, ancora una volta... occhi curiosi, un po' preoccupati la scrutavano cercando loro stavolta una risposta.
Gli sorrise, lo fece di benessere, lo fece per rassicurarlo, lo fece per il loro piacere.
Forse lo avrebbero rifatto, forse avrebbero fatto cose diverse, nessun canone prestabilito, pratiche da romanzo o canoni da ottemperare...loro e il loro sentire solamente.
L'aiutò a sollevarsi e prendendola per mano la portò con sé nella doccia; lento, dolce, premuroso la insaponò, lavò ed asciugò, terminò mettendosi in ginocchio per togliere le ultime gocce dalle caviglie.
Nulla era cambiato tra loro e tutto era cambiato lasciandoli loro stessi... e fecero ancora l'amore.

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