Cougars in caccia

Scritto da , il 2016-10-04, genere orge

La ricaduta del Mauri significa che ne avrà per un po’… Ma almeno me lo sono tolto dalle palle per qualche giorno.
Però non possiamo andare avanti così: devo trovare il modo di liberarmi di lui definitivamente, non lo voglio più nella mia vita.
So che a qualcuna un marito cuckold può anche piacere, ma io non sono certo una di quelle: trovo mortificante associare me stessa a una simile larva. Se devo avere un maschio, voglio che sia un mio pari, e non dovermi vergognare di lui. E quest’ultima performance da parte sua è stata davvero patetica.
La Giusy c’è rimasta male: gli vuole bene, in fondo ce l’ha intorno da quando è nata… Però è anche arrabbiata con lui; dopo tutto lo ha involontariamente sorpreso a tradirmi (o almeno a provarci) con la mamma della sua migliore amica.
Elena è davvero frustrata: ormai è una settimana che non prende un cazzo, e perfino il Mauri le era sembrato una prospettiva allettante. L’unica rimasta indifferente allo squallido episodio nel nostro appartamento è la Mara: lei e la Giusy hanno subito recuperato il tempo perduto a casa di Elena mentre io perdevo tempo all’ospedale.
Eva ride a crepapelle per mezz’ora quando le racconto tutto; in un certo senso credo le faccia piacere che il mio appuntamento con la Leti sia stato interrotto così bruscamente: la mia amante olandese fa tanto la moderna, ma in fondo in fondo è un po’ gelosa delle altre, se le vedo senza di lei. E, sempre in fondo in fondo, la cosa un po’ mi fa anche piacere…
Comunque, quella che sta peggio è la Elena; devo fare qualcosa per lei.
Sorprendentemente, è Eva a suggerirmi di portarla fuori la sera dopo per farla distrarre e magari trovare qualcuno che le dia una bella ripassata.
- Ho quasi finito di preparare il mio esame – mi spiega con un sorriso – Un’ultima serata e finalmente potrò mettere i libri da parte e dedicarmi completamente a noi. E poi mi farà piacere fare un po’ di compagnia alla Giusy mentre tu non ci sei. Divertitevi pure, ma ricordati che da domani ti voglio tutta per me!
Che tesoro, la mia olandesina…
Passiamo una notte di fuoco nella nostra bella cabina sulla Serenissima, facendo l’amore fantasticando sui maschioni da cui ci faremo sbattere l’indomani sera Elena ed io. Speriamo che la Giusy non ci abbia sentite!

La disco è affollata, anche se ormai la stagione volge al termine.
Elena è in bianco, con un abitino fasciato che esalta le sue forme voluttuose e la sua chioma corvina. Io invece sono in nero, un po’ per fare contrasto con lei, e un po’ per far risaltare la mia splendida abbronzatura. Tutte e due esibiamo quanto abbiamo di meglio: le sue tette con una scollacciatura da urlo e le mie gambe con una mini assolutamente indecente (giudizio della Giusy quando mi ha vista lasciare la Serenissima).
Ho provato qualche avanche con Elena, ma è evidente che la zoccolona non ha altro che il cazzo per la testa. Mi sta bene: in fondo sulla Serenissima grazie a Eva ho tutta la figa che voglio, e un bel cazzone questa sera lo gradisco anch’io.
Balliamo vicine in modo che si capisca che stiamo insieme e che vogliamo essere rimorchiate in coppia: i gruppi di maschi soli non mancano, e abbiamo solo l’imbarazzo della scelta.
Diversi ragazzotti ci provano per tutta la serata, ma noi non abbiamo nessuna fretta e ci lasciamo corteggiare in attesa di scegliere la combinazione che ci piace di più.
Ogni tanto ci scambiamo qualche opinione sconcia bisbigliandoci all’orecchio due parole durante una giravolta fra noi, altre volte ci strofiniamo un po’ per eccitare gli stalloni e attirare ancora di più l’attenzione.
Alla fine la nostra scelta cade su due esemplari abbastanza esotici: un nero e un biondo, sicuramente americani a giudicare dall’accento: un po’ troppo giovani per i miei gusti, ma questa è la serata di Elena e lascio a lei l’ultima parola. La baldraccona è davvero ingrifata dal negro, e devo dire che si tratta di un magnifico esemplare di afro-americano, massiccio e muscoloso. Il suo amico sembra uscito da un magazine di sport d’oltre-oceano, e anche se non ha l’aria troppo sveglia (un po’ vitellone) non mi dispiace affatto. Comunque ci mettiamo subito d’accordo a scambiarceli un po’ nel corso della serata, tanto per dare pepe all’avventura.
Si chiamano Jed e Steve, e non scopriamo molto di più, visto che Elena non capisce una parola di inglese e loro non sembrano troppo interessati a chiacchierare… Comunque l’accento di Jed è quasi incomprensibile, e Steve si rivela quasi subito il classico tipo tutto muscoli e niente cervello, proprio come avevo intuito.
Archiviata dopo un paio di drink ogni velleità di socializzazione culturale, mi esibisco in un accavallamento di gambe alla Sharon Stone, tanto per mettere in chiaro le cose e far vedere ai due minchioni che sono veramente bionda, e suggerisco di andare a cercare un posticino più tranquillo dove approfondire la conoscenza reciproca.
Facciamo per uscire dalla disco, e due ragazzotte si mettono in mezzo, mezze brille e decisamente incazzate. Capisco che le due ochette stanno con i minchioni che ci siamo scelte Elena e io, e che non gli sta bene che noi si vada a pescare nella loro riserva personale. Sembrano le controparti dei due maschi, una negretta atletica (davvero non male) e una biondona formosa e pallida: biascicano qualcosa di poco carino in slang del sud (Tennessee?), e a me, tipicamente, girano subito le palle.
Metto una mano in faccia alla bionda slavata e la spingo via dalla mia strada senza troppi complimenti; le ragazzine dovrebbero imparare a non intralciare i giochi delle ragazze più grandi…
Steve scoppia in una risata sguaiata e si lascia trascinare fuori mentre la sua tipa (che – mi spiegherà più tardi – non ha ancora voluto mollargliela da quando sono arrivati a Rimini) perde l’equilibrio e rotola a terra rivelando un’assoluta mancanza di stile.
Elena e Jed ci seguono a ruota mentre la negretta si china a soccorrere l’amica, e in un baleno siamo all’aperto, dove i due maschioni sembrano recuperare il loro autocontrollo dopo l’intontimento della musica e dell’alcol nel chiuso del locale.
Saltiamo in macchina: Steve si siede accanto a me, mentre Elena si accomoda dietro con Jed. Accendo il motore e mentre manovro per uscire dal parcheggio, vedo nel retrovisore che la mia amica si sta già limonando il negro a bocca spalancata…
Guido velocemente verso la periferia, dove so che c’è una stazione di servizio che di notte si presta bene alle sveltine in auto. Ci vogliono alcuni minuti, e siccome vedo che sul sedile posteriore Elena ha già le poppe di fuori e il cazzo di Jed in bocca, decido che non è il caso di restare indietro. Allargo le gambe mentre guido, e incoraggio Steve ad accarezzarmi le cosce nude e ad esplorare cosa si nasconde sotto la minigonna di pelle.
Il biondone non si fa pregare, e dopo una bella palpata interlocutoria comincia a ravanare sotto l’orlo della gonna, frugando il pelo umidiccio della figa in cerca dell’accesso dentro di me.
Io continuo a guidare, ogni tanto sbirciando nello specchietto per ammirare le capacità fellatorie della mia amica in azione sul sedile posteriore.
Incoraggio Steve a darsi da fare, e lui si allunga con la faccia fra le mie gambe. Rallento per evitare incidenti, e lui infila il naso sotto la mini, facendosi strada fra le mie gambe.
Sussulto, avvertendo la prima slinguata sulla figa slabbrata dal precedente lavoro di mano.
Mentre Elena continua a succhiare il cazzo di Jed, Steve comincia a leccarmi la figa in posizione semi-acrobatica.
Mi piacciono queste situazioni estreme. Il mio respiro comincia ad accorciarsi e ad accelerare mentre la lingua del mio improvvisato amante comincia a farsi largo nelle valve della mia fregna alla ricerca delle parti più sensibili da vellicare per darmi il piacere che anelo.
Fremo di lussuria quando finalmente mi lappa il grilletto, strappandomi un primo gemito di piacere.
- Aahhh! Che porco che sei…
Sono bagnata fradicia. Se continua così finisce che me ne vengo direttamente alla guida, con tutti i rischi del caso.
Per fortuna ormai siamo arrivati: parcheggio in un angolo protetto, spengo il motore e mi rilasso col capo all’indietro, gustandomi il connilinguo del biondo.
Sul sedile posteriore Elena si è piazzata a cavalcioni del suo negro e si è impalata su di lui a smorza candela, e adesso sta sussultando di piacere dimenando a destra e a sinistra la sua chioma corvina. Mentre lui la tiene per le chiappe e le succhia le tettone ballonzolanti.
Anch’io lo voglio dentro: mi piazzo a pecora con la testa fuori dal finestrino, così Steve può prendermi da dietro senza l’impaccio del volante. Sento le sue manacce afferrarmi i fianchi attraverso il vestito, e poi il cazzo che mi scivola agevolmente nella figa guazza, penetrandomi fino alle palle.
- Ouch! - guaisco – Sì, fottimi… Oohhh!
L’aria fresca che sento in viso contrasta piacevolmente col calore rovente che sento nella vagina. Le mani del biondone mi afferrano per le tette, denudandole e prendendo a tirarmi i capezzoli. La macchina sobbalza sotto i colpi dei maschi che ci stanno scopando come due baldracche da strada.
Speriamo che a nessuno venga in mente di fare benzina proprio adesso, o finiremo su tutti i giornali di domani…
Steve mi scopa bene, ma io sto un po’ scomoda, e lui con la leva del cambio letteralmente in mezzo alle palle non sa bene dove mettere le ginocchia, così decido di cambiare gioco.
- Andiamo fuori… - mormoro, staccandomi per un momento da lui.
Scendiamo dalla macchina e io mi offro ancora da tergo, appoggiata al cofano.
Lui mi solleva di nuovo la minigonna sulla schiena e mi caccia nuovamente l’uccellone in fregna.
- Aahhh! - gemo di piacere – Sì, così forte…
Mi piazzo bene a gambe larghe, piantando a terra i tacchi degli stivali e ancorandomi al cofano della macchina per prenderlo più a fondo.
Sento sotto le mani gli scossoni della scopata che ha luogo contemporaneamente all’interno dall’auto, dove adesso Elena urla sguaiatamente.
Sento l’orgasmo che mi monta dentro dalle viscere e lentamente raggiunge il cervello, strappandomi un grido rauco di piacere e intorpidendomi le membra.
Steve continua a sbattermi contro il cofano, ma ora che ho goduto la mia libido migra in un’altra regione del corpo.
- Aahhh… - annaspo, ancora in preda al piacere – Adesso ficcamelo nel culo!
Lui non capisce e continua imperterrito a scovolarmi la figa.
Già, non capisce l’italiano… - Fuck my butt, asshole!
Adesso ha capito. Si ferma interdetto, mi esplora il buco del culo con un dito e si accorge di quanto sia allargato dall’abuso che ne faccio quotidianamente. Ci sputa sopra e ci infila un dito con aria un po’ esitante. Già, per gli americani il sesso anale è meno normale che per noi in Europa…
Per toglierlo dall’imbarazzo mi porto entrambe le mani dietro al sedere e mi ficco due dita dentro per aprire lo sfintere. Aggiungo i diti medi agli indici, e con quattro dita dentro a mo’ di forcipe mi allargo per bene, offrendomi per la sodomia.
Steve mi sputa ancora dentro, poi sento la larga cappella appoggiarsi all’anello sfinterico e ritiro le mani per lasciar posto al pene.
Avverto il calore del cazzo che mi cala nel retto, e bramisco di piacere nel sentirmi penetrare contro natura.
- Sì, rompimi… - singhiozzo sentendomi riempire le viscere – Spaccami in due!
Il cazzo mi affonda fra le chiappe fino a farmi sentire i testicoli gonfi e pelosi che si appoggiano alla figa. Ce l’ho tutto dentro.
Il porco si ferma un momento assaporando il calore delle mie budella, poi lentamente comincia a incularmi con movimenti un po’ incerti. Che sia la prima volta che incula una donna?
Lo incito con qualche strillo di dolore, poi mi accorgo che sta già per sborrare.
Troppo presto, accidenti!
Mi sfilo da sotto di lui e mi metto in ginocchio per raffreddarlo, ma lui fraintende: mi afferra per le orecchie e mi sborra in faccia con un rantolo soddisfatto.
Apro la bocca appena in tempo per ricevere mezzo spruzzo in gola, il resto mi schizza la fronte e i capelli. Il secondo fiotto di sperma, ancora più abbondante, mi si spiaccica sulle tette nude, inzaccherandomi tutta.
Che casino. Avrei dovuto ricordarmi che gli Americani sono fanatici delle tette…
Annaspo, riprendendo fiato dopo l’ingoio, mentre il tipo si sega per spremere le ultime gocce e si pulisce la cappella sui miei capezzoli.
- Change? – sento proporre dall’interno.
Jed si deve essere accorto della venuta del compare e gli propone uno scambio di femmina.
A me sta bene, mi sa che ci vorrà un bel lavoro di bocca per resuscitare Steve, e dopo averlo preso nel deretano non mi va molto di succhiarlo. Lascio volentieri il compito a Elena, che sicuramente non si formalizzerà troppo…
Steve s’infila in macchina prendendo il posto dell’amico fra le cosce di Elena, e io accolgo con piacere il negrone che, prima di infilzarmi, mi stampa galantemente un bel bacio in bocca.
E’ da quando sono stata violentata da Hamid che non ho un negro. Non sono razzista, anzi apprezzo la varietà nella forma, nel colore e nel sapore dei cazzi che prendo; però ammetto che sento un brivido particolare nel sentirmi afferrare da quelle ruvide manacce nere.
Stimolano la bestia che è in me.
Rispondo con foga al bacio del negrone, assaporando le sue labbra grosse e la lingua rasposa.
Poi mi volto per essere presa di nuovo da dietro.
Quello mi schiaffa un cazzone ragguardevole nella figa, mandandomi a sbattere contro il radiatore.
- Hmmm… - ansimo – Sì, trombami…
Attraverso il parabrezza vedo che Elena si è tuffata fra le gambe di Steve e lo sta spompinando di forza. Come prevedevo non ha avuto problemi a prendere in bocca gli avanzi del mio buco posteriore, e lo sta già facendo intostare a dovere.
Il cazzo nero di Jed è bello lungo e duro, anche se un po’ meno grosso di quello di Steve (le dimensioni extra dei negri sono una leggenda metropolitana), e ora che è bello lubrificato dalla mia sbroda è pronto per soddisfarmi dove il suo compare bianco ha fallito.
- Do me in the ass! – gli ordino.
Il negrone esita solo un istante: evidentemente è più avvezzo dell’amico a fottere un culo.
Sento il glande rovente e bagnato appoggiarsi allo sfintere e cominciare a spingere dentro.
- Aahhh! – strillo io, sentendomi penetrare nel retto per la seconda volta in pochi minuti.
Non provo veramente dolore, ma so che ai maschi piace avere la sensazione di rompere qualcosa, e infatti il tipo si esalta e subito mi sfonda con un colpo solo.
Consumo il mio agognato rapporto anale aggrappata al cofano della macchina di mio marito, prendendo in culo quel bel cazzone nero che mi scovola a dovere le budella, mentre il maschio mi tiene schiacciata per i fianchi contro il radiatore.
Dentro l’auto, Elena ha intostato nuovamente Steve e si è impalata su di lui, questa volta di schiena: così posso godermi lo spettacolo del cazzo bianco che affonda ritmicamente nella figona nera e pelosa della mia amica, che si contorce tutta facendo sobbalzare le tette a destra e a sinistra insieme ai capelli e all’unisono con la scopata. Il biondone le afferra le mozzarelle da dietro, le spreme, le impasta, e la zoccola chiaramente gradisce il trattamento un po’ rude che viene riservato alle sue mammelle.
Tutte e due ci lasciamo andare completamente, strillando senza ritegno mentre veniamo scopate da due stranieri in una stazione di servizio nel cuore della notte.
Jed m’impala nel culo con una forza tremenda per quasi venti minuti, poi emette un suono animalesco e io sento il calore della sua sborra che mi allaga l’intestino mentre lui mi gode dentro. Io mi tocco il grilletto e, infoiata come sono, vengo a mia volta con un gemito strozzato.
- Aahhh! Godooo…
Restiamo così, accoppiati contro natura sul cofano della macchina, lasciando che gli spasmi dell’orgasmo si plachino, mentre all’interno i nostri amici raggiungono a loro volta l’apice del piacere.
Steve si sfoga per la seconda volta, in questa circostanza nella vagina della mia amica Elena, e quest’ultima si affloscia nel suo grembo come una bambola di pezza usata al termine di un orgasmo particolarmente rumoroso e prolungato.
E’ finita.
Quando finalmente Jed si stacca da me, io mi accovaccio aggrappata al paraurti e lascio colare a terra la sborra che mi ha scaricato nel culo: non voglio rischiare di sporcare il sedile mentre guido per tornare a casa…
Mi riabbottono la camicetta sulle tette ancora inzaccherate dalla sborra di Steve e mi alliscio la gonna sui fianchi per coprire alla meglio lo sconcio che ho fra le gambe, poi mi controllo il viso al retrovisore: sono un disastro, ma cosa ci si può aspettare dopo aver preso due maschi nel culo sul cofano della macchina…
Mi pulisco alla meglio il viso e i capelli alla pallida luce dei fanali, poi riprendo posto alla guida della macchina.
Jed si siede accanto a me, mentre sul sedile posteriore Elena, insaziabile, ha ripreso a succhiare il cazzo di Steve, per svuotarlo anche delle ultime gocce di sperma.

Scaricati i due Americani davanti alla disco, dove le loro amichette li aspettavano incazzate nere (specie la fidanzata di Jed), accompagno Elena a casa sua e dopo esserci messe d’accordo per vederci domani con le ragazze, proseguo per il porto turistico.
Sono sfinita ma soddisfatta: la dose di cazzo di oggi è stata perfettamente adeguata alle mie esigenze.
Spengo il motore e scendo, stiracchiandomi nella brezza notturna.
Il porto è deserto, le barche galleggiano placide ai loro ormeggi, debolmente illuminate dai lampioni e da poche luci interne rimaste accese.
Raggiungo la Serenissima e mi levo gli stivali prima di salire sulla battagliola, cercando di non fare rumore: Eva e la Giusy devono essere addormentate da un pezzo.
Scendo sotto coperta e raggiungo in punta di piedi la porta della cabina di prua, che stranamente è chiusa.
La apro lentamente dopo aver spento la luce del corridoio per non svegliare Eva, e sento dei mugolii indistinti che mi fanno bloccare di colpo.
Eva non sta per nulla dormendo.
Schiudo l’uscio con cautela e sbircio dentro, perplessa: la gelosia non fa parte del mio rapporto con Eva, se io sono appena stata con due uomini anche lei può sollazzarsi coi maschi quando e quanto meglio le aggrada, in fondo è giovane…
Però le gambe lunghe e abbronzate che vedo intrecciate alle sue non sono affatto maschili.
Una fitta di gelosia mi trafigge per un istante l’anima. Non ci sono abituata, sento il cuore che accelera i battiti, e spalanco la porta di colpo.
Le due femmine smettono di amoreggiare e girano il capo verso di me, sorridendo.
- Ciao, Pat – mi fa Eva, per niente sorpresa di vedermi – Com’è andata la tua serata con Elena?
Rimango senza fiato.
La compagna di letto della mia fidanzata è la Giusy.
- Ciao mamma – mi fa mia figlia, come se fosse una cosa normale trovarla a letto con la mia amante lesbica.
Non mi capita spesso di restare senza parole, ma questa volta sono proprio basita.
Eva scende nuda dal letto e viene ad abbracciarmi sull’uscio. Le sue labbra calde si posano sulle mie, le nostre lingue si sfiorano.
Un bacio da amante. Ma sulle sue labbra c’è il sapore di un’altra donna.
Il sapore di mia figlia.
- Sei arrabbiata? – mi chiede la mia giovane compagna, a bassa voce.
Distinguo una nota di preoccupazione nella sua voce. Le sue mani mi accarezzano le spalle.
Lentamente ritorno alla realtà, e mi rendo conto che no, non sono arrabbiata.
Sono sorpresa, questo sì… E mi rendo conto che non dovrei esserlo.
Era perfettamente naturale che accadesse: due giovani femmine sole, con una tendenza ad apprezzare il loro stesso sesso, entrambe attraenti e di età certamente più compatibile di quanto non sia fra Eva e me.
Assodato che la Giusy ormai è decisa a esplorare la sua sessualità, chi meglio di Eva per farle fare esperienza? Non c’è nessuno al mondo di cui mi fidi di più…
Quanto a Eva, come faccio a essere gelosa? Mi ha appena aiutata a farmi bella per una notte brava con una vecchia amica, senza mostrare un filo di irritazione per essere lasciata indietro a studiare! La nostra relazione è solida nonostante la differenza di età, e sappiamo bene che a entrambe piace divertirci in modo promiscuo.
In fondo si tratta delle due persone più importanti della mia vita: posso solo essere contenta per loro.
Rispondo al bacio di Eva e lascio che la sua lingua faccia il giro del mondo nella mia bocca.
Sento le sue braccia cingermi la vita, accarezzarmi il sedere e risalire lungo la schiena mentre io a mia volta le palpo le rotondità posteriori. Chiudo gli occhi e assaporo il nostro bacio mentre Eva mi sbottona la camicetta e io succhio la sua saliva accarezzandole nel contempo i capelli morbidi.
Sento le sue mani sul seno, sui fianchi, sulla schiena…
Troppe mani.
Riapro gli occhi e realizzo che la Giusy ci ha raggiunte e ci sta accarezzando entrambe: il nostro ora è un abbraccio a tre.
Faccio per scostarmi, ma proprio in quel momento Eva finisce di aprirmi la camicetta, e avverto il contatto del suo seno sul mio; i nostri capezzoli erti e duri si sfiorano, ed io rabbrividisco di piacere.
La Giusy mi sfiora il collo con un bacio tenero e affettuoso, e la mia mano scivola istintivamente ad accarezzarle il fianco, per poi scivolare sulla natica nuda.
Eva si scosta leggermente per lasciare un po’ di spazio a mia figlia e alle sue labbra, che si uniscono alle nostre.
Mi ronzano le orecchie, tutti i miei sistemi di allarme interni cominciano a segnalare che c’è qualcosa di profondamente sbagliato, ma non riesco a staccarmi da quel torrido bacio incestuoso.
Le nostre lingue s’incrociano per un istante, e sento il corpo di mia figlia vibrare contro il mio e quello della nostra comune amante. Assaporo il gusto della sua saliva, sento la sua carezza sulla schiena, e sento la sua carne fremere sotto la pelle calda del gluteo che sto palpando a mia volta…
Mi tendo tutta nello sforzo di resistere, poi quell’attimo inquietante si dissolve da solo all’improvviso.
La Giusy si distacca da noi con dolce fermezza e ci guarda con un sorriso.
- Credo che adesso voi due preferiate restare un po’ da sole… E in fondo si è fatto tardi. Ci vediamo domattina, va bene?
Strizza un occhio (difficile capire a chi delle due), e si allontana diretta verso la sua cabina a poppa.
Distolgo lo sguardo dalla figura snella ed elegante di mia figlia che scompare nel buio del corridoio e noto un lampo di disappunto negli occhi di Eva.
Non so darle torto: mia figlia è davvero appetitosa, e la mia compagna non ha certo problemi di sangue o di età che le impediscano di desiderarla.
Mi faccio un appunto mentale di non scoraggiare eventuali nuovi sviluppi nel loro rapporto: credo fermamente nel legame fra Eva e me, e quindi il fatto che lei e mia figlia siano a loro volta attratte fra loro non può che essere un bene. Non vorrei mai dover rinunciare a mia figlia a causa della mia relazione intima con un’altra donna… O viceversa.
Stringo a me la mia compagna e la bacio con furore. Sento il turgore dei suoi seni sul petto, i capezzoli mi bruciano di passione al contatto con la sua pelle, le nostre lingue si avviluppano in un bacio, dove l’affetto cede rapidamente posto alla lussuria.
- Una bella sorpresa – commento, quasi senza fiato, quando infine le nostre bocche si separano – Devo dire che proprio non me l’aspettavo.
- Sei sicura di non essere arrabbiata? – bisbiglia lei, contrita.
Sorrido: - No. Sorpresa, non arrabbiata. Forse un filo gelosa, anche se non saprei di chi delle due… Ma non arrabbiata. E’ da molto che voi due…
- No! Lei flirtava da un paio di giorni, ma oggi è stata la prima volta… Non te lo avrei mai tenuto nascosto. Sapevamo che saresti tornata, e non avevamo nessuna intenzione di evitarti: era giusto che tu lo sapessi. Tua figlia è cresciuta, Pat… Sarebbe successo comunque, prima o poi. E ho pensato che con me sarebbe stato meglio che con un’estranea. Ho sbagliato?
- Non hai sbagliato, tesoro. Se deve imparare da qualcuno, meglio da te che da chiunque altra.
Un sorrisetto timido: - Speravo che la prendessi così. Lo sai che per me ci sei solo tu…
- Lo so. E’ per questo che possiamo sentirci libere di fare esperienze senza rischiare di perdere il legame che ci unisce. Abbi cura di lei quando siete insieme…
Un sorriso più convinto: - Contaci.
Ci baciamo di nuovo, appassionatamente. Eva mi sfila di dosso la camicetta, ed io scivolo fuori dalla minigonna. Rotoliamo insieme sul lettone disfatto dall’amplesso precedente, ancora caldo del corpo di mia figlia.
La mia amante mi bacia il seno. Sento la sua lingua vellicarmi i capezzoli.
- Hmmm… - ansima, eccitata – Un maschio ti è venuto addosso!
La sborra secca di Steve mi è rimasta appiccicata sulle tette, ed Eva la sta leccando avidamente.
Mi rilasso, abbandonandomi alla passione.
Passano solo un paio di minuti, e la mia amante tuffa il capo fra le mie cosce, andando a leccarmi la fica ancora madida del piacere etero con gli uomini che mi hanno avuta poche ore prima.
Questa volta non devo trattenere i gemiti per il timore che mia figlia possa sentirmi godere…

Patrizia V. © Copyright All Rights Reserved - L’utilizzazione, totale o parziale, di questa storia e delle precedenti e correlate caricate nel presente portale, incluse la riscrittura, la memorizzazione, riproduzione, rielaborazione, diffusione o distribuzione dei contenuti attraverso qualunque supporto o rete telematica, senza previa autorizzazione dell'autore, sono vietati in quanto protetti dalla normativa sul diritto d'Autore. E’ consentito lo scaricamento della storia unicamente ad uso personale. Sono escluse dal divieto di cui sopra eventuali raccolte digitali promosse dal sito ospitante "Erotici Racconti". Ogni violazione verrá segnalata e perseguita a norma di Legge.

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