Praga

Scritto da , il 2016-01-31, genere saffico

Ho appena fatto la doccia e ho finito di asciugarmi. L’accappatoio l’ho buttato sul letto poco dopo essere uscita dal bagno; non prima che vi entrasse Natascia.

Al momento sono in vacanza di quinta superiore a Praga. Condivido la stanza con una mia compagna di classe all’ultimo piano di un albergo. Si tratta di una mansarda bella spaziosa. Pareti in legno che ancora profumano di legno appena tagliato. Un soffice lettone e tanti mobiletti e cristalliere di tutti i tipi se ne stanno lungo le pareti. Insomma un ambiente veramente caldo e confortevole. Unico neo la mancanza di finestre, abbiamo soltanto quattro abbaini.

Appena sono sicura che Natascia tira l’acqua della doccia, butto l’accappatoio sul letto e mi cerco qualcosa da mettermi. Tiro fuori dal cassetto del comodino mutandine e reggiseno e poi mi dedico ai capelli.

Dopo un po’ di phon e spazzola sono soddisfatta del lavoro. Nonostante il vapore della doccia ho ancora i capelli lunghi, lisci, e lucenti, insomma sotto controllo. Appoggio tutto sul comodino quando sento la Nati aprire la porta e uscire dalla doccia. Cavolo se è stata veloce.

– Fa freddo, sto congelando. – Le sento dire. Mi volto per guardarla e la vedo venirmi incontro verso il letto. Porta addosso solo un asciugamano bianco che si tiene fermo con un braccio. I capelli castano scuri le ricadono sulle spalle tutti bagnati.

– Potevi asciugarti meglio. – Le faccio.
– Figurati troppo caldo lì dentro. –
Siamo a Marzo, ma a Praga è come da noi a dicembre, e fuori fa un freddo cane. In camera, però, si sta bene. I termosifoni sono al massimo e anche se indosso solo l’intimo mi sento a mio agio.
– Beh, deciditi fa troppo caldo o freddo? –

– Adesso sento freddo, mi passi il phon? –
Gli e lo allungo e poi cerco qualcosa con cui vestirmi per la cena.
Mentre vaglio le varie opportunità, scorgo la Nati che lotta con i suoi capelli. Lei ha dei capelli naturali mezzi ricci e mezzi mossi che le stanno dando del filo da torcere. Non sono lunghi come i miei ma non gli e li ho mai visti una volta uguali al giorno prima. Devono essere sicuramente ostici da pettinare.

Mi allungo sul letto e vado gattoni dalla sua parte.
– Ti aiuto ad asciugarti, dammi il phon, tu pettinati. –
– Grazie Vale. –

Appena prendo in mano il phon una pioggia di schizzi mi colpisce in faccia. – Dai Nati! –
Natascia ha aspettato che mi fossi avvicinata per iniziare scrollarsi i capelli in tutte le direzioni quasi innondandomi.
Le punto il phon addosso e faccio fuoco. – Ora ti sistemo. –

Lei fa finta di schivare il getto del phon come se fosse una pistola e mi si getta addosso abbracciandomi.
– Dai che mi bagni tutta. – Poi lei si siede a fianco dandomi le spalle. – Scusa Vale. – Chissà perché dal suo tono non sembra affatto dispiaciuta.
Le stringo una ciocca di capelli con la mano mentre inizio ad asciugarla. Per errore gli e la tiro più forte del normale e gli strappo un grido soffocato di dolore. – Ahia Valeria vacci piano. –

– Scusa. – Le dico e continuo ad armeggiare con il phon. E’ più complicato del previsto. Natascia non sta ferma un attimo mentre si spazzola i capelli e così finisco per tirarglieli di nuovo. – Ahi. – Lei si alza dal letto.
– Lo fai apposta – Si scrolla di nuovo i capelli e finisco investita di nuovo dagli schizzi.

– Non ho ancora finito con te! – Gli protendo il phon con fare minaccioso. Il getto d’aria le fa ondeggiare lievemente i capelli. – Hai i capelli ancora tutti da sistemare. Non ho tutto il pomeriggio da perdere. –

Natascia si appoggia alla parete della stanza e mi guarda maliziosa. – Non mi fido di te, Vale. –
– Che vuoi dire? Sai, oggi sei più strana del solito. –

– Se mi vuoi vedere nuda, non c’è bisogno di farla tanto lunga. Non ti posso biasimare se vuoi vedere le mie bellissime tette. – Si passa lentamente le mani sull’asciugamano arrivando a toccarsi le tette.

– Nati, io non voglio vedere nulla! – Uffa quando si mette a fare la scema non c’è verso di sfangarla.
Gli e lo riesco a leggere benissimo in faccia. Ha già deciso di fare una delle sue solite scenette e guarda pure come si diverte. Sfoggia un sorriso tale che se aprisse la bocca ingoierebbe un gatto intero in un sol boccone.

Spengo il phon; temo sarà una cosa lunga e lo butto sul letto.
– Mi devo ancora cambiare anch’io, non abbiamo tempo. Dobbiamo essere di sotto tra venti minuti. –
Con l’altra mano le sventolo davanti la spazzola – E quei capelli non si sistemeranno da soli. –
Decido di renderle pan per focaccia.
– E se volessi vedere delle belle tette, mi guarderei allo specchio. –
Ora è sistemata a dovere.

– Vuoi vedere qualcos’altro? – Gli s’illuminano gli occhi quando mi risponde. Temo di averle servito la battuta su di un piatto d’argento, poi continua.
– Non pensavo fossi così porca. Forse dovrei scappare urlando e dire a tutti che sei una pervertita. –
– Pervertita! – Mi urla in faccia la Nati.

– Sì dai esci pure, con quel mini asciugamano che ti ritrovi scommetto che tutti gli altri ragazzi lo apprezzeranno davvero molto. –
Spero proprio che segua il mio consiglio, magari ci casca veramente e ne profitto per chiuderla di fuori per qualche minuto. Questo sì che sarebbe uno scherzo.

– E’ il mio asciugamano che t’interessa vero? Mi vuoi vedere senza? –
Si stacca dalla parete e fa un passo verso di me. Tiene entrambe le mani sui due angoli uniti dell’asciugamano sopra il seno.
– Allora Vale bella che mi rispondi? – Dice quest’ultima frase con molta sensualità.
Inizia anche a muoversi lentamente sul posto come se stesse facendo un ballo sensuale.

Si muove veramente bene, anche se esagera con lo sculettamento. In fondo ha fato danza per ben tre anni e sa come muoversi. Lo sta facendo per provocarmi e nulla più.

– La pervertita sei tu! Non hai nulla lì sotto che m’interessi. –
Le punto la spazzola indicando l’inguine e tento anche di sfoderare il mio piglio più serio. Se capisce che mi sto divertendo anche solo un pochino non me la finirà più. Non le devo dare questa soddisfazione, è come i bambini piccoli.

– Che ne sai? Magari la mia cosina ti piace. Scommetto che prima non pensavi ad altro mentre mi asciugavi i capelli. –
– Sei insistente Nati. Uffa! Ti ho già vista nuda. Anzi ti abbiamo vista tutte quante nuda nella doccia dopo ginnastica. –

– Allora mi osservavi davvero! Ho ragione sei una pervertita, magari poi a casa non facevi che toccarti pensando a me. –
Non so perché ma l’idea di toccarmi pensando alla Nati mi lascia spiazzata. Non la facevo così diretta. Per un attimo m’immagino la scena e devo ammettere che mi fa sentire strana, selvaggia. Mi viene una specie di nodo allo stomaco. Sono solo parole ma mi hanno toccato veramente; anche se ancora non so come.

Rimango per troppo tempo senza darle una risposta così le lascio l’opportunità di continuare a prendermi in giro.
– Allora Vale, ti toccavi veramente? E alla notte mi sognavi? – Poi cambia atteggiamento tutto ad un tratto. Come una persona che gli viene un’idea all’improvviso e gli s’illumina il volto.
– Un momento stanotte non ti sarai tormentata la passerina mentre ti dormivo a fianco? Non sarà per questo che stamattina eri così stanca? –

Più mi parla di toccarmi più mi agito. Non mi sto spaventando ovviamente. L’ho vista fare scene simili un sacco di volte in classe o fuori in giro. Questa volta, però, è diverso. Anche se fa la scema come al solito, percepisco una strana tensione nell’aria. Lo avverto solo io ovviamente. Per lei è sempre normale folleggiare a quel modo.

– Vale? Cucù! Ci sei? Mi rispondi? Lo sai che sei veramente bella quando arrossisci? –
Che razza di … Quasi sobbalzo sul letto. Mi sono fatta un trip mentale pensando a lei nuda; e chissà che idea sì e fatta della situazione.
– Cosa? – Tento di ricompormi per poterle risponderle a tono.
– Io non sono arrossita e tu sembri una zoccola in cerca di clienti. –

– No Vale, ti si sono anche drizzati i capezzoli. Guarda come si vedono attraverso il reggiseno. –
Se non ero arrossita prima, lo faccio sicuramente adesso.
Istintivamente mi metto le mani sulle tette per coprirmi; poi mi rendo conto che aveva di nuovo scherzato. I miei capezzoli erano assolutamente a posto. Il fatto, però, di reagire così velocemente mi ha fatto sentire quasi in colpa, come se lo fossero stati veramente.

– Ti stai eccitando! – Natascia mi canzona tutta contenta.
– Non è vero – Quasi strillo. Non so perché ma non mi sento credibile con quel tono di voce e le mani ancora sulle tette. Così aggiungo:
– Solo a te piace fare queste cose. –

– Dai Vale non voglio prenderti in giro. – Si fa seria mentre me lo dice. Per un attimo penso che finalmente la smetterà. Poi continua a parlarmi.
– Ma se proprio insisti, se mi fai vedere le tue tette, io ti faccio vedere le mie. –
Ecco questa è la Nati. Ed io cretina che ci ho pure creduto per un istante.
– Basta parlare di tette. –

– Queste tette? – Si apre entrambi i lembi dell’asciugamano sbattendomele quasi in faccia. –
– Dai! – Urlo.
D’istinto scalcio le mie gambe nella sua direzione, ma con un salto si mette fuori portata. Si sta sicuramente divertendo un mondo. Poi mi rendo conto che si è tolta di dosso tutto l’asciugamano. Ancora ne tiene i lembi in mano, ma l’asciugamano tocca per terra. Solo che lei è rimasta tutta nuda.

Sa che la sto guardando ed è tutta contenta. Sa che sono imbarazzata e sono sicura che se la stia godendo di brutto. Brutta stronza con la figa al vento.
– Scusa ma chi sarebbe ora la pervertita tra noi due? – Le faccio notare con un pizzico di sarcasmo.
– Tu! Ti stai eccitando e tra poco avrai tutta la micetta allagata. –

Mi alzo dal letto, la situazione mi sta sfuggendo di mano. Quella cretina della Nati mi sta indisponendo o peggio temo.
La cosa che m’inquieta più di tutte è che trovandomi sola insieme a lei nella nostra camera d’albergo mi sento quasi vulnerabile.

Sto per dirle qualcosa. Voglio chiuderla lì una volta per tutte, prima che possa succedere chissà cosa. Qualcosa, però, mi fa perdere degli attimi preziosi. Mi accorgo che le sto fissando il pelo bagnato mezzo biondo e mezzo castano che le incornicia la figa. Poi torno a guardarla in faccia, anche se il mio sguardo ancora indugia sul suo corpo nudo con una certa lascività.

Lei ad un tratto mi tocca. E’ velocissima e non me lo aspetto minimamente. Fa cadere l’asciugamano per terra e allunga la mano tra le mie gambe. S’insinua di forza tra le mie gambe e poi sale su. Riesco a stringere le gambe attorno alle sue dita ma è già arrivata in zona proibita.

Sento le sue dita che premono e spingono sulla mia figa. Le mutandine sono come se non ci fossero. Quella violazione della mia intimità mi lascia senza fiato quanto è stata veloce e inaspettata. Poi tiro indietro il culo e mi libero.

– Nati Cazzo! –
La spingo via, poi mi rendo conto che sono stata eccessivamente violenta. Lei sbatte contro il muro. La testa cuzza contro la parete e il suono rimbomba per la stanza. Per un attimo mi spavento a morte.
Nella mia testa la vedo che si accascia per terra senza sensi; invece, per fortuna si riprende subito.

Mi si fionda addosso. D’istinto mi butto sul letto e riesco a schivarla per un pelo.
Tento di raggiungere l’altra sponda carponi, ma le lenzuola mi si mettono di’intralcio. Lei mi è sopra in un instante con tutto il suo peso nel tentativo di bloccarmi.

– Adesso t’inculo! – Cazzo non so se vergognarmi di più per quello che sta succedendo o se qualcuno possa sentirci.

Avverto la Nati tutta sopra di me. Mi tiene incollata sul letto con il suo corpo. Mi ha piazzato le mani sulle spalle e m’impedisce di muovermi. Nel frattempo la sento che struscia e spinge il suo bacino sul mio culo. Esattamente come se potesse incularmi sul serio.

Ho la bocca premuta sul materasso e un lenzuolo mi si è quasi infilato tra le labbra. Il sapore secco di stoffa non troppo pulita come quella di un albergo mi darebbe normalmente fastidio.
In quel momento, però, sento solo il contatto del corpo nudo della mia amica sulla mia pelle. Il suo pelo pubico mi sfiora il culo; ed è una sensazione veramente strana. Quella strana intimità mi turba.

Se ci fosse un ragazzo al suo posto mi divertirei un mondo, ma così è sbagliato. Solo che quasi non riesco a notarne la differenza. Chiudo gli occhi per un istante, come quando da bambini lo si fa per difendersi da un qualcosa che fa paura.
Solo che qui di paura non c’è ne. C'è solo l’imbarazzo ma forse lo sto confondendo con qualcos’altro che non riesco a distinguere bene.

Affondo il volto tra le lenzuola per estraniarmi da quella strana sensazione che mi sta prendendo.
Forse non voglio che mi possa vedere in faccia. Sono sicura di essere tutta arrossita. Questa volta sul serio.
Le grida della Nati neanche le sento più.
Non riesco a capire il perché, ma smetto di irrigidirmi e mi rilasso. Insomma. La lascio fare.
Lei continua a fare finta di incularmi, ma intanto mi lascia libere le spalle, sento le sue mani che mi carezzano la schiena e si fermano sui miei fianchi.

Cazzo, vorrei saltare via di lì e invece sono come incollata al letto.
Per lei forse è ancora tutto un grandioso scherzo, io invece quasi voglio che continui. Sicuramente il mio corpo non vuole abbandonare quella posizione.

Torno alla realtà solo quando sento che mi sta slacciando il reggiseno. Cavolo non sono ancora pronta a questo. Si sta prendendo qualcosa che non sono ancora pronta a darle. Forse. Tuttavia la cosa quasi mi spaventa. Per un attimo mi è sembrato che tutto potesse continuare così all’infinito.

Sono in preda al panico. Tra poco sarò costretta a guardarla in faccia e non voglio farlo mentre sono mezza nuda. Così decido di scrollarmela via di dosso; anche con una certa violenza.
In un attimo la getto di fianco gambe all’aria.

– Te l’ho fregato! – Non capisco bene quello che dice fino a quando la vedo che sventola vittoriosa il mio reggiseno. Per un attimo lascio stare l’imbarazzo e penso solo a riprendermelo. Così mi getto su di lei.

Alla fine, dopo una breve colluttazione, le strappo il mio reggiseno dalla mano.
– Che cos’è che mi avresti fregato Nati? –
Devo dire che la Nati non ha nemmeno voluto resistermi. E’stato facile.
Ora è lei immobilizzata sotto di me. Le tengo un polso inchiodato sul letto con una mano.
Con l’altra mano la tengo ferma per la spalla.

Segue qualche secondo di silenzio; poi mi rendo conto che sto ansimando, non per lo sforzo, ma per la situazione. Le sto saldamente sopra mentre la guardo tutta trafelata.

Alla fine quello che temevo è successo. La sto guardando in faccia; i miei occhi fissi sui suoi. Il cuore mi batte all’impazzata al pensiero che lei riesca anche solo lontanamente a capire quanto confusa ed eccitata mi senta in quel momento.

Ha gli occhi con delle grandi iridi castane chiare. Lei è bellissima. Ha i capelli ancora mezzi bagnati sparsi tutt’attorno alla testa che si diramano in tutte le direzioni. Ricambia il mio sguardo tutta compiaciuta. Voleva provocarmi e ci è riuscita.

Ha il volto raggiante. Anche lei è tutta arrossita, ma temo che lo sia solo per lo sforzo del momento, non perché si sente come me e questo mi fa quasi stare male.
Il mio sguardo scende, scivola veloce dalle sue labbra sottili al suo collo e si sofferma sul suo seno che si alza e si abbassa ritmicamente secondo il suo respiro.

Neanche me ne accorgo, la mano che le tengo sulla spalla scivola insieme al mio sguardo sul suo seno. Solo quando vedo uno dei suoi capezzoli chiari sparire sotto la mia mano mi rendo conto che le sto toccando un seno.

Vorrei non sapere quello che sto facendo, in realtà ne ho paura. Non le ho toccato un seno inavvertitamente. L’ho voluto. Non si tratta di un tocco che posso dissimulare con una cavolo di risata o per sbaglio. Persino io so che la sto toccando con avido desiderio.

Mi abbandono per un attimo a quella sensazione. La mia mano sente il calore di lei mentre le dita esplorano il suo morbido seno.

Far risalire il mio sguardo ora è difficile. Mentre prima poteva essere tutto uno scherzo; adesso tutto è cambiato. Qualsiasi donna è in grado di capire la differenza tra una carezza e quel qualcosa di più.

Quando il mio sguardo incrocia il suo scorgo in lei stupore, non più divertimento. Si è accorta che per me lo scherzo è finito. Lentamente mi avvicino a lei. Le nostre labbra stanno per sfiorarsi.

– Che cazzo fate? – E’ come se mi scorresse tutta la vita di fronte in un attimo. E’ una voce estranea. Qualcuna delle nostre compagne di classe deve essere entrata in camera. Improvvisamente mi rendo conto dell’enormità della situazione e di tutte le sue implicazioni.

Salto via dalla Nati cercandomi qualcosa con cui coprirmi. Provo ad afferrare le lenzuola ma sono tutte bloccate sotto la Nati. Poi prendo un cuscino e mi ci nascondo dietro.

Cazzo, cazzo, cazzo, cazzo. Penso mentre tento di nascondermi dietro il cuscino sapendo benissimo che non serve a nulla.

– Stavate scopando! – Sono la Chiara e la Ste, anche loro nostre compagne di classe. Le spio da dietro il cuscino. Dio che facce divertite stanno facendo.

Non so cosa rispondere. Volevo buttarla come uno scherzo, ma la verità è che se non fossi stata interrotta forse l’avrei veramente baciata.
Inoltre da quanto tempo erano arrivate in camera nostra? Sono sicura di non aver prestato attenzione alla porta fin da quando la Nati non mi aveva scaraventato sul letto.
Ora mi ritrovo catapultata nel mondo normale dove so che non l’avrei passata liscia.

La Nati, invece, è brillante. Ne esce con una battuta stupida.
– Si mangia così da schifo che qualsiasi cosa è meglio che andare a cenare. –
Le altre miei amiche sembrano cascarci. La battuta le fa ridere, ma la Nati non si ferma e continua a parlare senza provare imbarazzo o cose simili. Si alza prendendo un lenzuolo per coprirsi e attacca discorso con loro.

Non so come riesca a fare. La chiara e la Ste stanno ancora facendo allusioni al nostro numero sexy di poco fa, ma lei riesce a cambiare discorso e farle credere che fosse solo una delle sue solite piazzate.

In pochi minuti riesce a liquidarle senza troppo sforzo e le fa uscire dalla camera. Questa volta sento il rumore della serratura che gira.

Solo io sto ancora nascosta dietro il cuscino vergognandomi a morte. Quando ad un tratto sento strapparmelo via dalle mani. Di fronte a me ci sta la Nati con le mani su fianchi ancora tutta nuda che mi sorride.

– Sai io penso che stanotte tu ti toccherai per davvero! –

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