Le cinesine

Scritto da , il 2015-06-29, genere sadomaso


Ho sempre odiato i drogati, poiché ritengo una debolezza imperdonabile lasciarsi trascinare da un vizio nocivo e distruttivo, che inevitabilmente porta alla disintegrazione dell'individuo. Ma se per tutto il resto sono sempre stato integerrimo, il mio tallone d'Achille si è rivelato il sesso, che con l'avanzare dell'età mi ha attratto nelle forme più perverse e laide.
La frequentazione di cinema porno con contatti omosessuali di gruppo e spinti mi saziava temporaneamente, ma l'animale spingeva verso nuove esperienze ove degeneravo verso umiliazioni e masochismo. Una di queste è quella che segue.

Nella mia vita “ufficiale” accompagnavo la mia insopportabile moglie al centro estetico, per una seduta settimanale che giovava esclusivamente alle casse di questa attività. Molte donne si illudono di poter miracolosamente rinascere con trattamenti all'ultimo grido: ovviamente è una pia illusione, se una è vecchia, frigida ed acida lo rimane a prescindere da qualsiasi intervento.
Tant'è che ogni venerdì il servo della gleba si accomodava nel salottino d'attesa di un centro estetico cinese, pazientando due ore tra matrone da revisionare. Le cinesine presenti erano efficienti e silenziose, passando rapide tra una saletta e l'altra. Indossavano tutte un camice e sandali aperti che mostravano piedi piccoli e sudati, sui quali partiva la mia fantasia feticista. Durante l'attesa (era già trascorsa un'ora) notai che l'attività si svolgeva quasi esclusivamente in un corridoio centrale, ma vi era una porticina laterale dove non entravano clienti, schermata da una tenda. Mi venne voglia di curiosare; con la scusa di cercare la toilette aprii e mi infilai facendo finta di nulla. All'interno era semi buio; il vano si apriva su un piccolo corridoio con due stanze delle quali una illuminata. Mi nascosi in quella buia dove notai un finestrino aperto ove filtrava luce: salii su una sedia e spiai all'interno di quella antistante ove riuscii a vedere una donna obesa distesa su una poltrona lettino. Osservai meglio e vidi che era sui sessant'anni, completamente nuda e rilassata. Erano presenti due giovani cinesine a seno nudo; una stava massaggiandole i piedi, mentre l'altra assisteva. La cliente alzò una gamba, e con il piede sinistro spinse il volto della massaggiatrice verso quello destro, allargando le dita. La cinesina, probabilmente usa a quell'atteggiamento, iniziò a leccare tra gli interstizi lerci il sudore della donna, che cominciò a mugolare di piacere. Dalla vagina aperta cominciarono a colare succhi viscidi, e la cliente iniziò a masturbarsi con forza il clitoride grosso e pronunciato. La seconda cinesina, da evidente consuetudine, prese a leccare i grandi capezzoli pronunciati delle due mammelle cascanti; poi si apprestò al sesso slargato della matrona, cominciando a suggere gli umori densi e puzzolenti con servilismo. La vacca gemeva sotto le lingue delle orientali, che pulivano piedi e buchi con dedizione. La cinesina che leccava la vagina iniziò ad alternare il suo lavoro anche al buco del culo marrone ed aperto della donna, cominciando ad infilare piccole dita in entrambi i buchi. La vacca sbavava di piacere, agitandosi ma permettendo comunque la penetrazione che si faceva sempre più forte e profonda. Sia per le ridotte dimensioni delle mani, sia per la capacità dei canali, ben presto sia la figa che l'ano vennero riempiti dalle dita dell'orientale, che inserì le mani iniziando a muoverle ritmicamente dentro la donna, ormai eccitata al parossismo, ebbra di piacere. Lo sfondamento della prima cinesina andò avanti con penetrazione sino al polso per almeno dieci minuti, mentre l'altra continuava a leccare i piedi puzzolenti con avidità. Dallo sfintere e dalla vagina colavano umori odorosi e densi, segno del piacere provato dalla cicciona. La porca venne infine con un orgasmo violento, gridando, stringendo i buchi sfondati sulle mani penetranti. Le cinesine fecero placare la cliente diminuendo il ritmo: la masturbatrice concluse estraendo le dita dai buchi lorde di umori anali e vaginali, che avevano intriso il lettino ed avevano formato una pozza maleodorante sul pavimento. Languendo la vacca obesa scese quasi traballando dal lettino, baciando bavosa il capo e le mani ancora sporche dell'orientale e la bocca della leccatrice di piedi, quasi a ritrovare il gusto acre e puzzolente nella saliva e nei fluidi delle cinesine.
La scena mi aveva enormemente eccitato, ma silenzioso ritenei conveniente battere in ritirata verso l'ingresso.
Il venerdì successivo attesi solo pochi minuti nella saletta, fortunatamente quasi vuota, superando con disinvoltura la tenda e silenzioso quatto quatto mi introdussi nuovamente nella sala buia dove mi appostai al finestrino comunicante. Notai che anche nella camera antistante vi era silenzio, ma presto alcuni rumori presagirono l'accensione della luce, che mi mostrò stavolta una donna di una certa età abbastanza magra e dal volto severo. Era anch'ella nuda, molto sudata, alta e con seni piccoli. Le cinesine erano tre, di cui una molto giovane e minuta che procedeva carponi completamente nuda, tenuta al guinzaglio dalle altre due più grandi che indossavano un paio di mutandine. La signora fece un cenno alle due che spinsero la servetta ai suoi piedi; come una cagnetta cominciò a leccare sottomessa tra le dita e sotto l'arco plantare sorbendo i fluidi salati. Una delle due cinesine in piedi afferrò una cinghia, e con essa iniziò a percuotere con violenza le natiche della leccatrice; l'altra, munitasi di mollette metalliche con catenelle, le applicò ai piccoli capezzoli della schiava, tirando a se i seni con ferocia. La puttanella soffriva di quel trattamento, ma evidentemente avvezza al suo ruolo subiva l'abuso senza smettere di leccare i piedi della cliente. Dopo almeno cinque minuti di cinghiate (che lasciavano striature violacee) e di tirate di capezzoli (che si gonfiavano), la signora prese tra le mani il visetto della cinesina, facendo partire una sberla sonora e una serie di schiaffi stoicamente assorbiti dalla ragazzina. Dopo averle arrossato la faccia fece cenno alle due aguzzine, che fecero distendere la cagnetta sulla schiena; una le afferrò le caviglie mentre l'altra continuava a martoriare i capezzoli con le mollette metalliche. La signora si accucciò con la vagina bavosa sulla boccuccia e mise le dita ai lati delle labbra, facendo spalancare il cavo orale il più possibile. Subito partì un fiotto di urina calda e schiumosa, che quasi soffocò la puttanella obbligata a mandare giù il liquido odoroso bevendo tutta la pioggia dorata. Il flusso durò un'eternità, scemando infine sino a cessare: la vacca poggiò il sesso spalancato e bagnato sul visetto, costringendo la cinesina a leccare interno ed esterno pulendolo dalle ultime gocce di urina. Intanto una delle due fiancheggiatrici si era munita di un grosso vibratore, che appoggiò al culetto della servetta, spingendo la punta a sfondare l'ano della ragazzina che venne spanato violentemente. La puttanella soffriva di quell'intrusione nell'intestino, ma egualmente dovette continuare a leccare la figa della cliente, che intanto spostò il bacino in avanti, facendosi leccare l'ano marrone dalla piccola linguetta. Mentre un'aguzzina inculava con sempre più forza, l'altra riprese la cinghia e colpì sui seni già gonfi e martoriati, sui quali apparvero presto le striature rossastre. La vacca stava per raggiungere l'orgasmo, eccitata dalla violenza delle due, ma era evidentemente intenzionata a prolungare il piacere. Si alzò infatti nuovamente in piedi, e fece ammanettare al lettino la ragazzina, lasciandola esposta di schiena. Una delle due fiancheggiatrici spinse un arnese che sembrava una flebo, ma mi accorsi che in realtà era un clisma ospedaliero: estrasse dall'ano sfondato il vibratore che ne uscì chiazzato e lordato di umori puzzolenti. Nel culo spanato infilò il beccuccio della cannula del clistere, aprendo il rubinetto. La puttanella gridò di dolore quando il liquido cominciò a penetrarle negli intestini: notai che le aguzzine stavano usando acqua caldissima, che stava ustionando le pareti interne dell'ano della serva. La cliente rise forte di quel dolore e delle contorsioni che cominciò a fare la ragazzina. Afferrò il vibratore sporco di liquami e lo introdusse nella boccuccia, costringendo la torturata a leccare e pulire ingoiando la lordura; nel contempo una delle due aguzzine cominciò a masturbare la donna mentre l'altra aumentò il flusso del liquido che stava facendo gonfiare il ventre della schiavetta, ormai allo stremo. Finalmente la cliente ebbe un orgasmo violento, eccitata al parossismo, e fece un cenno alla cinesina che clisterizzava, la quale estrasse la cannula dall'ano della servetta. La puttanella, liberata, si accucciò evacuando liquido fumante e liquami, contemporaneamente rilasciando la vescia e urinando. Singhiozzava dal dolore, ma la matrona senza pietà le diede un calcio nel ventre ora sgonfio e un'ultima sberla di congedo.
Anche questa seduta stava volgendo al termine, e con il cazzo duro mi eclissai senza essere visto, tornando nella saletta d'attesa.

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